Elezioni e socialismo

fronteUna questione di capitale importanza per la condotta politica del movimento operaio risiede nella risposta alla domanda: è possibile realizzare il potere operaio, ossia instaurare il socialismo, attraverso le elezioni dei sistemi parlamentari borghesi ?

In tempi “normali”, le difficoltà e le barriere erette dal sistema capitalista impediscono una partecipazione alla vita politica che sia realmente in grado incidere sulla struttura della società. Nonostante questo, le forze operaie e comuniste sono spesso riuscite a vincere le elezioni e/o mettere in seria difficoltà i partiti borghesi da un punto di vista elettorale.

Tuttavia appena esse iniziarono ad attuare i veri cambiamenti economici – come la presa di controllo sociale dei conglomerati economici dominanti – necessari a invertire il posto delle classi nella società, la reazione delle classi superiori, dei « democratici », fu selvaggia e sanguinaria, senza riguardo per i risultati elettorali.

Ecco gli esempi più eclatanti :

Spagna 36 Il Fronte Popolare – composto da comunisti, socialisti, repubblicani e anarchici – vince le elezioni contro i vecchi partiti liberali e monarchici : in programma la riforma agraria e la Repubblica. Scontento del risultato elettorale, il Capitale fa appello al sollevamento armato delle unità militari del Generale Francisco Franco. La borghesia fascista spalleggiata dalla Germania e dall’Italia scatenò così una terribile guerra civile. I combattenti repubblicani – aiutati dalla sola URSS e abbandonati dalle democrazie occidentali – capitolarono nel ’39: 250.000 di essi furono fucilati senza processo nelle settimane seguenti alla vittoria franchista, pochi si salvarono fuggendo in URSS.

Grecia 36 Il KKE (Partito comunista greco) prende il 6% alle elezioni, diventando arbitro tra i due grandi partiti privi di maggioranza assoluta. Ma il Re Giorgio II nomina a capo del governo il Generale Metaxas, il cui minuscolo partito non aveva che sei deputati. Tutti i partiti borghesi votarono la fiducia. Seguì il terrore anti-operaio: sospensione del Parlamento e delle libertà borghesi, dissoluzione di tutti i partiti e sindacati, certificato di opinioni politiche per lavorare nel pubblico, nella stampa e nei tribunali. Più di 2000 comunisti furono deportati nelle isole, morendo di stenti e maltrattamenti. La dirigenza del KKE finì in prigione, centinaia furono i comunisti assassinati dai sicari di regime (1).

Italia 48 Le elezioni vedono il Fronte Popolare grande favorito, i due partiti che lo compongono – PCI e PSI – godono di grandissimo prestigio popolare. La CIA interviene allora (2) a sostegno delle vecchie forze democristiane e clericali, rovesciando miliardi di dollari nella campagna elettorale. La DC aveva già espulso il PCI dal governo nazionale post-resistenziale l’anno prima su ordine degli USA, con i brogli del ’48 attuò un vero e proprio colpo di Stato bianco. Alle elezioni falsate, seguirono i processi politici (da parte degli stessi giudici che avevano servito sotto il fascismo) contro i partigiani che siedevano in Parlamento. Molti dovettero fuggire, trovando riparo in Cecoslovacchia (3).

Iran 53  Nel ‘51, Mossadegh vince le elezioni e stabilisce un’alleanza col Fronte Nazionale e il Partito Tudeh (Comunista). Mossadegh nazionalizza il petrolio e grazie ai profitti – fino a quel momento accaparrati dal governo britannico, attraverso la Anglo-Iranian Oil Company (oggi British Petroleum) – introduce riforme socialiste. I servizi segreti britannici e la CIA fomentarono allora un colpo di Stato, l’« Operazione Ajax », che rovesciò il governo democraticamente eletto e instaurò la dittatura dello Scià Reza Palhavi.

Guatemala 54 Sulla scia del successo in Iran, gli angloamericani con l’appoggio dei latifondisti guatemaltechi rovesciano il governo legittimamente eletto di Jacob Arbenz, che intendeva nazionalizzare le risorse sfruttate impunemente dalla United Fruit (oggi Chiquita), il cui azionista principale era niente meno che l’allora direttore della CIA  Allen Dulles il quale non gradiva inoltre la tassa sulle banane e la riforma agraria. Seguì spietata dittatura militare del Generale Carlos Castillo Armas insediato dagli USA.

