La NATO contro tutti


NatoExpansionViviamo oggi un periodo di tensioni e guerre locali al limite dell’esplosione globale, e la causa ha un solo nome: la NATO. L’opera tentacolare di questa organizzazione – nata anti-comunista – si articola oggi su due direttrici principali e complementari: quella anti-russa, che passa per l’Ucraina, e quella filo-saudita, per il controllo del Medio oriente. In linea di mira c’è l’Oriente lontano, la Cina in mano ai sempre terribili comunisti.

Attacco a tenaglia

I piani di espansione della NATO sono evidenti in Ucraina, dove è lampante il ruolo dei circoli atlantici nel Colpo di Stato del febbraio 2014 e il sostegno alla destra filo-europea al potere. Se le tensioni legate a questa scelta irresponsabile aumentano giorno dopo giorno, ciò è conforme alla strategia degli USA di cercare pretesti per scatenare una guerra contro la Russia di cui l’Europa sarà l’inevitabile campo di battaglia. L’obiettivo a medio termine è la sottomissione della Russia, e la sua decomposizione sullo scenario Yugoslavo. Lo scopo finale è arrivare ovviamente in Cina, sogno proibito dei capitalisti occidentali, ed eliminare così il più pericoloso dei competitori commerciali globali.

Magari non volete crederci, ma una prova generale di questa strategia sta già avvenendo in Medio Oriente, grazie al ricorso all’ISIS e ad Al Quaeda che la NATO – tramite l’Arabia Saudita, la Turchia, il Quatar e Israele – utilizza per distruggere la Siria e l’Iraq oggi, al fine di ricolonizzare l’Iran domani.

Tutto ha inizio nel 2003, anno dell’aggressione dell’Iraq di Saddam Hussein, accusato all’epoca dalla stampa di tutti i mali della terra al solo fine di preparare l’opinione pubblica all’invasione. Fu questo l’inizio dell’attacco occidentale agli Stati mediorientali usciti dalle Rivoluzioni anti-coloniali degli anni ‘70. Difatti, nonostante gli strepiti della sinistra da salotto che reclama ogni anno una nuova guerra “umanitaria” (al contrario delle destre con la bava alla bocca che hanno una chiara visione dei propri interessi), possiamo affermare senza paura di smentita che questi Stati hanno rappresentato le esperienze più avanzate, democratiche e progressiste nel contesto arabo mediorientale dell’epoca, soprattutto se confrontate all’orrore oscurantista delle monarchie assolute del Golfo, notre care alleate.

I regimi di Gheddafi, Saddam, Assad erano percepiti dai monarchi sauditi – che dominano il Golfo come le dinastie industriali e finanziarie borghesi dominano in Europa e USA – alla stregua di ciò che i comunisti rappresentano per gli uomini d’affari occidentali: un’aberrazione e un nemico mortale. E a ragione. Tali regimi laici erano le forze progressiste del mondo arabo: quelle che mandavano a scuola le donne, vaccinavano le popolazioni, garantivano il pluralismo religioso, cercavano tra immani difficoltà e nonostante il boicottaggio occidentale di gestire il proprio gas e il proprio petrolio, invece di farselo gestire da noi. Essi hanno liberato i propri Paesi dallo sfruttamento delle loro risorse da parte delle nostre aziende, e sottratto il potere ai monarchi feudali locali che mantenevano le popolazioni nella più oscena arretratezza, miseria e analfabetismo. Hanno costruito un sistema partitico e organizzazioni democratiche di massa, cercando di modernizzare i rispettivi Paesi, compatibilmente con il livello economico e sociale con cui questi si trovavano a fare i conti all’epoca.

E ora noi gliela facciamo pagare, ricacciandoli nel Medioevo. La loro passata insubordinazione è stata punita, la loro pretesa di indipendenza soffocata nel sangue della violenza selvaggia dell’invasione dell’Iraq, Paese ormai distrutto; delle bombe e del finanziamento delle milizie islamiste radicali in Libia, un Paese grazie a noi in mano ai banditi, trafficanti e tagliagole; del finanziamento dei terroristi di Al Quaeda e dell’ISIS per distruggere la Siria, che 3 anni fa non riuscimmo ad attaccare direttamente.

I nostri alleati – Arabia Saudita, Quatar, Kuweit, EAU – sono invece sempre lì, uguali a sé stessi, veri e propri orrori concentrazionari diretti da famiglie reali di stampo medioevale, la cui ideologia è la stessa dello Stato islamico: che hanno infatti creato a loro immagine e somiglianza per sottomettere il resto del mondo arabo. Per farci un’idea di cosa assomiglierà il Medio Oriente quando l’ISIS sarà riuscito a impadronirsene, basta dunque guardare oggi nel giardino di casa dei nostri amici, dove, ad esempio, si decapitano e crocifiggono presunti empi, si condannano a 1000 frustate blogger e giornalisti, dove le donne non hanno diritto di guidare o camminare in strada da sole.

Ebbene i dirigenti di questi Paesi sono ricevuti con deferenza in Occidente; sono gli amici di famiglia delle più importanti dinastie industriali e finanziarie americane; vengono coccolati dalla Francia, il cui Presidente vola a baciare le mani per vendere armi; e i Diritti dell’Uomo usati quotidianamente come una clava mediatica da destra e sinistra contro la Cina, Cuba, il Venezuela e la Corea del Nord improvvisamente scompaiono dinanzi agli Emiri del Golfo gonfi di petrodollari.

Terrorismo o espansionismo ?

La grande stampa è infatti isterica e feroce nel descrivere unicamente coloro che non si adattano all’ordine imposto dalle nostre multinazionali come dittatori sanguinari, mentre occulta il lavoro sporco che l’ISIS fa per conto delle nostre classi dirigenti in combutta coi monarchi del Golfo, e dipinge Russia e Cina come una minaccia permanente. Ma questa non è altro che propaganda di guerra scritta a tavolino negli uffici della NATO e della CIA che si trasforma, grazie alla «libera informazione», in pensiero dominante, benché del tutto privo di fondamento.

Terrorizzando in tal modo la popolazione, indicandole il nemico esterno, la si prepara pazientemente alla carneficina prossima ventura, programmata dai circoli militari per assecondare la necessità di espansione economica delle nostre borghesie occidentali. Se non osate crederci, ricordatevi che è già successo nel 1914 e nel 1939, quando l’avidità delle nostre classi dirigenti, con l’appoggio delle sinistre social-democratiche, portò il mondo alla rovina delle due Guerre imperialiste mondiali del Novecento.

Ne consegue che il nemico non è all’esterno, bensì all’interno: esso è rappresentato dalle nostre classi dirigenti. I lavoratori non devono farsi ingannare dalle loro interessate menzogne – sugli “immigrati”, sui “cinesi”, sulla Russia, su chiunque cerchi di sottrarsi alla loro tutela – con le quali cercano di distogliere l’attenzione dalla vera e unica fonte dell’impoverimento e dell’oppressione nella nostra società: il loro strapotere economico.

Solo rovesciando dall’interno tale potere, la manipolazione della realtà funzionale ai loro interessi non farà più presa, e i presunti nemici esterni che minaccerebbero quotidianamente il nostro benessere e la nostra sicurezza scompariranno, con la scomparsa della necessità di dominio commerciale del pianeta da parte di questa ricchissima e influentissima minoranza di individui che ci governa.

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