Il neo-autoritarismo renziano e l’assalto alla diligenza pubblica

renzi-padoan-ansa-258Prosegue senza tregua la devastazione dei servizi pubblici italiani, da parte di un Governo scatenato nell’applicare le misure richieste dal Capitale europeo contro lo Stato sociale. Questa volta tocca alla sanità, dopo il Jobs Act, la riforma della scuola, e mentre si lavora alacremente a eliminare il diritto alla pensione.

Tagli per 10 miliardi in 3 anni

I primo tagli da due miliardi e mezzo, su un totale di 10 da spalmare sul triennio a venire, sono stati approvati – di nascosto e all’improvviso – tramite voto di fiducia sul decreto Enti Locali del 27 luglio, senza dibattito preliminare in Parlamento e nei media. Il governo si è comportato così come un ladro di polli. Questo perché Renzi e la sua cricca hanno giustamente paura della mobilitazione che un vero dibattito su temi tanto vitali per le condizioni di esistenza delle classi popolari e dei ceti medio-bassi potrebbe innescare.

La stragrande maggioranza si vede infatti gradualmente privata delle cure mediche di base e il diritto alla salute diventa una formula vuota avviandosi di fatto a diventare un privilegio per i pochi che se lo potranno permettere.

Tali manovre legislative nascono dalla necessità dell’alta borghesia di appropriarsi dei beni pubblici e sono funzionali a progetti di carattere oligarchico, eseguiti da politici che usano la crisi per imporre l’agenda neo-liberale costruita intorno agli interessi dei capitalisti. Essa consiste nell’offrire in pasto alla libertà di movimento dei capitali la compressione dei servizi pubblici e del lavoro, per far posto agli investitori in cerca di profitto.

E che cosa c’è di meglio per perennizzare i profitti che acquistare a prezzi stracciati risorse indispensabili alla sopravvivenza stessa del comune cittadino? In quest’ottica, i tagli alla sanità contribuiscono a servire su un piatto d’argento ai privati la proprietà pubblica, vestigia dell’ordine economico misto edificato nel dopoguerra in Europa occidentale sull’onda della Liberazione dai fascismi. La sanità fa parte del bottino che intendono spartirsi, ne è forse il suo più ambito gioiello.

Ma per giustificare tale furto ai danni della collettivitá bisogna lavorare con metodo: dapprima fragilizzare il servizio pubblico, farlo agonizzare in modo da danneggiarne il funzionamento e generare scontento tra la popolazione, per poter propagare l’idea – tramite apposite campagne di stampa – che l’unica soluzione risieda nelle privatizzazioni.

Il famoso “italiano medio”, dopo i tagli, sarà allora disposto ad accettare la svendita a milionari, che per due soldi compreranno pezzo a pezzo la sanitá, facendo regredire la società italiana di 100 anni e aumentare i loro profitti di centinaia di miliardi. Tanto loro possono permettersi le cure nelle migliori cliniche private del pianeta, mentre il povero e il lavoratore morirà di mala cura o si indebiterà fino al collo per avere accesso a prestazioni mediche appropriate, per morire poi schiacciato dai debiti bancari.

Con l’aiuto della meglio gioventù renziana le classi superiori stanno dunque modellando la società dei ricchi per i ricchi. Una società fondata sul privilegio di classe che offre servizi solo ai benestanti e ai signori. Il potere di ricatto del mondo degli affari sulla società, già enorme, sarà allora immenso.

Il Capitale contro il Lavoro

Le pratiche governative sono marcate in questo contesto da una sorta di autoritarismo filo-padronale determinato dall’onnipotenza del capitale finanziario, cui per trasformarsi in vero e proprio fascismo manca solo la repressione sistematica delle organizzazioni dei lavoratori. Con la preparazione delle leggi sul diritto di sciopero ci si avvia definitivamente su questa strada.

Tuttavia, definizioni a parte, è chiaro che nella sostanza è in corso una guerra del Capitale contro il Lavoro e che il primo sta vincendo a mani basse, servendosi della BCE, dell’Euro, delle istituzioni europee. Capitale contro Lavoro, ripetiamo e non Germania contro Italia come va di moda dire in certi circoli sovranisti di destra e di sinistra, soprattuto in seguito alle vicende greche. 

La verità è che i capitalisti di ogni nazione si arricchiscono sulla pelle delle rispettive classi lavoratrici grazie alle leggi anti-popolari che i governi loro emanazione si incaricano di applicare. E quando tramite i media di loro proprietà sbattono il mostro in prima pagina, qualunque esso sia, stanno in realtà occultando le loro malefatte.

Tuttavia – come già abbiamo avuto modo di dire – è innegabile che sia in corso un conflitto intercapitalistico,  che vede le borghesie dei paesi più deboli dell’eurozona scontare delle difficoltà nei confronti delle più avanzate e patrimonialmente solide borghesie nordiche, all’interno della cornice più ampia appena descritta della lotta del Capitale contro il Lavoro, dove esse fanno fronte comune.

Usando la scusa del “ce lo chiede l’Europa”, accompagnata spesso dalle accuse contro “i tedeschi egoisti e cattivi che si comprano le nostre aziende (versando milioni agli ex-proprietari italiani di tali aziende)”, le classi capitalistiche nazionali impongono misure autoritarie e violentemente classiste, e sono pronte ad alimentare ogni tipo di odio nazionalistico pur di sviare l’attenzione dalle proprie responsabilità e non mollare l’osso dei propri profitti.

Il che dovrebbe far riflettere a chi ancora millanta di questa Unione Europea capitalista portatrice di pace sul continente, poiché da tempo le forze economiche sono al lavoro perché tutto tenda verso un nefasto epilogo.

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