L’Europa dei capitali uniti

bank for banking unionIl 30 settembre 2015 la Commissione europea ha adottato un piano d’azione di 20 misure chiave per realizzare un autentico mercato unico dei capitali in Europa entro il 2019. I geni della Commissione europea hanno infatti identificato i problemi economici che avvinghiano l’Europa capitalista nella scarsa performance dei mercati finanziari. Hanno quindi deciso di mettersi al lavoro per riparare a questo difetto.

Intendiamoci, hanno ragione. Da un punto di vista della competizione intercapitalistica, e dello sviluppo ineguale delle varie aree che compongono il capitalismo avanzato, l’UE si pone di certo come area più arretrata al livello finanziario. Essa è tuttavia in profonda mutazione, a seguito della grande crisi, verso uno stadio puramente monopolistico: un momento caratterizzato dal gigantismo dei grandi gruppi multinazionali, dalla finanziarizzazione dell’economia, teso all’esportazione dei capitali, espansionista.

La burocrazia comunitaria ha quindi identificato correttamente lo stato oggettivo dell’economia europea, e tenta di farsi levatrice dell’Europa imperialista, conformemente al mandato anti-operaio e anti-democratico, affidatogli dal Capitale per prendersi cura dei suoi affari sul continente.

La filosofia politica alla base (o meglio il pretesto) di tale manovra, è che la ripresa stenta, gli investimenti latitano, le banche non prestano abbastanza e le piccole imprese non hanno accesso al credito. Le cause non vanno ricercate nella crisi sistemica del modo di produzione capitalistico, figuriamoci, ma al contrario nella ristrettezza e arretratezza della finanza, in particolare l’eccessiva dipendenza del finanziamento dai prestiti bancari rispetto al mercato azionario.

Di qui, la necessità espandere ulteriormente i mercati finanziari: la soluzione sarebbe di promuovere gli strumenti per espandere i fondi capital-risk, sviluppare e rilanciare la cartolarizzazione, facilitare l’accesso delle aziende alla Borsa per la raccolta di capitali: il modello dichiarato sono gli USA, il Paese da cui partì la crisi finanziaria che ha devastato il mondo.

Il documento (che alleghiamo a fondo pagina) spiega di voler « Stabilire un sistema finanziario più diversificato, completando il finanziamento bancario attraverso un mercato dei capitali più sviluppato e approfondito. Si intende sbloccare il capitale attualmente congelato in Europa per servire l’economia, tramite l’offerta di una maggiore scelta di fondi di investimento per gli investitori retail e ad un costo inferiore per le imprese. Stabilire un vero e proprio mercato unico dei capitali nell’Unione Europea, consentirà agli investitori di investire liberamente i loro fondi all’estero, e alle imprese di raccogliere i fondi di cui hanno bisogno da una vasta gamma di fonti, a prescindere loro posizione ».

Il ruolo della Commissione, in cooperazione con gli Stati membri, è quello di identificare le barriere nazionali ingiustificate che bloccano la libera circolazione dei capitali, e rimoverle tramite apposite regole. Il documento è chiaro : « La libera circolazione dei capitali è uno dei principi fondamentali su cui l’Unione europea è costruita » e « il successo dell’unificazione dei mercati dei capitali dipende anche da operatori di mercato. Gli intermediari finanziari (gli speculatori n.d.r) devono fare la loro parte, infondendo fiducia ai clienti del mercato europeo dei capitali. Questo piano d’azione intende lasciare l’iniziativa al mercato, mentre la Commissione si fornisce le garanzie di avanzamento istituzionale e adeguamento legislativo necessarie ».

In pratica, carta bianca alle società finanziarie. Una tappa decisiva verso l’Europa del capitale monopolistico e dei cartelli. Un salto di qualità della natura capitalistica della UE, che diventa un sovrastato interamente al servizio del capitale finanziario, nel quale i sottostati nazionali retrocedono a stampelle, supporti, passacarte e ricettacoli delle direttive centrali.

Questa progetto riflette la tendenza inevitabile e necessaria alla spartizione definitiva della aree povere dell’Unione da parte del Capitale centrale – in attivo e collocato principalmente al Nord – contro il capitale in sofferenza collocato per lo più al Sud. Ogni Stato nella storia si è costruito infatti sulla spoliazione di territori in favore di altri, del saccheggio di risorse periferiche verso il centro coordinatore. L’UE non fa differenza: la produzione si concentra nelle mani di colossi industriali, a discapito delle piccole e medie imprese, mentre i capitali si centralizzano intorno alle nascenti istituzioni, e perdono così la loro indipendenza operativa per essere ricondotti ai centri finanziari sotto l’ombrello di Bruxelles e Francoforte, in particolare intorno alle banche tedesche, olandesi e francesi, detentrici di capitali che comprano, acquisiscono e annettono quelli delle periferie.

Logicamente, l’invasione prevista di capitali richiede l’oppressione del lavoro, e da questo punto di vista l’attacco è a uno stadio estremamente avanzatoL’UE sta diventando insomma, a un livello superiore, quello che gli Stati borghesi europei erano per le industrie e le multinazionali al livello nazionale fino agli anni ‘90. Un superstato che per attuarsi cerca di sopperire alla sua disunione politica con il perfezionamento finanziario.

Fra le multinazionali, i grandi gruppi, le società finanziarie, le banche e l’Unione Europea si stanno annodando legami sempre più profondi e una situazione di interdipendenza totale, fondati sul carattere di classe e di sfruttamento delle risorse dei potentati economici prevalenti. Tali società, per aprire la strada al loro dominio, hanno usato ogni metodo: innanzi tutti le privatizzazioni iniziate negli anni ’90, poi la disgregazione economico/politica degli Stati sovrani – tramite il debito e l’uso strumentale delle agenzie di notazione -, basandosi spesso sulla pura e semplice corruzione di funzionari, politici e accademici a tutti i livelli.

Esse si servono dell’Unione Europea come di uno strumento per realizzare le loro necessità d’espansione, nel tentativo perpetuo di contrastare la tendenza alla caduta dei profitti, di cui il neocolonialismo guerrafondaio inaugurato con l’aggressione alla Libia nel 2011 è la diretta e logica conseguenza.


http://ec.europa.eu/finance/capital-markets-union/index_fr.htm

http://ec.europa.eu/finance/capital-markets-union/docs/building-cmu-action-plan_fr.pdf

 

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