Fronte del Brexit

seven-sisters-london-uk-3rd-june-2016-posters-for-lexit-left-leave-g2wc2eDifficile dire chi sia più screditato oggi a pochi giorni dallo storico risultato del referendum britannico sull’Europa. Se Cameron, Corbyn & compagnia di governo, oppure i loro cugini ribelli “brutti sprochi e cattivi” alla Farage, Johnson e via dicendo. I primi hanno perso quando credevano di vincere, i secondi hanno vinto quando credevano di perdere bene. Non se lo aspettavano, né lo volevano, poiché ora più che uscire dall’UE sono obbligati a uscire dalla confortevole posizione di opposizione strillata, che la presenza della UE garantiva come una rendita politica, al contempo elettoralistica e mediatica. Messi di fronte alle proprie responsabilità non sanno per ora che fare, dato che il Brexit non era previsto se non come mito, arma elettorale permanente.

Johnson, primo ministro in pectore, è scombussolato: chiaramente non ha ancora un programma da offrire ai mercati per tranquillizzarli: quello demagogicamente promesso alle classi popolari, tipo “i soldi che vanno a Bruxelles li metteremo nel sistema sanitario”, sono già lettera morta. Erano slogan che servivano a ingannare le classi lavoratrici in sofferenza per conquistarne il voto, da buttare nel dimenticatoio una volta al potere. Impresa e finanza, il mondo degli affari e i padroni del capitale finanziario non accetteranno mai che si rimettano soldi allo Stato sociale, Brexit o no. Punto. Farage, Johnson e fascisterie varie lo sanno bene, devono ora ingegnarsi a trovare la quadra: andare al potere su un programma in teoria in conflitto con gli interessi del Capitale dominante, facendo ugualmente gli interessi del Capitale dominante sotto forme nuove.

Poverini, non deve essere facile. Ora che l’uscita dalla UE è una realtà, messi con le spalle al muro dagli elettori, manifestano il loro vuoto ideologico e l’opportunismo della destra anti-UE che specula sul malessere creato dall’auterità e dalla crisi del sistema capitalista senza essere minimamente intenzionata a risolvere i problemi sociali connessi – risolvibili solo rovesciando il sistema capitalista. Essi servono solo una minestra retorica arrabbiata e semplicistica per raccattare voti in vista della loro possibile futura presa del potere, quando il grandi capitalisti avranno deciso che potranno sedere da buoni esecutori governativi sulle poltrone dei loro interessi.

Ora che questi politicanti sono chiamati a realizzare le loro promesse elettorali, viene alla luce più netto che mai il loro carattere opportunista ed elettoralista proprio a tutti i politici borghesi: tante promesse, chiacchiere, razzismo e qualunquismo per infiammare gli animi e polarizzare lo scontro, speculare sul voto di protesta, in qualsiasi forma si manifesti, ma in concreto prepararsi a gestire il dissenso in favore delle classi dominanti, emergendo come valvola di sfogo, stabilizzatore reazionario delle contraddizioni del capitalismo. Un sistema il quale mentre crea miseria, disoccupazione e oppressione per la stragrade maggioranza dei lavoratori europei, canalizza il malcontento verso questioni identitarie, migratorie, culturali – di cui i pagliacci No Euro alla Farage, Salvini a Le Pen si fanno portabandiera – per nascondere l’unica divisione che conti e che si manifesta ogni giorno in tutta la sua violenza: quella di classe, tra chi possiede tutto e chi non possiede altro che il proprio lavoro da vendere per sopravvivere.

Ora questi pagliacci non hanno più la scusa dell’Unione Europea – che pagliacci alla Renzi, Hollande, Tsipras, Merkel, Rajoy ancora usano a piene mani –  del “vorrei ma non posso”, perché le masse britanniche hanno in maniera chiara eliminato lo scoglio, hanno detto: “si vive male, qui in basso siamo in competizione per due lire, i servizi sono a pezzi, la disoccupazione, i lavoretti, il carovita uccidono, voi ci dite che la colpa è dell’Europa e degli immigrati, allora votiamo per uscire dall’Europa, ora presentateci la soluzione”.

Ma la soluzione non arriverà dalle destre, garanti rozzi dell’oppressione del Capitale. Per questo la sinistra deve capire il malessere delle masse, mettere a nudo le inevitabili “tradimenti” che i tribuni di destra faranno accodandosi ai desiderata delle multinazionali, dei grandi gruppi finanziari, delle banche – smantellare l’abietta retorica razzista che la destra usa per ingannare le classi popolari al fine di  distoglierele dal vero nemico: i ricchi, e non gli immigrati. Affermare forte e chiaro che bisogna sì impedire la libertà di movimento: ma non per gli uomini, bensì per i capitali.

E quando vediamo Trump esultare per il Brexit dal suo golf di proprietà in Scozia, deve essere chiaro che i ricchi ci stanno prendendo in giro, che recitano in un teatrino nel quale fanno sfoggio dei loro conflitti, per meglio ricomporli nell’interesse comune di classe, in un modo o in un altro, anche violentemente se necessario. I comunisti devono incunearsi nelle contraddizioni e smontare questo questo teatrino tenuto in vita da politica e media di regime, svelarne la natura di classe, gli interessi nasconsti dietro il Brexit e il Remain di destra, la portata gigantesca della truffa, e riempire di contenuti sociali un involucro protestatario e di disagio che si manifesta come può, in Gran Bretagna oggi con un referendum – uno dei peggiori modi a nostro modesto avviso che esistano per risolvere questioni politiche, arma plebiscitaria degna del peggior teatrino da primarie, quindi adorato e proposto da chiunque ami l’autoritarismo e il qualunquismo a-politico. I comunisti devono saper leggere il messaggio inviato dalle masse, analizzarne il contenuto di classe dietro i miti e le retoriche di volta in volta razziste, giovaniliste, post-moderniste, nazionaliste etc., e proporre una soluzione di vera uscita dalla gabbia UE per i lavoratori e le masse popolari.

I sostenitori del Lexit – la piattaforma dei comunisti britannici e dei sindacati di classe per l’uscita dalla UE da sinistra -, hanno fatto una campagna coraggiosa, minoritaria ma vittoriosa per far entrare nel dibattio un punto di vista di classe e la necessità di rompere con la UE per il progresso sociale; a riprova della loro lungimiranza, quasi il 40% dell’elettorato laburista – la maggioranza dei bastioni operai della provincia inglese – ha votato per il Leave. Senza idealizzare né generalizzare oltre misura, e tanto meno gridare vittoria, ciò conferma però che esiste una base sociale per un fronte di sinistra anti-UE, come parte della campagna anti-capitalista, pro-operaia e socialista che ogni partito comunista degno di questo nome deve sempre portare avanti in opposizione al sistema capitalista dominante in ogni sua forma.

Ovviamente i media fanno del tutto per oscurare questo punto di vista, perché ciò andrebbe contro la necessità di pubblicizzare i movimenti nazionalisti, fascisti e razzisti europei funzionale alla strategia di spaventare l’elettore medio in modo che sostenga sempre e comunque i governi di destra o sinistra borghese garanti dell’immobilismo e dello stato di cose presenti, e al contempo gonfiare artificialmente i temi delle destre più grezze per farle andare alla ribalta ( e al potere) quando sarà necessario.

Lotta dura quindi e difficoltà oggettive per i comunisti e la sinistra di classe, ma il risultato di questo referendum fa muovere le linee e obbliga tutti a scoprire le carte. Occorre saperne approfittare, in autonomia, da sinistra, quella vera, quella comunista.

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