Un fronte del Lavoro

operaio 2L’offensiva del Capitale travolge i lavoratori delle nazioni a capitalismo avanzato, e in egual misura travolge i Paesi non allineati agli interessi imperialistici espressi dai Paesi capitalisti più maturi. Ci sono popoli che si sono infatti sottratti da troppo tempo al dominio dell’imperialismo – grazie alle rivoluzioni anti-coloniali e socialiste – così come la classe operaia ha tentato di sottrarsi parzialmente al dominio dei capitalisti in Occidente, costruendo lo Stato sociale e le tutele del lavoro.

Per il Capitale è tempo di riprendersi quanto gli è stato strappato con la lotta dal secondo dopoguerra a oggi. Nella sua controffensiva, iniziata e favorita dallo smantellamento dell’URSS, il Capitale cerca di estrarre dalle masse lavoratrici plus valore per alimentare profitti instabili, di attingere dal bacino del lavoro salariato l’ossigeno per la propria sopravvivenza. Le riforme strutturali del mercato del lavoro sono l’espressione tecnica, e i governi il braccio operativo, di tale necessità economica di sfruttamento. Segue l’attacco ai servizi pubblici e delle coperture universali, derivante dalla decisione di ripagare gli interessi ai capitalisti nella loro veste di creditori e aprire nuovi spazi all’investimento privato, al Capitale liberato da ogni regola e costrizione.

Parallelamente, il Capitale cerca di estrarre plus valore dalle risorse su cui ancora non ha un pieno controllo, perché non gli appartengono in quanto “ospitate” da nazioni intente a sfruttarle in maniera indipendente. Ciò non è ammesso: Libia e Iraq – ricchi di gas e petrolio – sono stati riconquistati a un prezzo di sangue immane per i loro popoli, e trasformati in Stati vassalli dipendenti dal benvolere di USA e UE, entità da stabilizzare nell’ottica dell’estrazione delle risorse da parte delle compagnie occidentali.

Ora è il turno della Siria dove l’imperialismo USA – attorno al quale si raggruppano gli interessi europei, delle Petromonarchie oscurantiste, di Israele e Turchia – ha scatenato i propri reparti d’assalto islamisti, una galassia ribelle impregnata di fondamentalismo religioso, reazionaria e settaria.  E scatena inoltre l’attacco frontale al Venezuela, attuato dagli sgherri fascisti al soldo della della ricca borghesia venezuelana legata agli USA, che fomentano disordini di strada, sabotaggio economico e un bombardamento mediatico di calunnie e falsità. 

La Siria è ormai l’ultimo Stato laico che resti in Medio Oriente – retto da un fronte popolare composto da partiti democratici, socialisti e comunisti – a praticare il controllo pubblico delle risorse, e a non essere indebitato col FMI; il Venezuela è uno Stato diretto da un governo con ambizioni realmente socialiste, che siede sulla più grade riserva di petrolio al Mondo. Entrambe sono sotto embargo, demonizzate dai media, attaccato manu militari dalla reazione.

Ma nel frattempo, la classe operaia europea è entrata in lotta, ed è seguita dalle altre categorie di lavoratori, in Francia, in Belgio e in Grecia in particolare. Gli operai delle raffinerie, delle centrali elettriche e nucleari, i portuali, i ferrovieri e gli autotrasportatori, i metalmeccanici: gran parte dei lavoratori dei settori chiave della produzione sono in sciopero, bloccando i gangli vitali delle fonti d’accumulazione di ricchezza della borghesia: le loro industrie, il loro commercio, le imprese statali di uno Stato che, da buon capitalista alpha, si mostra spietato nell’attaccare i lavoratori.

Questa lotta può cambiare gli equilibri, se si radica ed è ben condotta. Questa lotta è una speranza. Più essa andrà avanti, più l’importanza sociale degli operai e l’indispensabilità dei lavoratori emergerà come una realtà che l’ideologia borghese non potrà più nascondere, dopo anni passati ad abbeverarci di propaganda filo-padronale sull’indispensabilità degli imprenditori, degli uomini d’affari, la retorica delle imprese “che danno lavoro”. Questa realtà immaginaria crolla sotto la determinazione della lotta di classe: così come la classe operaia organizzata e cosciente è in grado di bloccare le funzioni vitali della società sequestrate dalle necessità di profitto del Capitale, essa può far funzionare la società senza bisogno che lo strato capitalista si interponga tra la produzione e la distribuzione dei risultati del lavoro.

Questa semplice constatazione, palese nello sviluppo della lotta di classe in Europa, porta ampi strati della popolazione – dai disoccupati, ai precari, ai giovani, alla piccola-borghesia – a raggrupparsi e riconoscersi nelle rivendicazione operaie. Le masse iniziano a prendere coscienza dell’importanza e dell’efficacia di una lotta attiva e unita contro una classe alto-borghese sostanzialmente parassitaria e sfruttatrice, il cui unico merito consiste nel detenere i mezzi di produzione, e far lavorare milioni di persone al funzionamento della società per il profitto privato, licenziando quando questo profitto è in pericolo.

Deve essere chiaro che il popolo siriano, il popolo venezuelano e tutti i popoli sotto attacco imperialista stanno resistendo eroicamente alle aggressioni fomentate dai grandi capitalisti – ma eseguite dai loro governi ed eserciti – contro i quali gli operai e tutti lavoratori stanno scendendo in piazza e stanno scioperando in questi mesi nei vari Paesi europei. Questa presa di coscienza deve farsi largo tra le avanguardie delle masse in lotta per arrivare anche ai settori politicamente più arretrati del movimento. Compito dei comunisti è far emergere tale coscienza, tale spirito di solidarietà internazionalista.

Tale coscienza è eminentemente politica, si basa certo sulle rivendicazioni immediate legate alle giuste esigenze particolari di ogni lavoratore che scende in piazza contro i tentativi di degradare le sue condizioni materiali di esistenza, ma ne ingloba elementi più generali. La coscienza politica elevata contribuirà a diradare quella cortina tossica, quel veleno propagandistico che consiste nel dipingere chiunque si opponga alla realizzazione pratica degli interessi dei capitalisti dominanti – ovvero chiunque si opponga alle “riforme” – come un mostro da abbattere: sia esso il governo siriano o venezuelano, o i leader sindacali definiti dalle associazioni padronali e dai governi come banditi o terroristi.

Solo così la lotta potrà approfondirsi e allargare l’orizzonte, generare sviluppi politici atti a creare le condizioni e gli strumenti per lo sviluppo di un fronte unito permanente dei lavoratori, sotto l’avanguardia della classe operaia più avanzata e organizzata: quella della grande industria, della logistica e del commercio che è entrata in lotta in Europa, grazie alla pervicacia di organizzazioni sindacali ancora fedeli al mandato di difesa del lavoro salariato. Questi sindacati, indipendentemente dalla loro linea politica, hanno conservato questa risorsa di forze rivendicativa disciplinata, organizzata e radicata nei luoghi del lavoro, smentendo con l’azione la mitologia della fine delle classi operaie e dell’avvento della società pacificata capitalista.

I lavoratori, ovunque essi siano, lottano contro ogni sfruttamento e oppressione nazionale, per l’indipendenza dei popoli, il cui benessere può essere garantito solo dalla direzione politica della società affidata alla classe operaia. Sta ora ai partiti operai e comunisti strutturarsi e lavorare per dare un’organizzazione e una coordinazione d’insieme alle lotte in corso in Europa e uno sbocco politico alle rivendicazioni particolari disseminate sul continente, nei vari settori economici, nelle branche dell’industria e del commercio. 

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