Il PTB: il successo dei marxisti del Belgio

ptbMentre tra i comunisti europei è ben conosciuto il radicamento e la forza di partiti come quello portoghese, greco, spagnolo, cipriota, esiste un partito finora passato in secondo piano benché sia protagonista di battaglie fondamentali per tutti gli europei, in quanto esse si svolgono al centro dell’impero: stiamo parlando del PTB (Parti du Travail de Belgique – Partito del Lavoro del Belgio).

In controtendenza con il declino evidente dei partiti comunisti in alcune zone dell’UE, il PTB è ormai accreditato, in Vallonia, del 18 % delle intenzioni di voto. E al livello nazionale gli ultimi sondaggi confermano tale successo, attestando il partito intorno al 17%. Una straordinaria progressione dal, pur ottimo, 5% delle ultime elezioni. Continua a leggere

2017: per una riscossa operaia in Italia

lavoroA due anni ormai dall’entrata in vigore del Jobs Act la situazione lavorativa non smette di degradarsi. E non è una questione che tocca i soli operai italiani. Mentre la legge ha banalizzato l’arbitrio padronale, facendo danni tra le classi popolari italiane, misure equivalenti sono state introdotte nel frattempo in Francia e in Belgio (la Loi Travail e la Loi Peters), al fine di imporre gli stessi standard al ribasso alle classi lavoratrici dei rispettivi Paesi.

In 2 anni, circa 50 milioni di lavoratori del continente sono stati così toccati da provvedimenti diretti a intaccare le più basilari condizioni di esistenza; una gigantesca escalation bellica operata dalle classi dominanti, caratterizzata da un’omogeneità che illustra come i legislatori intendano imporre un’agenda sfacciatamente anti-operaia col pretesto della crisi, e altresì indicativa del piano transnazionale su cui il Capitale europeo agisce. Continua a leggere

Le libertà ai tempi del capitalismo imperialista

fakenewsPochi giorni fa, in vista della cerimonia d’insediamento del nuovo Presidente degli Stati Uniti, uno dei più importanti media imperialisti, Facebook, è stato incaricato di bloccare una televisione scomoda, Russia Today, in modo da evitare che coprisse l’evento sul social. L’emittente è stata bannata, questo il termine tecnico, ovvero impossibilitata ad aggiornare la propria pagina, con conseguente blocco del live streaming.

Questa decisione arriva al culmine di un’isterica campagna anti-russa intrapresa dai circoli reazionari americani ed estesasi su tutto il “mondo libero”, ossia l’asse imperialista USA /UE, da alcuni mesi a questa parte. Lanciata sulla scia delle difficoltà americane a spezzare la resistenza siriana ad Aleppo e delle relative difficoltà elettorali del clan Clinton – il più sensibile dei club politici ai desiderata del Capitale finanziario dominante -, l’effetto immediato di tale campagna si è ripercosso rapidamente sull’altro polo imperialista al di là dell’Atlantico. Quell’organo altrimenti inutile chiamato Parlamento Europeo ha proposto nel novembre 2016 una risoluzione – fondata sulla paranoia, intrisa di maccartismo e linguaggio da caccia alle streghe -, contro “le notizie false e la propaganda russa”, che manipolerebbero i risultati delle nostre elezioni facendo leva sulla credulità del popolaccio ignorante (!). Continua a leggere

1917: i bolscevichi prendono il potere

ottobre

Ci sono storici borghesi che sono stati in grado di studiare la Rivoluzione d’Ottobre senza troppi preconcetti (a parte la genuflessione acritica e di rito all’antistalinismo, liturgia praticamente obbligata per chiunque voglia contare qualcosa nel mondo accademico e ricevere finanziamenti in Occidente) e in maniera documentata e profonda.

