Cronache dal regime USA

US_incarceration_timeline-clean.svgIl regime USA ha arrestato ieri 400 persone, colpevoli di essersi riunite davanti al Congresso per manifestare pacificamente il loro malcontento nei confronti di un sistema politico dominato dal denaro e diretto dalle lobbies industrial-finanziarie, e contro un sistema elettorale che falsa completamente la rappresentanza democratica e le scelte degli elettori.

400 arresti, con la motivazione ufficiale di “manifestazione illegale”. Ora, nella dittatura capitalistica americana, illegale sembra essere qualunque forma di manifestazione, sciopero, assemblea che non sia stata preventivamente inquadrata dalle forze di Polizia, che non faccia rumore e non rechi disturbo al manovratore.

In pratica, è permesso solo ciò che è invisibile e innocuo. E ciò è facilitato dalla spoliticizzazione forzata alla quale è sottoposto il corpo sociale, opera portata avanti dalle forze dell’ordine da una parte, con azioni dissuasive come quella di ieri, e da leggi antisociali e dai media che perseguono un’agenda superficiale e commerciale dall’altra. I pochi residui di coscienza critica, rappresentati da onesti cittadini che si appellano al Congresso per far rispettare quel che essi credono debba essere la democrazia vengono arrestati e silenziati. I 400 di ieri ne sono l’ennesima prova.

D’altronde negli Stati Uniti o esplodono spontanee e violente rivolte proletarie a carattere razziale affogate nel sangue e nella repressione dalla Polizia e dalla Guardia Nazionale, o niente. Le vie di mezzo non esistono perché i corpi intermedi – sindacati di classe, partiti di sinistra etc. – sono stati liquidati dalla repressione dell’FBI, da tempo. In conseguenza gli spazi di reale espressione democratica sono inesistenti, o del tutto formali come le chiacchiere falsamente pluraliste per privilegiati e star del giornalismo, sui media posseduti dai magnati della finanza.

Ora, immaginiamo se una cosa del genere fosse accaduta a Cuba, in Venezuela, in Cina, in  Russia: 400 innocui e pacifici manifestanti che reclamano democrazia, arrestati e bloccati dalle forze dell’ordine. Si parlerebbe già a reti globali unificate di “odioso attacco ai diritti umani” da parte di orribili “regimi totalitari”, della libertà in pericolo nel mondo, dei valori della democrazia da salvare. I tamburi della propaganda di guerra borghese di destra e di sinistra non ci lascerebbero scampo: ogni giorno, ora, minuto additerebbero, e additano, il nemico come un governo da rovesciare.

Invece, quando centinaia di manifestanti armati fino ai denti danno fuoco a edifici pubblici, autobus, devastano e uccidono, scatenano la guerriglia sotto simboli fascisti come ad esempio è avvenuto in Piazza Maidan a Kiev nel 2013 o in Venezuela pochi mesi fa, gli stessi americani e con loro tutto il codazzo servile di giornalisti e politicanti leccapiedi non esitanto a mettere all’indice il governo, chiamato a rispettare “manifestazioni pacifiche”, e a imporre sanzioni economiche se tale governo osa reprimere la violenza squadrista.

Troppo spesso l’opinione pubblica si lascia trascinare acriticamente dalla propaganda filo-americana, ripetendola a pappagallo come versione di comodo, senza vedere, capire cosa c’è sotto: il sistematico ribaltamento della realtà da parte dei media veicolo della propaganda capitalista. Ma quando questa propaganda ha a disposizione tutti i giornali, le televisioni, i siti internet, a libro paga i giornalisti e attivisti più influenti, il popolo non può che credere.

Al contrario, fatti come quelli di ieri vengono rapidamente, dopo un acceno per dovere di cronaca, lasciati cadere nel dimenticatoio, quando invece avvenimenti, reali o inventati, in Paesi considerati ostili sono amplificati fino alla nausea. Questo doppio trattamento, definito etica giornalistica e libertà di espressione, noi lo chiamiamo censura e lavaggio del cervello.

Ma se mettessimo scrupolosamente e continuamente in fila gli episodi di violazione di massa dei diritti umani, della libera associazione, delle libertà sociali e politiche, se si parlasse in dettaglio dei brogli e delle distorsioni terribili del sistema elettorale USA, della violenza poliziesca che fa più di 1000 morti l’anno, del regime d’incarcerazione di massa che vede 5 milioni di poveri rinchiusi nelle galere o condannati a pene accessorie, delle galere spesso gestite da compagnie private, del sistema di campi di concentramento organizzati dalla FEMA per i diseredati vittime del capitalismo, ci renderemmo conto, e l’opinione pubblica con noi, che quella che i giornali padronali definiscono come la più grande democrazia al mondo non è altro che il più grande lager per poveri della terra, dove vige l’oppressione spietata degli strati sociali subalterni,  e un paradiso per l’alta borghesia sfruttatrice.

Per questo i media non contemplano questa opzione, mistificano, nascondono e si occupano d’altro. La stampa proletaria, i comunisti, i sinceri democratici non possono che cercare di diffondere queste semplici verità sul regime statunitense, la più compiuta dittatura borghese avviluppata nella forma di Repubblica democratica. Non possono che cercare di far emergere la tragica verità sotto gli occhi di tutti, ma invisibile perché avvolta dalla propaganda normalizzatrice: la maggioranza del popolo statunitense ha bisogno di essere liberato dalla cappa di ferro militar-imprenditorial-finanziaria che attanaglia il Paese e li rende manodopera a basso costo per le multinazionali e carne da macello per le guerre imperialiste.

Sebbene i media, il mondo della cultura e le università cerchino in ogni modo di nascondere questa realtà che proviene da una corretta coscienza critica e di classe della società occidentale contemporanea di cui gli USA rappresentano l’apogeo; sebbene si cerchi di importare questo modello anche in Europa, tramite la liquidazione dei partiti, dei sindacati e delle associazioni dei lavoratori; questa visione del mondo, questa resistenza, deve trovare spazio al livello dell’informazione di massa. Deve diventare una nuova presa di coscienza collettiva propedeutica alla rivoluzione.

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