Da Bologna contro la guerra imperialista

no guerraLe manifestazioni che si sono svolte sabato 12 Marzo contro la nuova invasione della Libia, programmata dalla NATO e mascherata da “lotta al terrorismo”, di cui l’Italia dovrebbe prendere il “comando”, hanno riunito nelle più importanti città italiane un generoso numero di manifestanti, compagni, rappresentanti di movimenti per la Pace, semplici cittadini. Abbiamo potuto constatare a Bologna la forze e i limiti del movimento.

La forza sta nell’aver organizzato più di 30 eventi simultanei che hanno interessato tutte le principali città italiane, e contribuito a scalfire la cappa di conformismo guerrafondaio e sicuritario che avvolge la società e l’opinione pubblica ingannata dai media borghesi e padronali. I limiti, viste le circostanze particolarmente reazionarie, sono riflessi nel carattere minoritario e non strutturato della protesta, incapace per ora di rivestire il carattere di vera e propria lotta. 

Constatiamo che mentre folle borghesi benpensanti si mobilitano per i diritti civili, spronati dei grandi quotidiani e dal mondo della cultura, lo stesso non accade per la guerra imperialista. Simbolo dell’egoismo agiato borghese, le priorità sono stravolte da un’agenda mediatico-politica che indirizza la partecipazione, rendendola innocua.

Le classi dominanti dimostrano plasticamente di avere i mezzi per organizzare e dirigere sia la protesta che il consenso, mentre le classi lavoratrici non riescono a unirsi come dovrebbero intorno ai due pilastri dell’oppressione odierna: il lavoro sfruttato e le guerre imperialiste per sfruttare le risorse altrui.

Questo perché essi sono privati ormai delle loro organizzazioni di riferimento. A questo doppio sfruttamento, si risponde così con un indeterminato, per quanto meritorio, movimento del “popolo della pace”. Retorica da società civile ridotta a espressione mediatica, i giornali borghesi pro-guerra hanno buon gioco a rinviare tali mobilitazioni alla loro presunta irrilevanza.  Per noi, tale mancanza di incisività deriva dallo scollamento tra lotta per la pace e lotta per il lavoro, tra pacifismo e interessi di classe; i movimenti fluttuano così in uno spazio cultural-mediatico che non è il loro, in balia del pensiero dominante, cioè degli interessi delle classi dominanti per cui la guerra è necessaria.

Una causa che dovrebbe bloccare il Paese riesce dunque a mobilitare per ora solo minoranze sparse, ma determinate. La necessità di una direzione organizzata e unitaria è impellente, intorno ai partiti comunisti e operai, esistenti e da ricostruire, insieme a forze sindacali che riprendano il loro ruolo di organizzazioni sociali progressiste e dal respiro internazionale. Questo è l’insegnamento che traiamo dall’importante giornata di mobilitazione di sabato 12 Marzo; invitiamo a continuare le manifestazioni e a firmare la petizione per l’uscita dell’Italia dalla NATO che ha già raggiunto le 20 000 adesioni – qui No Guerra, No NATO, per un’Italia neutrale

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