Prendi il partito e scappa

renzimarchUno degli effetti più nefasti della caduta del Muro di Berlino, è sicuramente quello di averci consegnato una classe dirigente del calibro di Renzi al potere. Quel Renzi che sta realizzando oggi tutto ciò che Berlusconi non è stato in grado di portare a termine, per ragioni oggettive, come la resistenza di una parte del Capitalismo italiano contro il suo operato, e quella di elementi di sinistra ancora presenti in Parlamento all’epoca, ma scomparsi dalla creazione del PD in poi.

Unico modo per far passare le riforme berlusconiane, cioè restaurare un completo ordine borghese nell’Italia repubblicana, era difatti infiltrare il grande partito della sinistra, prenderne il controllo per spaccarlo. Tramite i Verdini e la sua cricca toscana ex DC, la borghesia italiana è arrivatia, dopo lunghe peregrinazioni, alla quadratura del cerchio. Essa ha piazzato i propri uomini al potere “a sinistra”, invece di insistere sull’uomo forte di destra, obbligato a governare per 15 anni al solo fine di non farsi arrestare. Oggettivamente, i condizionamenti berlusconiani impedivano alla destra di sviluppare una politica coerente ed efficace per gli interessi della sua classe, troppo dipendenti dai processi e delle derive personalistiche del suo leader (di qui la terribile lotta intercapitalistica tra i De Benedetti e gli Agnelli – rappresentanti del capitalismo più avanzato, finanziarizzato e internazionale – e i Berlusconi, rappresentanti del capitalismo più arretrato).

Oggi è la sinistra post-moderna e post-ideologica a occuparsene invece con vigore. L’abbandono dei principi e dei metodi comunisti, la gioia di potersi adeguare ai diktat del capitale senza più complessi dopo la caduta del Muro, ha aperto le porte alla degenerazione personalistica, antidemocratica e plebiscitaria dei Renzi di turno. La collegialità della direzione ha perso valore in nome del decisionismo astratto. La visibilità mediatica prevale sulla profondità analitica e genera superficialità e leggerezze adatte ad essere veicolate dai media padronali.

La caduta del Muro ha aperto le porte a ogni tipo di riforma anti-operaia, misure portate avanti dalle nuove generazioni della sinistra socialdemocratica su tutto il continente. Dal momento in cui i ricchi hanno avuto mani libere, l’opposizione è scomparsa in Italia; nessun controllo democratico, solo i comitati di influenti rappresentanti delle classi superiori che fanno e disfano a loro piacimento, mentre i Parlamenti sono ridotti a ratificare a posteriori decisioni prese in altra sede: nei corridoi dei ministeri, nei CDA, nelle istituzioni bancarie pubbliche e private, nei salotti informali borghesi, nelle istituzioni sovranazionali.

Il PCI-PDS-DS-PD diventa oggi il Partito della Nazione, una poltiglia interclassista a vocazione maggioritaria in un contesto di disaffezione e astensionismo di massa. Un comitato elettorale che federa gli interessi dei grandi capitalisti, della piccolo borghesia impaurita dalla modernità, di alcuni settori pubblici trattati come clientele e di alcuni lavoratori ingannati e spaesati. Un veicolo di qualunquismo nazionalista e conservatore, manipolabile all’uso contro il nemico di turno. Un organo marcio, commissariato nei territori, infiltrato dal crimine organizzato e dagli imprenditori in cerca di appalti, che riflette alla perfezione la putrefazione della società capitalista italiana. Una macchina da consenso temporaneo – spalleggiata dai media – a disposizione di chiunque desideri occupare lo Stato per i propri interessi personali e di classe. A condizione che venga dalla classe che conta: dal PCI dei lavoratori al PD dei padroni.

Il consenso renziano amministra cosi la liquidazione di ciò che resta dei diritti del Lavoro e dello Stato sociale richiesta dalla fase capitalistica in corso; si adegua alle necessità guerrafondaie della NATO; non disturba il manovratore seduto a Francoforte, Berlino e Bruxelles, occupato nella ben più seria opera di amministrazione del Mercato Unico Europeo fondato sul saccheggio industriale delle periferie del Sud e sulla centralizzazione bancaria verso le regioni del Nord. Renzi si limita a mercanteggiare una posizione di favore per un pugno di gradi capitalisti italiani che controllano tutte le leve della produzione e del credito e prebende succose per la sua clientela politica.

I Renzi boys non contano niente al di fuori del circuito politico mediatico romanocentrico. La loro unica libertà consiste nel recepire le direttive del mondo degli affari in maniera rapida e senza discussioni.

Tronfi di gloria, assolvono il ruolo storico di scendiletto del Capitale con la strafottenza del più forte, con la boria del privilegiato dalla faccia pulita, dei giovani figli di papà al Governo, con la violenza di chi non concepisce limiti alla propria volontà, nei confronti di una società stremata dalla disoccupazione di massa che diventa miseria e disperazione diffusa.

Mai la società è stata più in ebollizione di oggi, e mai la rimozione mediatica di questa esasperazione sociale è stata piu forte e al servizio diretto del governo. Il malessere è rimosso dal circuito mediatico che si focalizza sulle abilità del leader e sul pettegolezzo e gossip, mentre l’alta borghesia ultra-minoritaria si riempie le tasche impartendo lezioni alle classi inferiori.

In compenso, il renzismo post Muro di Berlino ci lascia come scorie la nuova sinistra italiana di recente costituzione, fallita già in partenza come triste riedizione del radicalismo parolaio alla Tsipras, utili solo a imporre l’austerità da sinistra nel malaugurato caso in cui il sistema renziano venga a incrinarsi per via della natura fragile e volatile del consenso mediatico costruito a tavolino dalle campagne di stampa.

Questa politica ridotta a gazzarra di corte, trova senso solo in un’Unione europea la cui governance ricorda quella dell’Europa dopo il Congresso di Vienna del 1815. L’UE è la nuova prigione dei popoli, derubati dei loro partiti di riferimento, comunisti e operai, presi in ostaggio e saccheggiati dalle nuove leve borghesi, che fuggono col malloppo di voti, e con l’eredità lasciata dalle grandi organizzazioni di massa della prima Repubblica quale fu il PCI, la cui ricostruzione è il compito prioritario per chiunque abbia davvero a cuore le sorti delle classi lavoratrici in Italia e in Europa.

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