Unione Europea: nascita di una Nazione

ue-684x250Presi come siamo a discettare di contingenze, come il corso quotidiano delle Borse, inflazioni e deflazioni, immigrazioni e terrorismi, rischiamo, schiacciati sul presente, di perdere di vista l’essenziale: sta nascendo una nuova Nazione, e questa Nazione si chiama Europa unita.

Come ogni Nazione, si fonda sul sacrificio di alcuni territori, di regioni meno sviluppate a favore di altre, sulla centralizzazione amministrativa, sulla guerra, economica e non. Come ogni nascita incerta, l’Europa unita incontra mille ostacoli, e in queste contraddizioni sviluppa tensioni sociali profonde e laceranti. 

Di certo è che l’Unione è tagliata su misura degli interessi del capitale dominante. Le convulsioni politiche attuali sono chiamate ad assecondare la tendenza economica egemone e conciliarla finché possibile con gli interessi del capitalismo più arretrato. Intanto la peggiore crisi economica del secolo viene eclissata da questioni mediatiche, mentre le classi operaie, i lavoratori, sono semplicemente messe fuori gioco.

Le masse, terrorizzate da episodici attacchi terroristici, sono dissuase dal ribellarsi contro gli standard restrittivi di austerità che la politica comunitaria impone, l’atteggiamento critico nei confronti delle istituzioni scompare sotto i colpi della paura. Di più, l’opinione pubblica è istigata a rimettersi come a dei salvatori a governanti direttamente responsabili della proliferazione del terrorismo e dell’impoverimento, invitata a dimenticare le rivendicazioni sociali come un lusso e un’impudenza. Le condizioni economiche dell’unità europea sono chiare, la futura Europa federale, se si farà, sarà un’entità necessariamente e compiutamente imperialista.

Monopoli in formazione

La nostra è difatti un’epoca indubbiamente imperialista. Ma quell’imperialismo che un secolo fa era frutto del capitalismo monopolista degli Stati-nazione europei più avanzati – Inghilterra, Francia e Germania in particolare – si schiantò nei disastri delle guerre mondiali, e dette vita a un nuovo ordine. Questo nuovo ordine, è da decenni saldamente in mano al capitalismo USA egemone e imperialisticamente maturo.

Nella seconda metà del 20esimo secolo vi fu dunque un arretramento Europeo dal punto di vista dello sviluppo capitalistico, dovuto alla ricostruzione post bellica, oltre all’incorporazione di elementi socialisti, nella forma social-democratica, all’interno delle legislazioni statali che condizionavano lo sviluppo capitalistico, ostacolandone finché fu possibile le tendenze monopolistiche.

Ora però l’Europa ritorna sul davanti della scena, liquidando gli ostacoli rappresentati dal Lavoro, dalle legislazioni progressiste uscite dalle vittorie sui fascismi nella Seconda Guerra Mondiale, grazie all’unificazione monetaria e alla crisi. Tuttavia non può più farlo nella vecchia forma di Stati sovrani in competizione relativa, ma nella forma della nuova nazione che il Capitale, necessitando di sovrastare il vecchio spazio nazionale, sta tentando di costruire sul continente.

Il contenuto economico di questo processo risiede nei conglomerati multinazionali e nell’industria del credito onnipotente, alimentato dalla mobilità senza freni dei capitali. Essi monopolizzano branche intere dell’industria, degli annessi servizi, della finanza, della comunicazione. Da queste organizzazioni, e dalle istituzioni chiamate a garantirne il quadro giuridico e legale di sviluppo, risulta un bisogno di una sorta di pianificazione, un abbozzo di organizzazione coordinata, su  scala nazionale e internazionale.

Nuova divisione del lavoro

Un elemento nuovo si fa spazio nell’anarchia capitalistica europea precedentemente in balia del caos concorrenziale dei produttori nazionali e tra Paesi sovrani, rimpiazzata dalla gestione dell’economia da parte di pochi colossi, dal loro accordo reciproco, dalla sorveglianza che i colossi del credito esercitano sull’economia tutta intera. La pianificazione delle operazioni di scala, la moltiplicazione di queste operazioni come unica leva per il profitto, implica un capitalismo all’altezza della situazione, un imperialismo che sovrasti la sfera nazionale.

Il Capitale modella un Europa dove le forze produttive prevedono una divisione del lavoro sempre più specifica nell’ottica della dinamica centro/periferia che riproduce ingigantendoli tutti i processi di sfruttamento locali-nazionali: concretamente, una cintura di paesi sub fornitori dell’industria e della finanza egemone collocata principalmente in Germania, Olanda, Belgio, Lussemburgo e parti della Francia.

Ogni Stato è allora chiamato sia a portarsi garante, sia ad aprire la strada alle acquisizioni e fusioni, sia a consolidare questo sistema con leggi, linee di credito o nazionalizzazioni. O a farsi da parte, quando è chiaramente da ostacolo. Chiamato a fondersi in entità federali più ampie, incentrate sui capitalismi dominanti. L’Europa capitalista unita coinciderà infatti con gli interessi del nazionalismo più forte, dei Paesi oggi più avanzati, o non esisterà.

Lotta europea

Così facendo consolida i monopoli capitalistici, elimina gli arretrati, ne diventa tutt’uno fino a confondersi con queste gigantesche società dal potere illimitato.  Il capitalismo monopolista di Stato europeo nasce così sulle ceneri del tessuto produttivo locale di piccole e medie dimensioni, e da nazionale diventa sovranazionale. Esso divora come un orco tutte le forze di produzione gettate in rovina dalle crisi e crea colossi economici in grado di spartirsi il mondo in base ai loro bisogni produttivi e agli interessi azionari derivanti dagli assetti proprietari dominanti. 

Oggi siamo allo stadio in cui il Capitale prepara il terreno gettando in miseria strati sempre più numerosi della popolazione, proletarizzando le classi medie, scavando abissali disuguaglianze tra le classi sociali, uniformando le condizioni di sfruttamento degli operai, imponendo condizioni di lavoro degradanti e precarie sul continente intero, utilizzando masse di nuovi schiavi frutto dell’emigrazione dovuta alle guerre di rapina. 

Il processo è lontano dall’essere concluso, lontano da avere chances di successo certo, ma la strada intrapresa è chiara: l’Europa unita sarà unicamente un’istanza al servizio del capitale monopolistico. L’unica cosa certa di cui per ora dispone oggi, e non da poco, è una Banca centrale e una moneta unica usata per attaccare il Lavoro in un’ottica di deflazione salariale atta favorire la competitività delle grandi imprese. L’Europa cerca la sua unità, sul dispotismo dei rappresentanti dei capitalismi al suo interno più avanzati: della Merkel, di Junker, di Draghi, laddove risiede il vero potere politico.

 

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