Combattere la reazione

workers-resistance-poster-hands-holding-hammer-and-sickle_86354434I Paesi che osano opporsi e resistere agli appetiti della borghesia transnazionale sono esposti oggi più che mai all’accusa di socialismo, dittatura, spregio dei diritti umani, abbandono dell’unica retta via autorizzata: il capitalismo. Il tribunale morale occidentale e la stampa di regime martella la propaganda di Guerra che conduce a sanzioni e interventi militari unilaterali, “umanitari”, di “pace” o di “difesa dei diritti dell’uomo” – sempre astrattamente considerati e vaghi- da parte della sempre virtuosa comunità internazionale, marchio di cui si autogratificano non senza sprezzo del ridicolo i Paesi occidentali che scatenano guerre ormai al ritmo di due all’anno.

Farsi portare dalla corrente dei mercati o essere isolati, messi sotto pressione e demonizzati quotidianamente sui grandi media “liberi” occidentali, infine minacciati e attaccati: ecco la non lusinghiera alternativa in cui si trovano i Paesi poveri, o in via di sviluppo, o ricchi di risorse energetiche, che non hanno le spalle abbastanza larghe per resistere, come può e fa la Repubblica Popolare Cinese.

I Paesi emergenti amerebbero svilupparsi senza che l’Occidente lo venga a sapere, per poter tranquillamente gestire il proprio ritmo di sviluppo. Infatti, in particolare dopo la catastrofe del ’97 , buona parte dei paesi africani e asiatici iniziarono a collaborare con la Banca cinese di sviluppo, organo pubblico, che, al contrario dei Paesi occidentali, fornisce crediti a basso prezzo e la garanzia di sovranità politica e non aggressione militare per i Paesi coinvolti nei programmi di investimento, in cambio della cooperazione privilegiata tra questi Paesi e le industrie di Stato o private cinesi.

Grazie a questi canali alternativi, popoli da sempre oppressi dalle nazioni coloniali occidentali e spesso da dirigenti corrotti al nostro soldo, sono in grado di affrancarsi dalla tutela occidentale e dalla voracità delle sue istituzioni finanziarie private, dei suoi fondi speculativi e dei conglomerati industriali multinazionali che sfruttano risorse locali, ma versano i dividendi e plusvalenze a Londra, Francoforte o New York, e aprirsi una strada autonoma e non coloniale allo sviluppo.

Sentendosi minacciato, l’imperialismo occidentale reagisce come ha sempre fatto nella storia: « muovendo le cannoniere ». La reazione terribile degli USA, della NATO, dell’Europa consiste in guerre permanenti, in particolare sul continente africano e in Medio Oriente, e altre sono in cantiere sotto il nome di « guerre umanitarie », appoggiate e promosse per lo più dalle sinistre di governo.

Dopo le lotte armate del secolo scorso che portarono alla liberazione nazionale dal colonialismo occidentale, e i terribili periodi di assestamento e destabilizzazione che tali paesi hanno dovuto sopportare, la priorità è oggi allo sviluppo e alla lotta economica ; e se tali paesi poterono contare all’epoca sul sostegno militare-ideologico incondizionato dell’URSS, possono appoggiarsi oggi su una Repubblica Popolare Cinese sicura dei propri mezzi economico-finanziari.

Le strutture oggettive del mondo stanno cambiando e i frutti delle rivouzioni anti-coloniali stanno modificando in profondità gli equilibri del globo. Purtroppo, mentre in Oriente si intravede un barlume di progresso, la furia omicida del capitalismo sta distruggendo il Medio Oriente servendosi di tutti i mezzi, dalle bombe al terrorismo islamico.

Le classi lavoratrici occidentali sono oppresse a tal punto da non credere neanche più che il sistema capitalista possa essere cambiato o rovesciato. Vedono sottrarsi giorno dopo giorno diritti acquisiti in duri anni di lotta di classe, quando a guidarle c’erano i veri partiti operai e il Socialismo reale costituiva un freno e un contrappeso agli appetiti imperiali e alle avventure militariste oggi sfrenate, così come allo sfruttamento interno operato dai padroni.

Una gigantesca contro-rivoluzione è in corso in una parte del globo – guidata dai circoli più reazionari del capitalismo che governano le istituzioni finanziarie internazionali – che minaccia di trasformarsi in ogni momento in guerra mondiale. Rovesciare i rapporti di forza interni a ogni paese europeo ricomponendo il fronte dei lavoratori unito da opporre alla coalizione dei ricchi che governa incontrastata in Europa costituirebbe una svolta concreta verso la pace e un sostegno ai popoli che combattono e resistono all’espansionismo neo-coloniale delle nostre classi dirigenti.

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