Il liberismo: dottrina fondamentale del capitalismo

liberismo.jpgCiclicamente l’agenda liberista si riprone con più o meno vigore nel discorso pubblico delle società moderne. Presente sempre sottotraccia anche nei momenti di minore fortuna della storia del capitalismo, essa è oggi senza dubbio divenuta tendenza prevalente all’interno dello spettro politico-economico borghese, in concorrenza col protezionismo pronato dagli strati piccolo-borghesi legati al capitale industrial-nazionale contro le tendenze più cosmopolite del capitale acquisite, appunto, al liberismo. Predominante, esso ha comunque definitivamente rimpiazzato l’egemonia socialdemocratica che per lungo tempo ha costituito l’alleanza politica dell’epoca imperialista.  Continua a leggere

Francia 2017: tra reazione e nuova sinistra popolare

Partito Comunista Italiano - Marche

di Alberto Ferretti, Federazione provinciale di Fermo

elezioni-francia-2017-ultimi-sondaggi-al-fotofinish_1281521

Il risultato del secondo turno delle presidenziali francesi ci ha consegnato una situazione politica riassumibile così: una larga vittoria della destra borghese del mondo degli affari sulla destra piccolo-borghese identitaria e localista.

La prima è rappresentata da Emmanuel Macron, referente dei gruppi sociali dominanti legati al grande capitale bancario (in subordine alla destra tradizionale repubblicana che a causa delle disavventure del candidato Fillon s’è trovata spiazzata e di poco esclusa dalla corsa); la seconda da Marine Le Pen, ereditiera di successo alla guida dei nostalgici del regime di Vichy riconvertitisi in difensori della piccola produzione, del commercio di provincia, della Francia rurale, da sempre reazionaria e fragilizzata dalla globalizzazione finanziaria.

Marine Le Pen ha cavalcato opportunisticamente il malessere sociale, cercando di dargli un’impronta razzista in linea con le ossessioni identitarie del vecchio Front National, sperando di prevalere grazie al voto contestatario. Presentandosi come « forza…

View original post 1.464 altre parole

L’anti-imperialismo necessario e le lotte di classe

amin 3Proponiamo di seguito un passaggio del libro La loi de la valeur mondialisée (Le temps de cerise – édition Delga, Paris, 2013) del grande economista marxista franco-egiziano Samir Amin – che vive a Dakar dove dirige il “Forum del Terzo Mondo” – sulle lotte di classe ai tempi dell’imperialismo. L’autore sviluppa nello studio un’analisi del modo di produzione capitalistico e della legge del valore di Marx estesa su scala mondiale (cosa che lo stesso Marx, per ragioni inerenti allo stadio di sviluppo del capitalismo mercantilista ed eurocentrico della sua epoca, fu impossibilitato a fare); delle relazioni di sfruttamento che tale espansione genera tra centri e periferie; e della natura delle lotte e dei conflitti che oppongono classi, Stati e nazioni nel quadro della polarizzazione estrema tra centri sfruttatori ad alta operatività finanziaria e monopolistica, e periferie sfruttate, che si sviluppano su traiettorie spesso ancora precapitalistiche, a capitalismo non maturo, o parzialmente socialista. Continua a leggere

Il reddito di cittadinanza: una falsa buona idea

iincome.pngSi sente parlare sempre più spesso, sui media e negli ambienti politici che contano, del Reddito di base, o Reddito di cittadinanza. Una nuova e avveniristica soluzione per palliare all’impoverimento di massa cui il capitalismo, oggettivamente, sta sottoponendo i lavoratori e le classi popolari, in particolare a partire dalla grande crisi sistemica del 2008.

Negli ultimi tempi la Finlandia, guidata da un esecutivo di destra liberista, ha iniziato a sperimentare il dispositivo; in Francia, il candidato socialista alla presidenziali Benoit Hamon ne ha fatto un cavallo di battaglia della campagna elettorale; in Febbraio il Parlamento Europeo ha proposto una mozione al riguardo (bocciata); e in Svizzera, la sua introduzione è stato oggetto di referendum popolare. Continua a leggere

Il PTB: il successo dei marxisti del Belgio

ptbMentre tra i comunisti europei è ben conosciuto il radicamento e la forza di partiti come quello portoghese, greco, spagnolo, cipriota, esiste un partito finora passato in secondo piano benché sia protagonista di battaglie fondamentali per tutti gli europei, in quanto esse si svolgono al centro dell’impero: stiamo parlando del PTB (Parti du Travail de Belgique – Partito del Lavoro del Belgio).

In controtendenza rispetto al declino evidente dei partiti comunisti in alcune zone dell’UE, il PTB è ormai accreditato, in Vallonia, del 18 % delle intenzioni di voto. E al livello nazionale gli ultimi sondaggi confermano tale successo, attestando il partito intorno al 17%. Una straordinaria progressione dal, pur ottimo, 5% delle ultime elezioni. Continua a leggere

2017: per una riscossa operaia in Italia

lavoroA due anni ormai dall’entrata in vigore del Jobs Act la situazione lavorativa non smette di degradarsi. E non è una questione che tocca i soli operai italiani. Mentre la legge ha banalizzato l’arbitrio padronale, facendo danni tra le classi popolari italiane, misure equivalenti sono state introdotte nel frattempo in Francia e in Belgio (la Loi Travail e la Loi Peters), al fine di imporre gli stessi standard al ribasso alle classi lavoratrici dei rispettivi Paesi.

