Francia: la via dello sciopero generale

20160519_185911Il movimento in Francia cerca di coordinarsi e fare squadra. La manifestazione dei sindacati a Parigi del 19 maggio è stata a dir poco impressionante. La testa del corteo è arrivata a Place d’Italie alle 16, mentre la coda quasi due ore dopo. Addirittura superato il record del Primo Maggio – dove da anni non si erano viste 80.000 persone in strada per la tradizionale manifestazione. Oggi si parla di almeno 100.000 manifestanti. 

In tutte le città francesi sono scesi in piazza più manifestanti rispetto a Martedi 17, segno che i lavoratori non cedono anzi rilanciano, per nulla afflitti né rassegnati dalla criminalizzazione dei media che cercano di far passare tutti per dei casseurs. Per nulla intimiditi, soprattuto, dall’arroganza, dalla violenza e dall’autoritarismo del Governo.

Ma questa manifestazione è solo la punta di un iceberg. Gli scioperi ad oltranza proclamati la settimana scorsa e iniziati Martedì 17 proseguono e si diffondo infatti in tutto il Paese: i ferrovieri bloccano le stazioni ed hanno ricondotto il movimento almeno fino alla settimana prossima, i portuali e i camionisti bloccano i principali centri logistici e porti del Nord, gli operai delle raffinerie Total sono in piena mobilitazione e hanno iniziato a bloccare gli impianti. Comincia a farsi sul serio, la benzina manca in alcune città del Nord. L’obiettivo è di lasciare a secco il Paese.

Di questo hanno parlato stasera (19/05/2016) all’Assemblea Generale del movimento Nuit Debut – che si tiene ogni giorno a Place de la République alle 18 – i rappresentanti sindacali di FO (Force ouvrière) per gli operai delle raffinerie TOTAL; quelli di SUD (Union syndicale solidaire) per i lavoratori delle poste della banlieu nord parigina; i rappresentanti dei ferrovieri; i rappresentanti dei camionisti (i quali, pur attesi, non hanno potuto essere presenti all’Assemblea, a causa dell’enorme “lavoro” rappresentato da una giornata di lotta coronata da 25 blocchi totali del traffico) i quali hanno inviato un saluto e un invito a unirsi alla lotta e a non mollare.

Gli operai sono intervenuti in primis per ringraziare gli studenti per la loro mobilitazione capillare e incisiva e la partecipazione spesso di avanguardia nei cortei. Gli studenti hanno iniziato, è bene sapere, una forma di protesta molto interessante che consiste nel bloccare piccole aziende in gruppi di alcune decine di persone, aziende che altrimenti rimarrebbero fuori dal circuito degli scioperi dato che i lavoratori spesso sono impossibilitati, per le dimensioni esigue delle stesse, a esercitare pienamente il diritto di sciopero.

Gli operai hanno sottolineato all’assemblea il “privilegio” sociale e dunque la responsabilità operativa dei lavoratori dei grandi gruppi, in grado di organizzarsi e scioperare in massa bloccando impianti di importanza nazionale. Le incursioni di studenti e precari, atte a tirare dentro i centri produttivi più piccoli e isolati, è stata unanimente apprezzata e considerata necessaria per coinvolgere più lavoratori possibili nel movimento. 

Infatti il vero motivo dell’intervento degli operai è stato incitare, incitare e ancora incitare tutti i settori e gli strati della popolazione in vista dello sciopero generale. Non hanno infatti smesso di ripeterlo: la necessità di organizzare lo sciopero generale, reclamato a gran voce nei cortei, è vitale per il proseguio del movimento, e per diventare realtà deve trovare il sostegno attivo non solo dei settori economici principali – ferrovieri, raffinerie, camionisti, poste, sono sicuramente tra questi – ma anche appunto degli studenti, precari e disoccupati in città, e di tutti i lavoratori dei piccoli commerci e della scuola. 

Il coordinamento e l’unione tra lavoratori e studenti, l’avvicinamento non solo ideale, ma fisico e organizzativo, tra Sindacati e il movimento Nuit Debut, sotto la guida dei grandi centri produttivi e logistici che si sono messi in moto e non hanno intenzione di fermarsi, è un passo decisivo e sicuramente indispensabile per realizzare il tanto atteso sciopero generale che, facendo pressione sul padronato e il governo col blocco totale dell’attività economica – quindi dei profitti come giustamente sottolineato da uno degli oratori – farebbe tremare il Governo e forzare il ritiro dell’aborrita legge El-Khomri – alias Jobs Act – di cui nessuno, a parte un pugno di politici e i loro datori di lavoro della borghesia, vuole sentir parlare.

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