Nizza: il dolore e la strumentalizzazione

attentat-nice-dessin-11560362wwskb_1713Dopo due giorni di incertezze finalmente la tanto attesa “rivendicazione” è arrivata. Scarna e generica, il minimo sindacale della rivendicazione politica, ma utile a sostenenere il castello di carte indicato da politica e media. L’attentatore di Nizza è un soldato del Califfo.

Un piccolo criminale franco-tunisino residente Nizza, con precedenti per violenza, alle prese con problemi di soldi e una depressione da divorzio in corso, si lancia con un camion contro la folla riunita sul lungomare della sua città per i fuochi d’artificio del 14 luglio con l’intenzione di fare una strage. La sua follia produce 90 vittime. È solo, nessuna rivendicazione, bandiera, simbolo accompagna il suo gesto.

Per tutta risposta, il presidente Hollande alle 4 di mattina dichiara che “si tratta di un attacco il cui carattere terrorista non può essere negato” – in mancanza di elementi per confermarlo, casomai qualcuno volesse essere prudente prima di tirare conclusioni azzardate -, strepita marzialmente che bombarderà Iraq e Siria, e che lo stato d’emergenza sarà ricondotto di altri tre mesi. Misura che, sia chiaro, per ora non è servito a nulla – l’attentatore ha tranquillamente passato i controlli della polizia dicendo che andava a consegnare gelati (!) – tranne a limitare il diritto di manifestare, perseguitare attivisti, manifestanti e sindacalisti e riempire di militari le strade.

Qual è quella forza che trasforma l’episodio di violenza depravata e vigliacca di uno psicopatico in un asse di giustificazione di guerra imperialista ? Ci pensa il clima isterico e retorica anti-terrorista, diffusa quotidianamente dai media intorno a una cornice ideologica di presunti scontri di civiltà in corso, di razzismo imperiale e neocoloniale strisciante. Un clima che non aspetta i risultati delle ingagini, ma fabbrica realtà precostituite in cui incorporare i fatti.

Un clima che fornisce a un presidente completamente screditato qualcosa a cui aggrapparsi per farsi bello nei confronti delle masse. Insomma, laddove non arriva la ragione, ci pensano la politica e i media a dare un senso all’evento: il senso sbagliato, quello che fa gli interessi delle classi dominanti.

Hollande, senza prove, ha appiccicato l’etichetta di “terrorismo islamico” ai fatti e da quel momento ogni velleità di analisi razionale dei fatti è andata a farsi benedire. Pure l’indagine giudiziaria non serve, a questo punto, la politica e i media hanno già trovato il colpevole – un Califfo che vive nascosto nelle macerie di Raqqa – e una spiegazione – c’è gente mussulmana che odierebbe il nostro modo di vivere e la nostra guerra allo Stato Islamico (guerra che non esiste, poiché i nostri governi sono dalla stessa parte dell’ISIS in Siria contro Assad).

Ma è troppo facile, e occasione golosa, rivestire quello che alla luce dei fatti sembra un orribile ed eclatante caso di cronaca nera con la definizione di terrorismo. Una categoria in cui si può mettere tutto, senza spiegare niente, ma buona a occultare il fallimento di una società in preda a convulsioni di violenza nichilista interne, spacciate dalla paranoia del nemico alle porte, utile  a far passare leggi infami e militarismo guerrafondaio come un dovere sacro.

A Nizza siamo di fronte alla Francia che attacca se stessa. Una barbarie prodotta da una società capitalista putrefatta e individualista, che produce marginalizzazione e violenza, divisa su tutto, diretta da politici screditati su tutta la linea a cui non rimane che l’appello al popolo a sostenerli “per disperazione e mancanza d’alternative” di fronte a tragedie senza senso travestite da guerra in corso.

Quel che è accaduto a Nizza assomiglia a ciò che accade ogni giorno in America – e non stiamo parlando dei fatti di Dallas, ma dei massacri nelle scuole e nei luoghi pubblici perpetrati da civili armati contro civili indifesi che avvengono giornalmente negli USA – compiuti da individui completamente alienati e deviati, prodotti di una società violenta, esportatrice di guerra, oppressiva.

Alla luce dei fatti la domanda è: perché la nostra società produce psicopatici del genere, e non, perché l’ISIS attacca la Francia.

Tutto ciò non non va confuso col terrorismo salafita organizzato, quello vero, che esiste e ha colpito in precedenza il Paese, alimentato dalla Francia stessa che in Siria appoggia i “ribelli”, dalla Francia che ha rovesciato e assassinato Gheddafi facendo della Libia un covo di tagliagole; salafisti creati e finanziati dal Qatar – proprietario del Paris Saint Germain, di catene di Hotel di lusso a Parigi, di un imponente polo mediatico francese chiamato BeIN – e dall’Arabia Saudita, il cui Ministro dell’Interno è stato premiato da Hollande con la Legion d’Onore, la più prestigiosa delle onorificenze francesi.

Comunque, queste agli occhi dell’opinione pubblica sono ormai considerazioni oziose e tendenziose, al limite del complottismo. Ora che hanno trovato nei meandri di internet qualcosa che assomigli a una rivendicazione – attesa dai media e dai politici per confermare la loro narrazione, la cui inattendibità è palese, ma che basterà a una società traumatizzata per credere a ciò che il proprio dirigente-comandante in capo e la stampa hanno già instillato nell’opinione pubblica – il caso è chiuso.

E così, invece di chiedere conto a dirigenti palesemente incapaci di difendere i cittadini dalla violenza, reclamarne la giusta rimozione per aver portato la società allo sfascio e gli estremisti islamici dentro casa, dovremmo pure stringerci intorno alle loro litanie nazionaliste, ideologiche, superficiali e reazionarie.

 

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