Il fascismo rinasce in Portogallo

Aníbal_Cavaco_Silva_Senate_of_Poland_01Una importante novità politica ha preso corpo in questi giorni in Europa. In Portogallo, il Presidente Anibal Cavaco Silva si è rifiutato di affidare l’incarico di governo ai socialisti, alla sinistra radicale e ai comunisti – maggioritari in Parlamento e nel Paese – che avevano raggiunto un accordo per formare l’esecutivo.

Decisione grave, poiché le forze di sinistra sono uscite vincitrici dalle elezioni legislative del 4 ottobre: i Socialisti col 32,3 %, il Bloco de Esquerda col 10,2% e la CDU (Comunisti e verdi) col 8,2%. Al contrario, la coalizione conservatrice guidata dal socialdemocratico Pedro Passos Coelho si fermava al 36%, un tracollo rispetto alle precedenti elezioni, segno della stanchezza del popolo portoghese per l’austerità inflitta dai diktat della Troika.

Eppure, il socialdemocratico Cavaco Silva ha preferito affidare l’onere di formare il governo alle forze conservatrici di Pedro Passos Coelho – dando così il via a un periodo di instabilità politica – nonostante il premier uscente, anch’egli socialdemocratico, non abbia la maggioranza in Parlamento. Le motivazioni sono allo stesso tempo sconvolgenti e razionali :

« Tale governo (di sinistra n.d.r) è un pericolo per l’interesse nazionale, i mercati finanziari e per Bruxelles », ha affermato il Presidente « Questo è il peggior cambio radicale dalla nascita della nostra democrazia. Dopo aver portato avanti un così oneroso programma di assistenza finanziaria e fatto grossi sacrifici, è mio dovere, ne ho il potere costituzionale, fare tutto il possibile per evitare che segnali errati vengano inviati ai mercati ».

In barba alla democrazia cui i politicanti borghesi si richiamano quando fa comodo loro, è chiaro per tutti che la volontà popolare è stata tradita, e che questo costituirà un precedente in Europa. Il voto in queste condizioni serve solo a certificare l’esistente.

Il ruolo dei comunisti portoghesi

La scelta dei socialisti di formare una maggioranza di sinistra è stata facilitata dalla tattica dei comunisti, i quali hanno messo sul tavolo la loro disponibilità ad entrare in un governo anti-austerità. I socialisti non hanno potuto non cercare una convergenza a sinistra, vista la disponibilità del CDU e il discredito delle destre dopo 5 anni di governo. Al contempo però tale prospettiva ha gettato nel panico gli ambienti d’affari che contavano su un tranquillo governo di coalizione socialista/conservatore garante degli interessi dell’oligarchia finanziaria continentale.

La grande coalizione è stata infatti la forma della dominazione borghese fin dallo scoppio della crisi del 2008. Ma ora siamo di fronte a un cambio di fase, a un’evoluzione qualitativa del modo in cui il capitalismo risolve politicamente le proprie contraddizioni. Il modello della grande coalizione sembra non più sostenibile per gestire il consenso di fronte alle forze sociali stremate dalla crisi, le sinistre borghesi tentano allora di rispondere al malessere popolare virando verso un radicalismo sempre più marcato. Esso però è accettato se non mette realmente in dubbio i pilastri su cui si basa la democrazia europea: le regole di bilancio dell’Eurozona e le regole di difesa collettiva della NATO.

Forze come Syriza e Podemos rappresentano il prototipo di forze politiche incaricate di canalizzare il dissenso in funzione stabilizzatrice per il potere capitalista. Se invece entrano in gioco forze intenzionate a cambiare alla radice il sistema, come i comunisti, il principio di esclusione prende corpo allora come pilastro del nuovo sistema politico.

IL CDU ha dato dunque prova di abilità nel proporsi come forza di governo, facendo ricadere l’intera responsabilità del fallimento sulle manovre golpiste della Capo dello Stato e delle destre liberali socialdemocratiche. Ora è chiaro a tutti i lavoratori portoghesi dove risiedono i nemici di classe, i guardiani degli interessi dei ricchi. Le forze liberali a parole democratiche hanno fatto cadere la maschera e si mostrano per quello che sono, zerbini del capitale, che non esitano a mettere al bando governi pericolosi, benché eletti.