Alexander Rabinowitch è uno di questi. Nella sua opera The Bolsheviks Come To Power: The Revolution of 1917 in Petrograd (I bolscevichi al potere: La rivoluzione del 1917 a Pietrogrado) egli descrive in dettaglio le fasi che, a partire dalla rivoluzione del febbraio 1917, portarono all’affermazione e alla vittoria dei bolscevichi nell’Ottobre dello stesso anno. E smonta completamente la diceria borghese – spacciata ancor oggi per verità storica dai rispettabili accademici e giornalisti nostrani, in particolore dalla caduta dell’URSS – della Rivoluzione come Colpo di Stato riuscito da parte di una “setta di fanatici sconosciuti alle masse”. Continua a leggere

La Liberazione di Aleppo e la sinistra occidentale

Syrian Army Liberates Handarat Heights from Ahrar Al-Sham Militants in AleppoAlla luce della Liberazione di Aleppo e dell’eroica vittoria della Resistenza sulle orde fasciste islamiste in Medio Oriente è opportuno fare alcune considerazioni, per nulla politicamente corrette, sul posizionamento di certi compagni, di certa stampa di sinistra, supportati e confortati da un certo mondo accademico che si vuole specialista della questione siriana.

Nel corso della guerra alcuni settori – antagonisti, autonomi e radicali – hanno sposato, contro ogni evidenza, la tesi imperialista sulla mai esistita “rivoluzione siriana”; e tuttora, nonostante la palese natura reazionaria della ribellione in corso, continuano ad augurarsi il rovesciamento del governo siriano. Parallelamente, fanno del tutto per demonizzare la Resistenza messa in opera dal governo siriano, da Hezbollah e dalle milizie popolari, appoggiate dall’aviazione russa e dai consiglieri iraniani, descrivendola come un “opposto imperialismo” (non perderemo neanche tempo a confutare un’idiozia del genere), oppure fanno gli schizzinosi poiché alla Resistenza prendono parte elementi conservatori. Il tutto, non riuscendo a misurare la portata storica, l’importanza della sconfitta delle forze imperialiste a Aleppo.  Continua a leggere

Fidel e noi

castroOltre 650 tentativi di assassinio da parte della CIA, il terrorismo di matrice USA responsabile di 3500 vittime innocenti sul suolo cubano dalla Rivoluzione in poi, ma il Comandante in Capo della Rivoluzione si è spento a casa sua la scorsa notte, a 90 anni, amato dal suo popolo, demonizzato solo da qualche intellettualoide a libro paga dell’imperialismo che fa la bella vita spendendosi in conferenze internazionali pagate dagli oppressori.

Si è spento Fidel, precisamente 60 anni dopo la partenza del Granma dalle coste messicane – il 25 novembre 1956 – diretto verso le coste cubane, il cui sbarco il 2 dicembre successivo diede inizio della Rivoluzione. Continua a leggere

Referendum: lotta per il NO

Con l’avvicinarsi della scadenza referendaria del 4 dicembre, la retorica allarmista dell’apparato politico-mediatico legato ai centri economici dominanti assume toni surreali. Secondo il Financial Times, la vittoria del NO spingerebbe l’Italia automaticamente fuori dall’Euro; per il presidente di Confindustria, invece, bloccherebbe tutti gli investimenti passati, presenti e futuri e condurrebbe il Paese alla rovina; per l’agenzia di notazione S&P, l’Italia non ha bisogno di una crisi politica ora (sottinteso, in caso vincesse il NO) (1). Insomma, la convergenza tra capitalisti internazionali sull’esito sperato del referendum costituzionale italiano è significativa del contenuto di classe che sottende tale riforma.

Partito Comunista Italiano - Federazione di Fermo

comunisti-costituzione

Con l’avvicinarsi della scadenza referendaria del 4 dicembre, la retorica allarmista dell’apparato politico-mediatico legato ai centri economici dominanti assume toni surreali. Secondo il Financial Times, la vittoria del NO spingerebbe l’Italia automaticamente fuori dall’Euro; per il presidente di Confindustria, invece, bloccherebbe tutti gli investimenti passati, presenti e futuri e condurrebbe il Paese alla rovina; per l’agenzia di notazione S&P, l’Italia non ha bisogno di una crisi politica ora (sottinteso, in caso vincesse il NO) (1). Insomma, la convergenza tra capitalisti internazionali sull’esito sperato del referendum costituzionale italiano è significativa del contenuto di classe che sottende tale riforma.

