Rifare il partito

stella-rossaVediamo ogni giorno come la borghesia, necessitata a manipolare lo Stato per i propri interessi, vive nell’esercizio quotidiano di un tipo di potere che indebolisce e corrompe le istituzioni e organizzazioni, in particolare quelle costituitesi nel Dopoguerra sulla vittoria contro i fascismi – come lo Stato sociale, i Sindacati, i Parlamenti, i partiti di massa (soprattutto quelli riconducibili alla tradizione comunista) – per poi ricattarle.

In Italia, tutto ciò è splendidamente illustrato dal blocco reazionario coagulato intorno agli interessi della grande borghesia industriale e finanziaria, la quale mobilita notabili e piccoli proprietari a tutti i livelli, attraverso la propaganda di massa a reti unificate, con l’avallo delle gerarchie politiche ecclesiastiche.

Ad oggi, questa ristretta ma potentissima classe di sfruttatori non trova in Italia – come nei Paesi a capitalismo avanzato d’Europa e d’America del Nord – nessun serio antagonista, tra una sinistra social-movimentista appassionata di scontri sociali che si esauriscono al di fuori delle stanze del potere, e una sinistra borghese idealista che si occupa astrattamente di diritti nei salotti mediatici e nelle aule universitarie.

Eppure esiste ancora una sinistra di classe, ultraminoritaria per il momento e silenziata nel dibattito pubblico, non esente da errori passati, ma dalla quale bisogna ripartire. Essa cerca tra mille difficoltà di riunirsi sotto una bandiera unica.

La creazione di un partito operaio, comunista e di classe, con sensibilità di massa e internazionalista è infatti in questo senso una priorità assoluta. Esso deve porsi come obiettivo immediato la ricostituzione di un’unità della classe operaia e dei lavoratori rispondente allo stato attuale dello sviluppo economico nell’Occidente capitalista e in un contesto fortemente conservatore, a tratti reazionario, capace di opporsi al partito unico dei mercati.

Orgoglioso della sua storia, che è quella del movimento operaio in tutte le sue manifestazioni nazionali e internazionali, il partito rivendica senza ambiguità possibili come proprie tutte le sue vittorie, sconfitte ed errori. Un partito di questo genere, o è presente dentro la realtà dei rapporti economico/sociali, o gran parte dei suoi membri provengono dalle fila del Lavoro, dalla classe operaia in primis, o non è. Solo così potrà essere a tal punto incisivo da poter ricavare da essi la linea politica, le misure e i programmi di volta in volta richiesti dalla fase in corso.

Un partito inderogabile sui principi fondamentali, il cui orizzonte è la Rivoluzione per il Socialismo, rigoroso nel metodo e nell’organizzazione, impeccabile nella disciplina, pragmatico e unito nell’azione. Lontano, in definitiva, dall’accademicismo, dal settarismo di minoranza e dall’estremismo radicale, autentico o di facciata che sia, che caratterizza una larga parte del frammentato mondo della sinistra italiana da salotto post ’89.

Un partito che non si compiace nella nicchia dell’opposizione parlamentare, che non si accontenta di cavalcare fiammate spontanee di protesta, ma che organizzi e diriga le lotte secondo un principio di azione politica dal carattere razionale a intensità costante, capillare e radicato. Metodo oggi perduto, in favore dei guitti mediatici e dalle cricche in mano a miliardari e banchieri d’assalto. Unico metodo tuttavia capace di essere incisivo sul lungo termine e baluardo contro il populismo e le false risposte a problemi concreti e complessi del presente.

Un partito comunista di questo genere è necessariamente materialista: sempre ponderato sulle esigenze concrete, sensibile alle circostanze materiali, flessibile in relazione alla contingenza dell’attualità, e per contro anti-utopista e anti-idealista. Non si accontenta cioè di slogan vuoti o inapplicabili, e non propone cose che non stanno né in cielo né in terra, perché l’irrealismo conduce al peggior compromesso, o all’utopismo moralista.

