Scoppia la bolla Tsipras: la Germania in festa mentre la nuova sinistra perde la faccia

1400650813-ipad-276-0Ed eccoci finalmente arrivati all’inevitabile conclusione della pantomima dei negozati Grecia/UE. Tsipras capitola di fronte alla Troika dopo aver venduto al popolo greco la favola della fine dell’austerità con la sua elezione. Si sente di farlo con la coscienza pulita perché ha messo in piedi la sceneggiata del referendum del 5 luglio, per salvarsi la faccia dal punto di vista elettorale e prendere tempo. Lo scoppiettante Varufakis intanto si è dimesso, puro come il Re dei puri, e può tornare a predicare le sue ricette ribelli in giro per le migliori università del mondo, ben pagato ovviamente, vantandosi che lui l’austerità non l’ha mai accettata, perché l’ha fatta accettare ad altri.

Intanto, i ricchi dei quartieri bene di Atene che hanno votato in massa per il SI se la ridono, mentre gli armatori evasori esportano capitali e quando fa comodo speculano sui titoli di Stato del proprio Paese. Invece, gli operai e i disoccupati greci, i piccoli commercianti, i lavoratori pubblici e dei servizi che hanno votato in buona fede Syriza, vedono arrivare l’onda delle nuove misure che spazzerà via quel poco che resta di decente nelle loro condizioni materiali d’esistenza.

Perché stupirsi d’altronde? Per farsi eleggere i politici borghesi promettono tutto, anche l’impossibile, poi una volta al potere seguono sempre gli ordini dei circoli d’affari che contano. In questo caso, l’impossibile era di voler cambiare le regole europee restando ancorati alle regole e ai metodi europei. Ma se decidi di sederti al tavolo dei creditori, che pretendono il pagamento degli interessi, i soldi glieli devi dare, e le condizioni non le fai tu. Questa regola di base, conosciuta da ogni persona di buon senso che abbia avuto a che fare con le banche, quando si tratta di rimborsare o rinegoziare un debito, non vediamo come possa essere derogata solo perché dall´altra parte del tavolo vi si trova un fighissimo rappresentante della nuova sinistra radical chic.

Tsipras e il suo governo di scamiciati non potranno giustificarsi dicendo che almeno ci hanno provato; perché ci hanno provato, scientemente, nel modo sbagliato. Ovvero evitando di mettere in questione la struttura capitalistica su cui l’austerità sola si regge e di cui rappresenta una fase particolarmente avanzata. La sua funzione, lo ribadiamo, è di fare terra bruciata intorno ai lavoratori per rimpinguare i profitti delle grandi società e allargare gli spazi di investimento del Capitale ai servizi pubblici – previdenza sociale, sanità, scuola – amputati dai tagli e dalle privatizzazioni.

La storia ci insegna al contrario che le grandi rivoluzioni, come quella francese e quella russa, hanno avuto come prima misura il ripudio unilaterale del debito pregresso da parte del governo rivoluzionario rispettivamente giacobino e bolscevico. Punto e a capo, poiché condizione sine qua non per ripartire su nuove basi. Ma, appunto, un governo rivoluzionario, non un governicchio borghese attaccato alle liturgie parlamentari e agli interessi economici dominanti come quello che Syriza dirige con disonore.

Tanto rumore per nulla, insomma. Buono per occupare i media e stipendiare commentatori e giornalisti leccapiedi della Merkel o di Syriza. La sinistra radicale, come ogni nuova sinistra post-moderna, si conferma la solita cricca parolaia un po’ indisciplinata che fa preoccupare per qualche tempo la famiglia, per poi tornare saggiamente all’ovile dei Mercati. Capitalisti e formazioni nazionaliste ora ringraziano commossi: il discredito gettato sulla sinistra da tale comportamento opportunista non potrà che alimentare le forze reazionarie e filo-padronali greche ed europee tutte.

L’Ottobre sostiene gli sforzi del KKE, il Partito Comunista Greco, forte e radicata forza operaia di Grecia, nel costruire la vera alternativa alla dittatura cui sono sottoposti le classi lavoratrici del paese europeo usato come cavia del nuovo ordine economico in costruzione.

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