Perché? Ce lo spiega in poche e autorevoli parole il presidente della Bce Mario Draghi, in un intervento all’Europarlamento a Strasburgo in data 21/11: “L’attuazione delle riforme strutturali (leggi il taglio degli stipendi e delle protezioni sociali dei lavoratori) deve essere accelerata […] per migliorare l’ambiente per le imprese.” (2) Il rappresentante istituzionale…

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The Donald Show

clintontrumpartIl sistema elettorale americano è un circo che si svolge al di sopra e senza riguardo per una società sfinita.

E la sofferenza delle classi popolari e lavoratrici, il declassamento di parte della classe media, hanno determinato l’esito del voto odierno in favore di Donald Trump, l’outsider, palazzinaro miliardario un po’ eccentrico.

Ma riprendiamo con ordine: la disfatta della strafavorita rivale – Hillary Clinton, la rappresentante organica al Capitale finanziario USA – ha inizio con le primarie democratiche. All’epoca Bernie Sanders, vestito da nonno rivoluzionario, si lanciò, sulla cresta dell’onda, nell’arena con parole nuove, di sinistra: salario minimo, sanità universale, servizi pubblici, socialismo. Attirava così delusi e scontenti elettori del Partito Democratico, suscitando la curiosità e la benevolenza crescente dei settori sociali subalterni.  Continua a leggere

Il socialismo tradito: le cause della caduta dell’URSS*

socialismot-radito-3Il dibattito sulle cause della caduta dell’URSS è ampio e variegato. La corretta comprensione di un evento di tale portata aiuta senz’altro lo sviluppo del movimento operaio odierno, lasciato orfano da un riferimento ideale e materiale così importante quale fu il primo Stato operaio della storia.

Lasciando da parte il liquidazionismo di chi vede nell’URSS “l’impero del male” e “un regime totalitario” (parole senza senso, riflesso della criminalizzazione borghese dell’esperienza sovietica, che gran parte della sinistra riformista e radicale propaga a piene mani), e le analisi senza costrutto degli economisti borghesi che si limitano a ripetere la tautologia del “comunismo crollato perché l’economia comunista non può funzionare” (spacciando così i loro pregiudizi di classe per scienza) – è opportuno avanzare critiche precise sugli eventi che hanno contribuito a sconvolgere il mondo. Continua a leggere

Loi Travail: dopo le proteste, i processi politici

In totale si contano ad oggi 909 arresti, 796 azioni penali intraprese contro gli oppositori, conclusesi con 158 condanne di cui 59 a pene detentive. L’intimidazione sembra essere la regola. Così come la protezione giuridica degli interessi del padronato.

Partito Comunista Italiano - Federazione di Fermo

Dal compagno della nostra Federazione che lavora in Francia un altro importante contributo sulla lotta di classe che infuria nel Paese transalpino.

defendre-son-emploi

Chi pensi che i processi politici siano una specialità dei regimi autoritari si ricreda, oppure riveda i propri criteri di attribuzione di tale categoria. Una vera e propria caccia alle streghe si abbatte contro gli oppositori alla Loi travail in questo momento in Francia. Il risultato è una repressione senza precedenti nel generale silenzio della stampa borghese.

Sindacalisti, comunisti, organizzatori del movimento, oppositori appartenenti ai vari collettivi formatisi nel corso di questi mesi, sono presi a bersaglio dalle autorità giudiziarie, che tirano a modo loro le conclusioni della straordinaria stagione di lotta vissuta nel Paese in questo 2016. Approfittando della relativa “calma” dopo l’ultima riuscitissima giornata nazionale di mobilitazione del 15 settembre, e di un confronto che sembra essersi spostato nelle aule giudiziarie tra ricorsi legali per cercare…

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