Si misura tramite questo atteggiamento autoritario la grande differenza col caso greco dove, sebbene la sinistra radicale avesse vinto le elezioni, il fatto che i comunisti fossero esclusi dai giochi (a causa della tattica del KKE che persegue purtroppo la linea dell’isolazionismo purista e settario e di Syriza che chiaramente aveva una linea riformista) faceva dormire sonni tranquilli ai capitalisti. Così è stato, Syriza ha condannato il proprio popolo all’austerità perpetua ed è scomparsa dai radar dei media.

Ma il Portogallo stava osando il vero « cambio radicale » come giustamente rilevato da Cavaco Silva, che ha adempito così degnamente e con gran lucidità al suo lavoro: rappresentante in capo degli interessi del capitale finanziario in terra portoghese.

Il potere borghese di fronte ai suoi limiti

Ciò illustra alla perfezione la natura delle democrazie capitaliste, il cui unico compito si esaurisce nella gestione e protezione degli affari della borghesia – sia nella sua forma di Repubblica democratica che in quella della dittatura militare fascista. Queste forme evolvono nel quadro del dominio di classe delle classi superiori. Esse che si servono dell’una o dell’altro a seconda del bisogno di imporre il proprio dominio.

Nei periodi di benessere economico la Repubblica democratica può assolvere facilmente a tale compito, ma quando le condizioni si fanno difficili, soprattutto nei periodi di crisi economica in cui le masse si impoveriscono, l’evoluzione porta alla necessità di affidarsi all’autoritarismo filopadronale. Da un momento all’altro esso può trasformarsi in fascismo vero e proprio in nome della stabilità, ovvero l’oppressione di classe la più brutale contro le classi lavoratrici, responsabili di portare in sé i germi del « cambio radicale », in senso comunista, dell’ordine sociale, del tutto inammissibile per la democrazia borghese.

Quando insomma il popolo vota contro gli interessi dei detentori del potere economico, l’espressione della sua volontà viene inevitabilmente censurata in nome degli “interessi superiori della Nazione”, cioè delle classi possidenti. Se il fascismo in giacca e cravatta del socialdemocratico Passos Coelho è quanto basta per il momento per garantire il dominio delle classi capitaliste, non dimentichiamo però che dall’altra parte dell’Europa, in Ucraina, tale ordine economico è stato imposto a colpi di milizie fasciste, e ferocia militare verso le regioni dissidenti.

Una cappa di oppressione anti operaia si stende sul continente, dal Portogallo all’Ucraina. Prende forma omogenea il fascismo del XXI secolo tra il silenzio complice dei media padronali che non perdono occasione di smascherarsi come gazzette servili del capitalismo, la cui libertà e pluralismo consiste nel nascondere le notizie scomode e condizionare l’opinione pubblica attraverso la ripetizione ossessiva della propaganda capitalista.

Le forze economiche e gli attori sociali legati al capitale finanziario europeo, centralizzato tra Bruxelles e Francoforte, spingono verso un epilogo portoghese e ucraino tutti quei Paesi invischiati nelle angustie di una crisi sistemica del capitalismo che aumenta lo sfruttamento e l’oppressione. Le forze operaie e comuniste devono avere come compito di guidare i lavoratori a contrapporsi a questa dittatura borghese – che loro chiamano democrazia – con la dittatura proletaria – per noi sinonimo della democrazia socialista.

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9 thoughts on “Il fascismo rinasce in Portogallo

  1. CriticaComunista 25/10/2015 / 7:22

    Il retaggio lasciato da Salazar….

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      • CriticaComunista 25/10/2015 / 10:53

        Vennero rovesciati nella “Rivoluzione dei garofani”

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      • Alberto F 25/10/2015 / 10:57

        In pratica una rivoluzione colorata ante litteram, presero il potere i capitalisti salazaristi trasformati in democratici borghesi.

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      • CriticaComunista 25/10/2015 / 11:05

        Non sono molto informato sul fascismo portoghese, ma almeno avvenne una transizione per uno stato liberale…un pelino meglio dai ahahahah 🙂

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      • Alberto F 25/10/2015 / 11:14

        Questo sì, tra dittatura militare alla Salazar e la Repubblica democratica la differenza è grande!

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      • CriticaComunista 25/10/2015 / 11:18

        Purtroppo, per adesso, lo stato liberale è quello preferibile (nonostante le grosse pecche che porta). Ma la Storia non è di certo finita, se si continua di sto passo secondo me, verranno rivalutati altri sistemi. 😀

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      • Alberto F 25/10/2015 / 12:38

        La domanda è sempre la stessa: “preferibile” per chi?

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      • CriticaComunista 25/10/2015 / 12:46

        Ai più… 🙂

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