Con Spinelli e l’UE per sfruttare i lavoratori

spinelliIl vertice militarizzato di Ventotene tra tre capi di governo talmente screditati e scollegati dalla realtà da doversi rifugiare, col pretesto della sicurezza, su una portaerei militare, non è servito a niente per quanto riguarda i punti in agenda – immigrazione, terrorismo, difesa, unità bancaria e altre amenità reazionarie – ma ha fatto centro per quanto riguarda l’unico obiettivo nascosto ma prioritario: mercanteggiare le tutele dei lavoratori italiani per darle in pasto alle aziende, in cambio di una flessibilità europea sui conti.

Uno degli ultimi baluardi delle tutele sul lavoro, costituito dal contratto nazionale, è ufficialmente messa nel mirino e buttato a mare al largo di Ventotene in nome del “sogno” europeo, che per i lavoratori si rivela il peggiore degli incubi, firmato dai liberisti d’Europa. La Commissione UE concederebbe all’Italia un munifico sconto sul deficit di 10 miliardi, ma i creditori pretendono in controparte la riforma della contrattazione: occorre privilegiare quella aziendale su quella nazionale, misura che permetterà un ulteriore e definitivo abbassamento dei salari – come è successo in Grecia, in Portogallo e in Spagna. Continua a leggere

DIVIDE ET IMPERA: la politica estera del Capitale finanziario

keep-calm-and-divide-et-impera.pngFavorire il separatismo su basi etnico-tribali permette di controllare, limitare, indirizzare, lo sviluppo e le risorse di un’area geografica data, in particolare se ricca di petrolio e gas. Stiamo parlando di Africa e Medio Oriente ovviamente, dove l’obiettivo storico dei capitalisti oggi è impedire l’emergenza di mercati nazionali di stazza tale da poter controbilanciare il monopolio imperialista, dopo aver distrutto quelli esistenti – si pensi alla Libia, all’Iraq, al Sudan – favorendo la nascita di cantoni amministrati autonomamente da potentati locali.

In Siria stanno riproponendo lo stesso copione fomentando da una parte la ribellione delle milizie islamiste mercenarie, dall’altra appoggiando le forze indipendentiste locali. Il tutto mentre l’imperialismo consolida i propri stati nazionali: sempre più grandi e integrati per mercati sempre più importanti. In tal modo cerca di liquidare la concorrenza sullo scacchiere globale dello sfruttamento delle risorse, in particolare quella rappresentata dagli Stati-nazione nati da rivoluzioni anti-imperialiste o socialiste del secolo scorso.

Per quanto riguarda la Siria, nei media e nel mondo della cultura l’imperialismo mette in moto l’apparato ideologico volto a delegittimare lo Stato-nazione, condannando ipocritamente il “vecchio” colonialismo di aver creato entità statali artificiali; recuperando una vecchia idea anarchica – il federalismo comunale di Proudhom – e strumentalizzadola ai fini imperiali del neocolonialismo “protettore dei governi autonomi delle minoranze oppresse dagli Stati arabi”. Continua a leggere

Sulla guerra imperialista

guerra imperialistaSi sentono spesso dire, in particolare a sinistra, frasi del tipo: “Con tutti i soldi spesi per le guerre si potrebbero costruire servizi pubblici di qualità ed eliminare la povertà, che scandalo!”. Tuttavia, nonostante i buoni propositi che animano tale affermazione, l’idealismo insito in essa non aiuta a comprendere la vera natura delle guerre, né a combatterle efficacemente. L’argomento, oltre a essere falso, ostacola un corretto posizionamento nei confronti dei conflitti militari in corso: impedisce di coglierne le differenze e identificare quali siano da combattere, e quali da sostenere. 

Necessità economica della guerra imperialista

Nei Paesi capitalisti che hanno raggiunto uno stadio di maturità imperialista – ovvero in cui le società industriali, commerciali e finanziarie si sono sviluppate sino a raggiungere una stazza tale da spartirsi il mercato in maniera monopolistica, in cui il capitale finanziario dirige la produzione e il governo, e dove i grandi gruppi tendono a fondersi con gli apparati statali in un unicum – le spese militari sono a tutti gli effetti insostituibili. Esse sono un investimento lucrativo effettuato dallo Stato per sostenere i profitti della borghesia che ha in mano le società di armamenti, energetiche, della sicurezza, le banche e i media.
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USA: guerra di razze o guerra di classe?

micha cops 2Tre poliziotti sono stati freddati due giorni fa a Baton Rouge, in Luisiana, dopo i 5 abbattuti a Dallas il 7 luglio scorso e diversi attacchi più o meno riusciti registrati in tutto il Paese nelle ultime settimane. Negli USA è in corso la cosa più simile a un’insurrezione armata che si possa vedere in una Nazione a capitalismo maturo, ma i media, megafono del potere borghese, confondono le acque, impostando l’informazione intorno alla questione razziale. 

La manipolazione è subdola e viziosa: siccome tutti sanno che il razzismo è endemico negli USA – Paese fondato sullo schiavismo – quando la polizia uccide un cittadino, ci si concentrara sull’origine etnica della vittima, specialmente se “afroamericana”. Il fatto che dei neri cadano sotto i proiettili delle forze dell’ordine è visto allora come una fastidiosa distorsione di una “grande democrazia” che per altro garantisce ai cittadini benessere e sicurezza. In conseguenza delle “uccisioni degli afroamericani” però, altri “afroamericani” attaccano agenti di polizia. Di qui violenze e disordini. Continua a leggere

Nizza: il dolore e la strumentalizzazione

attentat-nice-dessin-11560362wwskb_1713Dopo due giorni di incertezze finalmente la tanto attesa “rivendicazione” è arrivata. Scarna e generica, il minimo sindacale della rivendicazione politica, ma utile a sostenenere il castello di carte indicato da politica e media. L’attentatore di Nizza è un soldato del Califfo.