Brasile 64 Il partito cristiano-democratico al governo, che cercava di promuovere la riforma agraria contro il latifondo e la nazionalizzazione delle compagnie petrolifere, fu destituito a favore di un regime militare. La Giunta detta dei gorillaz,  sciolse tutti i partiti politici e praticò un feroce liberismo in ambito economico. Dal ’79 al ’85 la giunta rese legali tutti i partiti tranne quello comunista.

Grecia 67  Tipico caso di comunismo immaginario. Nonostante il KKE fosse già fuorilegge, i militari attuarono un colpo di Stato dichiaratamente anticomunista con l’appoggio del Re, alla vigilia delle elezioni parlamentari. Il pretesto fu che i comunisti erano infiltrati dappertutto (soprattutto dentro le loro teste di fanatici) e che le elezioni risultavano in tali condizioni troppo pericolose.

Cile 73 Il Partito socialista – su posizioni dichiaratamente marxiste – vince le elezioni e Salvador Allende diventa Presidente. Egli si trova da subito confrontato al boicottaggio economico da parte dei capitalisti, ai disordini fomentati dai ricchi di Santiago, poi al colpo di Stato sanguinario di Pinochet (leggere qui il nostro articolo).

Democrazia parlamentare secondo convenienza

A grandi linee, gli esempi presentati hanno in comune i seguenti tratti:

  • Si tratta di governi legittimi, regolarmente eletti secondo i canoni della democrazia borghese

  • Cercarono di nazionalizzare e socializzare le risorse economiche, per sottrarle allo sfruttamento imperialista e capitalista, proponendo un modello di società socialista

  • Furono rovesciati in maniera anti-democratica, spesso nel sangue, dalla borghesia.

In pratica, le classi possidenti non hanno materialemente permesso che il loro sistema politico potesse essere usato per altri scopi che la tutela dei loro affari. Le elezioni democratico-parlamentari sono il loro strumento di dominio, ardua è l’impresa di voler trasformare dunque il suffragio universale in qualcosa di più che la forma in cui la borghesia ammette l’azione politica limitata (nel certificare lo status quo) delle masse.

Il potere politico resta sempre in ultima istanza nelle mani di chi detiene il potere economico. Per le classi lavoratrici, la presa del potere economico è realizzabile solo attraverso la socializzazione della grande industria e del credito. Sotto questo aspetto, e alla luce dei fatti, risulta pertanto problematico affermare ad oggi che la classe operaia possa usare lo Stato e in generale le istituzioni democratiche borghesi per affermare pienamente il proprio potere.

La macchina statale è costruita intorno ai bisogni specifici al Capitale, lo ricopre e protegge come un involucro, le sue forme corrispondono al livello di sviluppo della struttura economica, difficilmente i suoi strumenti – elettorali, politici e amministrativi – possono incidere a tal punto da snaturare il carattere profondo di istituzione politica al servizio del Capitale.

Sebbene la possibilità di introdurre il socialismo a colpi di riforme parlamentari non sia da rigettare in linea teorica,  di fatto la pratica non è riuscita per ora a confermare tale ipotesi. Inoltre, nessuna illusione è possibile né tollerabile: che il potere venga conquistato « legalmente » tramite elezioni, o « illegalmente » tramite rivoluzioni, la resistenza della borghesia sarà terribile, e andrà a un momento o l’altro spezzata.

Oggi in Italia, la partecipazione al Parlamento di un vero partito operaio è una priorità assoluta. Ma puntare unicamente su elezioni parlamentari sarebbe un grave errore, se ciò non facesse parte di una strategia più ampia di lotta di classe. Per questa necessità vitale di dare voce e nuova coscienza di classe ai lavoratori è necessario arricchire la democrazia borghese tramite elementi di democrazia socialista, in particolare nei luoghi di lavoro, accompagnando lo sviluppo di istituzioni democratiche all’interno delle unità produttive, potenziando il ruolo dei sindacati, organizzando le lotte economiche frammentate sui territori in prospettiva politica generale.


(1) Joëlle Fontaine, De la résistance à la guerre civile en Grèce 1941-1946, La fabriques éditions, 2014

(2) http://www.tribunodelpopolo.it/nel-1948-fu-la-cia-a-fermare-il-pci/ ; http://www.lastampa.it/2014/06/30/esteri/siamo-noi-della-cia-ad-aver-fermato-i-comunisti-nel-WZhil5axisIGZyDRJkSF6J/pagina.html

http://www.counterpunch.org/2016/12/16/the-cold-war-continued-post-election-russophobia/

(3) http://www.deriveapprodi.org/2013/03/francesco-moranino-il-comandante-gemisto/ ; https://resistenzatradita.wordpress.com/2015/11/12/il-partigiano-cid/

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