In 2 anni, circa 50 milioni di lavoratori del continente sono stati così toccati da provvedimenti diretti a intaccare le più basilari condizioni di esistenza; una gigantesca escalation bellica operata dalle classi dominanti, caratterizzata da un’omogeneità che illustra come i legislatori intendano imporre un’agenda sfacciatamente anti-operaia col pretesto della crisi, e altresì indicativa del piano transnazionale su cui il Capitale europeo agisce. Continua a leggere

Le libertà ai tempi del capitalismo imperialista

fakenewsPochi giorni fa, in vista della cerimonia d’insediamento del nuovo Presidente degli Stati Uniti, uno dei più importanti media imperialisti, Facebook, è stato incaricato di bloccare una televisione scomoda, Russia Today, in modo da evitare che coprisse l’evento sul social. L’emittente è stata bannata, questo il termine tecnico, ovvero impossibilitata ad aggiornare la propria pagina, con conseguente blocco del live streaming.

Questa decisione arriva al culmine di un’isterica campagna anti-russa intrapresa dai circoli reazionari americani ed estesasi su tutto il “mondo libero”, ossia l’asse imperialista USA /UE, da alcuni mesi a questa parte. Lanciata sulla scia delle difficoltà americane a spezzare la resistenza siriana ad Aleppo e delle relative difficoltà elettorali del clan Clinton – il più sensibile dei club politici ai desiderata del Capitale finanziario dominante -, l’effetto immediato di tale campagna si è ripercosso rapidamente sull’altro polo imperialista al di là dell’Atlantico. Quell’organo altrimenti inutile chiamato Parlamento Europeo ha proposto nel novembre 2016 una risoluzione – fondata sulla paranoia, intrisa di maccartismo e linguaggio da caccia alle streghe -, contro “le notizie false e la propaganda russa”, che manipolerebbero i risultati delle nostre elezioni facendo leva sulla credulità del popolaccio ignorante (!). Continua a leggere

1917: i bolscevichi prendono il potere

ottobre

Ci sono storici borghesi che sono stati in grado di studiare la Rivoluzione d’Ottobre senza troppi preconcetti (a parte la genuflessione acritica e di rito all’antistalinismo, liturgia praticamente obbligata per chiunque voglia contare qualcosa nel mondo accademico e ricevere finanziamenti in Occidente) e in maniera documentata e profonda.

Alexander Rabinowitch è uno di questi. Nella sua opera The Bolsheviks Come To Power: The Revolution of 1917 in Petrograd (I bolscevichi al potere: La rivoluzione del 1917 a Pietrogrado) egli descrive in dettaglio le fasi che, a partire dalla rivoluzione del febbraio 1917, portarono all’affermazione e alla vittoria dei bolscevichi nell’Ottobre dello stesso anno. E smonta completamente la diceria borghese – spacciata ancor oggi per verità storica dai rispettabili accademici e giornalisti nostrani, in particolore dalla caduta dell’URSS – della Rivoluzione come Colpo di Stato riuscito da parte di una “setta di fanatici sconosciuti alle masse”. Continua a leggere

La Liberazione di Aleppo e la sinistra occidentale

Syrian Army Liberates Handarat Heights from Ahrar Al-Sham Militants in AleppoAlla luce della Liberazione di Aleppo e dell’eroica vittoria della Resistenza sulle orde fasciste islamiste in Medio Oriente è opportuno fare alcune considerazioni, per nulla politicamente corrette, sul posizionamento di certi compagni e di certa stampa di sinistra sulla vicenda.

Supportati e confortati da un certo mondo accademico che si vuole specialista della questione siriana e in generale de Medio Oriente, nel corso della guerra alcuni settori – antagonisti, radicali e trotzkisti – hanno sposato, contro ogni evidenza, la tesi imperialista della “rivoluzione siriana”. Nonostante la palese natura reazionaria della ribellione in corso, della sua sostanziale dipendenza dalle potenze regionali ostili al governo siriano, del suo carattere settario e mercenario, questi settori continuano ancora ad augurarsi il rovesciamento del governo siriano, insistendo sul mai verificato carattere “giovane e popolare” originario della sollevazione “anti Assad”. Parallelamente, fanno del tutto per demonizzare la Resistenza messa in opera dal governo siriano, da Hezbollah e dalle milizie popolari – appoggiate dall’aviazione russa e dai consiglieri iraniani – descrivendola come un “opposto imperialismo”.

Ovviamente, non perderemo neanche tempo a confutare un’idiozia del genere, e neppure staremo qui a sottolineare il cinismo e l’autoreferenzialità degli ambienti di sinistra “puristi” occidentali che fanno gli schizzinosi poiché l’asse della Resistenza che in Siria si oppone alle manovre imperialiste e al terrorismo non è di loro gusto in quanto composto anche da elementi non socialisti, conservatori, non in linea con le fantasie ribelli degli antagonisti di casa nostra. Quel che ci preme sottolineare invece, è che questi atteggiamenti intellettualistici e distaccati – quando non palesemente avversi alla lotta che la Siria conduce per restare un Paese indipendente e sovrano, non preda dei centri finanziari e militari dominanti collocati in USA e UE – impediscono al mondo della sinistra di classe che segue questa corrente di misurare la portata storica, l’importanza epocale della sconfitta delle forze imperialiste a Aleppo.  Continua a leggere

Fidel e noi

castroOltre 650 tentativi di assassinio da parte della CIA, il terrorismo di matrice USA responsabile di 3500 vittime innocenti sul suolo cubano dalla Rivoluzione in poi, ma il Comandante in Capo della Rivoluzione si è spento a casa sua la scorsa notte, a 90 anni, amato dal suo popolo, demonizzato solo da qualche intellettualoide a libro paga dell’imperialismo che fa la bella vita spendendosi in conferenze internazionali pagate dagli oppressori.

Si è spento Fidel, precisamente 60 anni dopo la partenza del Granma dalle coste messicane – il 25 novembre 1956 – diretto verso le coste cubane, il cui sbarco il 2 dicembre successivo diede inizio della Rivoluzione. Continua a leggere