Un piccolo criminale franco-tunisino residente Nizza, con precedenti per violenza, alle prese con problemi di soldi e una depressione da divorzio in corso, si lancia con un camion contro la folla riunita sul lungomare della sua città per i fuochi d’artificio del 14 luglio con l’intenzione di fare una strage. La sua follia produce 90 vittime. È solo, nessuna rivendicazione, bandiera, simbolo accompagna il suo gesto. Continua a leggere

Fermo: provincia che vai, fascisti che trovi

antifascismo_striscione-680x365La feccia fascista rialza la testa e uccide un immigrato nigeriano, ma la stampa nostrana evita accuratamente di chiamare le cose col loro nome: e parla di ultras. Il criminale è un imprenditore fermano, proprietario di una grossa azienda agricola del territorio. Egli avrebbe dapprima insultato la moglie di Emmanuel – questo il nome della vittima –  chiamandola “scimmia”, poi ingaggiato una colluttazione in cui Emmanuel ha avuto la peggio.

L’accusato risulta essere un “estremista di destra” noto alle forze dell’ordine, in prima fila ai comizi di Salvini a Fermo: non facciamo fatica a immaginare come i suoi interessi economici e la sue concezioni reazionarie siano ben rappresentante dalla Lega Nord, e dalla galassia neo-fascista in piena ricostruzione in Italia: da Casa Pound, a Forza Nuova, a Fratelli d’Italia. Continua a leggere

Fronte del Brexit

seven-sisters-london-uk-3rd-june-2016-posters-for-lexit-left-leave-g2wc2eDifficile dire chi sia più screditato oggi a pochi giorni dallo storico risultato del referendum britannico sull’Europa. Se Cameron, Corbyn & compagnia di governo, oppure i loro cugini ribelli “brutti sprochi e cattivi” alla Farage, Johnson e via dicendo. I primi hanno perso quando credevano di vincere, i secondi hanno vinto quando credevano di perdere bene. Non se lo aspettavano, né lo volevano, poiché ora più che uscire dall’UE sono obbligati a uscire dalla confortevole posizione di opposizione strillata, che la presenza della UE garantiva come una rendita politica, al contempo elettoralistica e mediatica. Messi di fronte alle proprie responsabilità non sanno per ora che fare, dato che il Brexit non era previsto se non come mito, arma elettorale permanente.
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Parigi 14/06: sciopero generale!

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Impressionante prova di forza della classe operaia francese a Parigi. La Manifestazione nazionale del 14 giugno indetta dai sindacati dei lavoratori CGT, Force Ouvrière, SUD, e dai sindacati studenteschi ha riunito quasi un milione di manifestanti.

La testa del corteo – composta dai ferrovieri CGT e SUD, dagli studenti e da gruppi anarchici e comunisti – è partita da Place d’Italie, nel XXII arrondissement intorno alle 13; la coda del corteo – i lavoratori delle telecomunicazioni e insegnanti CGT e gli operai dell’industria di FO – era in marcia ancora alle 18h30 verso Invalides, nel VII arrondissement. Si tratta di circa 5 chilomentri di corteo, enorme serpentone in cui erano presenti tutte le federazioni sindacali delle varie branche dell’industria in sciopero ormai da settimane. Ferrovieri, portuali, operai delle raffinerie, metalmeccanici, lavoratori delle centrali elettriche e nucleari, autotrasportatori. Continua a leggere

Astensione di massa e batosta renziana

matteo-renzi-1I risultati del primo turno delle elezioni comunali del 5 giugno 2016 – anno secondo del regno renziano – hanno illustrato alcune tendenze importanti all’interno del mondo politico italiano. 

In estrema sintesi, e senza attendere i ballottaggi che in nulla possono sovvertire le linee di fondo emerse al primo turno,  questo risultato dimostra che:  Continua a leggere

Un fronte del Lavoro

operaio 2L’offensiva del Capitale travolge i lavoratori delle nazioni a capitalismo avanzato, e in egual misura travolge i Paesi non allineati agli interessi imperialistici espressi dai Paesi capitalisti più maturi. Ci sono popoli che si sono infatti sottratti da troppo tempo al dominio dell’imperialismo – grazie alle rivoluzioni anti-coloniali e socialiste – così come la classe operaia ha tentato di sottrarsi parzialmente al dominio dei capitalisti in Occidente, costruendo lo Stato sociale e le tutele del lavoro.

Per il Capitale è tempo di riprendersi quanto gli è stato strappato con la lotta dal secondo dopoguerra a oggi. Nella sua controffensiva, iniziata e favorita dallo smantellamento dell’URSS, il Capitale cerca di estrarre dalle masse lavoratrici plus valore per alimentare profitti instabili, di attingere dal bacino del lavoro salariato l’ossigeno per la propria sopravvivenza. Le riforme strutturali del mercato del lavoro sono l’espressione tecnica, e i governi il braccio operativo, di tale necessità economica di sfruttamento. Segue l’attacco ai servizi pubblici e delle coperture universali, derivante dalla decisione di ripagare gli interessi ai capitalisti nella loro veste di creditori e aprire nuovi spazi all’investimento privato, al Capitale liberato da ogni regola e costrizione. Continua a leggere