Lotta economica e lotta politica

Tra i compiti pratici più immediati, esso dovrà lavorare per far maturare tra i lavoratori, in particolare a partire dalla classe operaia industriale, la coscienza di classe andata perduta nel tempo. Nella prassi il partito deve incoraggiare i suoi membri alla partecipazione a ogni tipo di attività sindacale e di sciopero. Attività necessaria per estendere la lotta economica e coinvolgere quanto più operai possibili nel movimento e nell’azione. Al contempo però l’obiettivo sarà far maturare una coscienza rivoluzionaria all’interno delle classi lavoratrici di cui una solida coscienza di classe, che nasce certo dalla lotta economica materiale, è un presupposto necessario ma non sufficiente.

La lotta deve diventare politica. Solo quando si arrivi sul terreno politico, si può infatti sviluppare una robusta coscienza di classe che non si limiti alla rivendicazione socialdemocratica. I lavoratori non saranno rivoluzionari infatti solo facendo scioperi o perseguendo alcuni miglioramenti materiali (subito seguiti da nuovi attacchi dei capitalisti su altri fronti), ma maturando, in seguito all’approfondimento politico di tutte le questioni sociali inerenti a tutte le classi e gli aspetti della società compresi nella loro interconnessione comune.

Solo sapendo decifrare ad ampio raggio le mistificazioni della grande stampa, comprendendo a chi rispondono le istituzioni, imparando a quale classe e a quale fazione interna a ogni classe esse sono asservite, si giunge alla corretta comprensione degli aspetti quotidiani, dalla corruzione al più semplice fatto di cronaca.

Andare a fondo insomma delle questioni che agitano la contemporaneità, nella denuncia e nella critica, abbracciando quanto più possibile la complessità, l’apertura del presente. Concentrarsi infatti solo su sé stessi, e sulla propria classe di appartenenza, equivarrebbe a una chiusura imperdonabile, un solipsismo reazionario che conduce al nazionalismo più becero e all’egoismo individualista alla base del liberismo. Un partito che li guidi in questa direzione darebbe un cattivo consiglio ai lavoratori. 

La coscienza rivoluzionaria è dunque un passo in avanti rispetto alla coscienza di classe, la quale a sua volta è un salto di qualità rispetto alla semplice coscienza di classe economica. E tutto ciò non si fa in una volta sola, spontaneamente, ma è il frutto di una transizione nella coscienza delle masse, di un apprendimento attraverso la pratica, possibile grazie a un partito operaio forte e organizzato, che recluti all’interno degli operai politicamente più avanzati i propri quadri dirigenti, in grado di trasmettere il suo messaggio a tutte le masse lavoratrici.

Che vogliamo qui riassumere così: la vera radice dei problemi risiede nel modello di sviluppo capitalista, e di conseguenza l’autentica liberazione sta nel superamento del Capitalismo: e dopo il Capitalismo c’è solo il Socialismo. Occorre chiarire la natura delle relazioni economiche che bloccano il Paese e impediscono l’emancipazione e il benessere sociale, da quale paradigma culturale – ossia il capitalismo neo-liberista – provengono oggi le direttive che ci stanno portando sul lastrico e chi sono i veri esecutori materiali delle stesse. Occorre mettere in luce a chi conviene lo stato attuale: ai ricchi, perché il loro interesse è in conflitto strutturale con l’interesse delle classi lavoratrici.

Per fare questo è necessario un partito operaio solidamente strutturato che sia il risultato dell’organizzazione e radicamento nei luoghi della produzione e sappia stare accanto alle masse in lotta per far maturare un punto di vista rivoluzionario, che porti le rivendicazioni dal punto A – socialdemocratico e limitato alla repubblica democratica borghese – al punto B comunista e proiettato verso la repubblica democratica socialista.

Finché non esisterà questo partito, come forza, come massa critica, il Capitale avrà la strada spianata e seguirà liberamente il suo corso, ovunque esso possa condurre. La Storia ci insegna che ha sempre condotto alla rovina delle guerre; non c’è nulla che ci garantisca il contrario oggi, e quindi non c’è nulla che non possa essere tentato per rimettere la Storia sui nostri passi.

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