Al Baghdadi e Robespierre: i miracoli della disinformazione

indexNell’editoriale di questa settimana, un influente, “rispettabile” e accreditato settimanale internazionale (il Courrier International, L’Internazionale in Italia, organo sedicente progressista, aperto al mondo e sempre in prima linea quando si tratta di scialacquare la politica di sinistra nei buoni sentimenti e nelle idee superficiali che vanno di moda) osa paragonare lo Stato Islamico a niente meno che Robespierre.

Gli oscurantisti medioevali che sognano di istituire una teocrazia di stampo saudita, segregare le donne e tutti coloro che non si conformano alla loro visione religiosa, instaurare lo schiavismo, e il capo Rivoluzionario giacobino che fondò la Repubblica democratica borghese, proclamò l’uguaglianza tra cittadini, abolì lo schiavismo e i privilegi dell’aristocrazia. Ebbene queste due opposte e inconciliabili forze della storia, il progressismo e la reazione più bieca, sono associate e messe sullo stesso piano, sotto la bandiera del terrorismo, entrambe presentate al lettore come due facce di esso.

L’argomento riduttivo e superficiale usato dal settimanale è che, siccome in una Rivoluzione come in un’invasione mercenaria di uno Stato sovrano (in questo caso la Siria e la Libia) ci sono dei morti in gioco allora, che si tratti di lotta per l’emancipazione che sfocia in una Rivoluzione o di una lotta di predazione, siamo in fondo di fronte allo stesso fenomeno.

Il liberale progressista che scrive per i grandi giornali è convinto infatti di essere un pacifista, seduto ad esempio nel suo salotto a scrivere articoli in sostegno degli interventi umanitari della NATO. Egli no, non è violento, chi reagisce alle sue guerre umanitarie spacciandole proditoriamente per violenza, lo è.

Dunque, il pennivedolo senza cervello, di cui per misericordia non riporteremo il nome, che scrive tale abominio giustifica il suo paragone sparando l’inverosimile cifra di 100.000 morti da addossare interamente a Robespierre, così a braccio, senza riferimenti a fonti o studi in proposito, senza contestualizzazione storica, senza minimamente interrogarsi, su quali fossero le cause del cosiddetto Terrore giacobino, ossia la difesa della Repubblica assediata dalla guerra dagli imperi centrali e la contro-rivoluzione in Vandea fomentata dagli aristocratici.

Il Terrore in verità fu piuttosto una categoria inventata dagli oppositori di Robespierre e ripresa dalla storiografia reazionaria, oppositori che infatti applicarono un Terrore ben più spietato contro i giacobini, dopo aver sversato su di loro ogni possibile diffamazione, compresa quella del tutto inverosimile che Robespierre volesse farsi incoronare re di Francia e restaurare il vecchio ordine. Infine, gli stessi che condannarono Robespierre e i montagnardi svendettero la Rivoluzione al nuovo Cesare: Napoleone.

Dunque anni di civilizzazione, studio, diffusione della cultura, università e rigore scientifico, stampa sedicente “libera”, per arrivare a ritrovarsi su un giornale elitario e di sinistra che l’ISIS e giacobini sono la stessa cosa, che Al Baghdadi e Robespierre, di fronte alla Storia, rappresentano la stessa corrente, quella del “terrore”, contro la democrazia. A questo si arriva quando si perde la prospettiva di classe, la profondità storica, la nozione di evoluzione e movimento: all’involuzione culturale completa e reazionaria.

Seguendo il “metodo” della stampa internazionale – piatto, astorico e immobilizzato sul presente – ogni violenza è uguale e paragonabile, in qualsiasi luogo, epoca e condizione sono applicabili gli stessi giudizi a posteriori – che sia una guerra di invasione o una resistenza all’invasione, una difesa da un sopruso o il sopruso stesso. E seguendo il loro assurdo metodo contabile, possiamo affermare senza ombra di dubbio che l’umanità sia responsabile di miliardi di morti, quindi che l’umanità sia terrorista.

La verità è che la campagna di stampa della “lotta al terrorismo” diventa funzionale alla criminalizzazione delle rivoluzioni sociali, associando fenomeni che non hanno niente a che spartire tra loro, intorno alla nozione di violenza. E siccome uno sciopero può facilmente degenerare in scontri “violenti”, e il terrorismo è violento, allora gli scioperanti potranno essere terroristi. Se non oggi, presto domani.

Questa disinformazione è tanto più fastidiosa quanto i nostri governi “parlano” di lotta al terrorismo ma in realtà lo alimentano appoggiando gli islamisti in Siria, la casa del terrorismo globale come lo fu l’Afganistan negli anni 80. D’altronde alla redazione dell’Internazionale lavorano gli stessi che propagano l’isteria antirussa, soprattutto ora che esercito siriano e aviazione russa stanno liberando Aleppo dai tagliagole. Cioè stanno liquidando i nostri uomini, le nostre truppe di terra anti Assad sul terreno.

Questo e solo questo è ciò che nasconde l’apparato ideologico che propaga la guerra – solo mediatica – al terrore: una copertura per gli affarii bellici delle classi dominanti occidentali. Un pretesto reale intendiamoci, quando si crea un problema, come fanatici whaabiti finanziati dalla CIA, dal Pakistan, l’Arabia saudita, il Quatar, la Turchia, la NATO, e poi si offrono soluzioni – le bombe occidentali, la rimozione di governi scomodi e l’onnipotenza dei servizi di sicurezza.

Se poi le schegge impazzite di questi tagliagole si ritrovano un giorno per le strade di Parigi a mitragliare inermi civili seduti nei caffé, si piange qualche lacrima di coccodrillo, si mobilita ancor di più l’esercito, si fanno leggi liberticide, si annuncia notte e giorno che attentati ancor peggiori stanno per arrivare, e si continua a fare affari coi principi del Golfo e la Turchia, e a devastare e rimuovere gli unici Stati e governi laici del Medio Oriente per far posto all’oscurantismo che nutre il terrorismo.

Il terrorismo è l’arma più sporca e meno controllabile in mano alle nostre classi dominanti per garantire la prosperità dei loro affari globali. Parallelamente, la canea mediatica intorno alla “lotta al terrorismo” è sicuramente la più avanzata arma di disinformazione di massa che sta uccidendo oggi la coscienza critica, l’evoluzione culturale dell’opinione pubblica in generale. Il capitolo più riuscito della propaganda capitalistica.

Vogliamo concludere citando le parole di un grande dirigente comunista italiano riguardo la propaganda e la disinformazione di stampo imperialista americano, parole oggi più che mai attuali:

“I temi ideologici arrivano dall’America assieme ai carri armati: si tratta della parte ideologica del piano Marshall. Veramente non so se si possa parlare di ideologia, giacché non si tratta mai di argomentazione seria, ma di disinformazione, di propaganda, subdola che non tende a convincere i più intelligenti, ma che ha lo scopo dichiarato di conquistare la parte più arretrata, di influire sulla parte meno esperta del pubblico e di soddisfare i gusti più bassi. Tutta la ‘propaganda’ organizzata in tutti i paesi capitalisti dell’imperialismo americano o dalle sue agenzie è un cumulo di menzogne. Basta dare uno sguardo alla stampa dei vari paesi per accorgersi che gli stessi temi vengono trattati in Inghilterra, in Francia, in Italia, in Belgio, che le stesse parole d’ordine, gli stessi slogan vengono lanciati dappertutto contemporaneamente.”

(Pietro Secchia)

 

 

 

 

 

 

 

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