Astensione di massa e batosta renziana

matteo-renzi-1I risultati del primo turno delle elezioni comunali del 5 giugno 2016 – anno secondo del regno renziano – hanno illustrato alcune tendenze importanti all’interno del mondo politico italiano. 

In estrema sintesi, e senza attendere i ballottaggi che in nulla possono sovvertire le linee di fondo emerse al primo turno,  questo risultato dimostra che: 

  • l’elettorato è globalmente sempre più disgustato e disilluso. Disgustato dalla politica borghese, ormai nuda di fronte alle classi lavoratrici nel suo essere null’altro che semplice amministrazione degli interessi dei potentati economici dominanti e distribuzioni di cariche e indennità milionarie ai politici borghesi. Per questo i cittadini disertano in massa le urne, in questo avvicinandosi ai lavoratori e disoccupati delle più mature democrazie borghesi – quali gli USA, la Gran Bretagna, l’Olanda, la Germania, la Francia – dove a votare non va in genere nessuno (alle amministrative si registrano patetici score del 20 o 30%, alle legislative quando va bene si arriva al 60%) per la grande fortuna dei partiti moderati borghesi che legittimano così nel vuoto democratico ultra-minoritario il loro potere al servizio delle imprese, delle banche e della finanza. I cittadini lavoratori e disoccupati, spesso sono troppo oberati dalle difficoltà materiali per illudersi e/o mobilitarsi al fine di depositare bollettini alle urne, se non per esprimere malessere. E questo non è mai buon segno, né speranza di cambiamento progressivo.
  • l’elettorato del PD non è disposto a seguire la sua dirigenza verso l’incontro con la destra per creare il Partito della nazione voluto dai monopoli e dai media. La virata di centro-destra del PD apre dunque delle opportunità oggettive per le forze di sinistra. A riprova, alcune coalizioni di sinistra che non hanno ceduto alle sirene del renzismo vincono a mani basse. Come a Cagliari. A Bologna liste civiche chiaramente a sinistra hanno registrato ottime percentuali. Ma a parte casi isolati, il risultato generale è abbastanza catastrofico. Per quanto semplicistico possa sembrare, l’elettore di sinistra, borghese o proletario che sia, vota quanto più di sinistra e influente lo spettro politico propone in un momento dato, senza contemplare l’isolazionismo purista dei partitelli settari. Ma il suo voto è sparpagliato, poiché vere alternative di sistema per ora non ci sono.
  • che la maggior parte dei “delusi” ancora votanti vira verso il Movimento cinquestelle, il quale coltiva sapientemente l’equivoco di essere una presunta forza anti-sistema, un po’ di destra – anzi molto di destra, soprattutto al livello economico dove aderiscono (più per ignoranza che per convinzione va detto) a un liberismo assai spinto – e un po’ di sinistra, se per sinistra si intendono buoni sentimenti e una spolverata di civismo anti-corruzione a buon mercato. Un’accozzaglia mediatica disomogenea e vaga nelle proposte, ma che ha il merito di saper coagulare il voto antigovernativo e in parte anti-destra.

Si registra insomma, una volta di più, come l’Italia viva sotto una doppia dittatura: quella dell’Unione Europea, e quella di un governo illegittimo secondo i canoni stessi della democrazia borghese: non eletto, sconfessato ad ogni elezioni parziale, in grado di legiferare unicamente grazie al voto di fiducia, in quanto privo di una qualificata e stabile maggioranza in Parlamento, sorretto com’è dalla sola tecnocrazia europea e dal Capitale dominante.

Questo governo usurpatore ha osato imporre il Jobs Act – la più mostrosa regressione sociale dai tempi del fascismo – e si appresta a cambiare la Costituzione. La lotta contro questo governo è una priorità, ma ancor più prioritario è combatterlo da sinistra. I comunisti in Italia stanno per riunirsi sotto un’unica bandiera – il 24-25-26 giugno a Bologna – e quest’unica bandiera è necessaria più che mai per andare a comporre quel fronte di sinistra che possa anche al livello elettorale riportare la questione comunista al centro della lotta sociale, politica e governativa nel Paese.

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