La svastica sul Medio Oriente


qatar-isis-mappaFedelissima alla sua fama di regime assolutista reazionario, l’Arabia Saudita ha decapitato ieri 47 persone, accusate genericamente di opposizione alla monarchia dei Saud.

Ma attenzione: quando si parla di “accusati”, a proposito di Arabia Saudita, è inutile pensare a un tribunale, a un codice e una procedura civile. Si tratta piuttosto della decisione insindacabile della commissione religiosa incaricata di applicare la sharia piu tribale, barbara e medioevale che esista, sulla base di precetti settari declamati da santoni salafisti. Gli stessi che predicano per l’ISIS.

Lo Stato Islamico infatti esiste da tempo: si chiama Arabia Saudita, e cerca di espandere la propria influenza sul resto del mondo col nostro aiuto, in quanto alleato di ferro dei nostri governi borghesi, di destra e di sinistra.

Le bande dell’Isis non rappresentano altro che gli scagnozzi e i mercenari degli uomini d’affari del Golfo, le camicie nere del terzo millennio, incubate dai veri e propri regimi nazifascisti quali l’Arabia Saudita, la Turchia, il Qatar, il Kuweit, gli Emirati Arabi.

L’assassinio abominevole dei 47 innocenti di Ryad è da iscriversi dunque nel computo degli attentati terroristici iniziati lo scorso novembre con le autobombe a Beirut, proseguiti con l’esplosione dell’aereo russo sul Sinai e con gli attacchi di Parigi; e alla stessa stregua della provocazione turca dell’abbattimento del jet militare russo di dicembre. Il fine è alimentare la tensione, in modo da scatenare l’incidente intorno al teatro di guerra siriano.

Tatticamente, si tratta di una reazione omicida al fatto che la guerra in Siria non volga più in loro favore dopo l’intervento russo-iraniano. E l’Iran ora si sente attaccato, in quanto un illustre sceicco della comunità sciita saudita risulta tra le vittime delle barbare esecuzioni. Ciò non può non avere implicazioni sull’aggressione imperialista in corso in Siria.

L’obiettivo delle forze reazionarie, degli squadroni della morte e dei loro burattiani, è quello di sabotare qualsiasi processo di pace nel contesto siriano, e trascinare il mondo verso la guerra imperialista globale, che serve ai complessi finanziari e industriali per uscire dalle secche della crisi sistemica del capitalismo all’epoca della globalizzazione. 

Dove sono oggi i difensori dei diritti umani, i giornaloni borghesi benpensanti, sempre pronti ad accusare i Paesi socialisti e quelli non allineati delle peggiori malefatte – si pensi alle permanenti quanto infondate campagne contro il Venezuela, Cuba, la Cina o contro la Corea del Nord – quando l’orrore concentrazionario saudita commette crimini raramente eguagliabili sulla faccia della Terra? 

Una volta di più i giornalisti dimostrano di essere nient’altro che servi del Capitale, cani da guardia dei proprietari di gruppi mediatici in affari con i sauditi e col Qatar, quindi dei lacché dell’imperialismo. Ecco la famosa “libertà di stampa”: un’ipocrita arma in mano alla borghesia, atta a criminalizzare e destabilizzare i Paesi che osano proporre modelli di sviluppo economico-sociali divergenti dal capitalismo, ai quali è preferibile una barbara e oscurantista Monarchia assoluta, purché capitalista, con la quale si possano fare buoni affari.

Come farà la Francia, ad esempio, a condannare l’Arabia Saudita, vista la collusione oggettiva tra le grandi dinastie industriali transalpine che prosperano nel mercato degli armamenti e dell’energia, le banche d’affari parigine, e i principi e capitalisti arabi, il cui giro d’affari s’aggira intorno ai 10 miliardi di euro annui.

Con quale faccia può Hollande piangere i 130 giovani e lavoratori assassinati nei caffé di Parigi il 13 novembre, mentre traffica come un venditore di tappeti tra Ryad e Doha insieme ai mandanti di tali assassinii; con coloro i quali, legittimati dal loro strapotere economico su tutte le piazze d’affari del globo grazie alle infinite ricchezze dei petrodollari, operano da decenni a spargere per il mondo l’ideologia whaabita dalla quale prendono origine tutti i movimenti terroristici contemporanei.

Gli stessi che hanno ordinato ieri la decapitazione senza processo degli “oppositori”, che finanziano da sempre il terrorismo, sono quelli che acquistano squadre di calcio inglesi e francesi dall’appeal mondiale, catene internazionali di Hotel di lusso, boutiques per miliardari, castelli e dimore signorili tra Londra, Parigi e New York. Gli stessi che investono miliardi, tramite fondi di investimento privati e sovrani, in tutti i conglomerati economici dominanti sul continente europeo e negli Stati Uniti.

Queste aristocrazie arabe, detentrici di un potere economico formidabile, comparabile solo a quello dei grandi capitalisti americani ed europei coi quali difatti sono in affari, fondato sulla proprietà privata delle risorse petrolifere e sullo schiavismo infame cui sottopongono le masse lavoratrici arabe, così come il regime turco – il cui dirigente principale citava proprio ieri come esempio di buon governo la Germania di Hitler – rappresentano le realtà più reazionarie del capitalismo islamico. Si tratta di fascismo, non a caso generato dal capitalismo islamico più fiorente e finanziarmente più evoluto, che cerca di espandere la propria pestilenziale influenza sul vicinato.

Il tutto coi buoni auspici delle democrazie borghesi occidentali, simili per interessi e caratteristiche economiche, differenti solo nella forma dello sfruttamento. Se in Europa occidentale vi è ancora il paravento della forma di governo della Repubblica democratica (anche se in Ucraina è in via di estinzione), in Medio Oriente vige la faccia cattiva, fascista (e impregnata dal culto della morte che da sempre, dalla Guerra di Spagna, alle famigerate SS Testa di morto, i fascisti esaltano nella loro estetica e propaganda), di uno stesso sistema di dominio fondato sulla supremazia delle ricchezze private sulla vita sociale intera.

In Europa questa tendenza si manifesta nella regressione sistematica di tutti diritti sociali acquisiti negli anni di lotta del dopoguerra, nella austerità omicida, nelle nuove leggi contro il lavoro, nella disoccupazione di massa, nel terrorismo sostenuto dai Paesi amici e alleati, importato per tenere sotto scacco dirigenti collusi e mantenere le masse nella paura. Le destre avanzano a passi da gigante su tutto il continente, sulla base della putrefazione della società capitalista.

Tutto ciò illustra, per chi vuol vederlo, la Guerra civile – economica, politica e sporadicamente militare – operata dai ricchi e dai padroni contro le classi subalterne in ogni nazione. Essa va combattuta tenendo conto dell’insieme della relazioni economiche che legano le nostre classi dominanti ai loro corrispettivi Mediorientali. Solo spezzando l’oppressione interna, invertendo le sorti della guerra civile diretta contro le classi lavoratrici all’interno di ogni Paese avanzato, si può fermare la guerra imperialista alle porte, di cui altrimenti le classi lavoratrici di ogni Paese capitalista faranno inevitabilmente le spese.

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