DIVIDE ET IMPERA: la politica estera del Capitale finanziario

keep-calm-and-divide-et-impera.pngFavorire il separatismo su basi etnico-tribali permette di controllare, limitare, indirizzare, lo sviluppo e le risorse di un’area geografica data, in particolare se ricca di petrolio e gas. Stiamo parlando di Africa e Medio Oriente ovviamente, dove l’obiettivo storico dei capitalisti oggi è impedire l’emergenza di mercati nazionali di stazza tale da poter controbilanciare il monopolio imperialista, dopo aver distrutto quelli esistenti – si pensi alla Libia, all’Iraq, al Sudan – favorendo la nascita di cantoni amministrati autonomamente da potentati locali.

In Siria stanno riproponendo lo stesso copione fomentando da una parte la ribellione delle milizie islamiste mercenarie, dall’altra appoggiando le forze indipendentiste locali. Il tutto mentre l’imperialismo consolida i propri stati nazionali: sempre più grandi e integrati per mercati sempre più importanti. In tal modo cerca di liquidare la concorrenza sullo scacchiere globale dello sfruttamento delle risorse, in particolare quella rappresentata dagli Stati-nazione nati da rivoluzioni anti-imperialiste o socialiste del secolo scorso.

Per quanto riguarda la Siria, nei media e nel mondo della cultura l’imperialismo mette in moto l’apparato ideologico volto a delegittimare lo Stato-nazione, condannando ipocritamente il “vecchio” colonialismo di aver creato entità statali artificiali; recuperando una vecchia idea anarchica – il federalismo comunale di Proudhom – e strumentalizzadola ai fini imperiali del neocolonialismo “protettore dei governi autonomi delle minoranze oppresse dagli Stati arabi”.

Il fatto che tali nazioni quali Iraq e Libia siano crollate non sotto il peso delle proprie contraddizioni, ma sotto la pioggia di bombe dell’imperialismo pare essere un dettaglio, sia per i capitalisti che hanno tutto interesse a mascherare la realtà e inventarne un’altra, sia per i sostenitori delle autonomie locali troppo rinchiusi dentro rivendicazioni particolaristiche per vedere il quadro generale, mentre attori locali approfittano del caos creato al fine di imporre un’agenda localista e strappare concessioni al sovrano di turno.

Ma la politica del capitale finanziario è chiara, espressa lucidamente da uno dei suoi più autorevoli rappresentanti, Paolo Scaroni ex direttore dell’ ENI: “Occorre capire finalmente che la Libia era un’invenzione del colonialismo italiano, e oggi occorre favorire un governo autonomo in Tripolitania e altri governi autonomi in Cirenaica e in Fezzen, in modo che ogni nuovo paese post-libico possa gestirsi in autonomia il proprio petrolio” (Citazione ripresa da un’interessante nota apparsa sul sito del PCI, assolutemente da leggere per una dettagliata comprensione degli eventi libici). Il che vuol dire sotto la tutela dei Paesi capitalisti imperialisti.

Questa è la linea politica del capitale finanziario sulla base della quale emergono le “nuove” idee accademiche riguardo al Medio Oriente come invenzione del colonialismo franco-inglese quindi da smantellare (cento anni dopo!) che, spiace constatare, fanno presa a sinistra. Il che è un po’ come dire che oggi l’Unità d’Italia non avrebbe ragion d’essere, in quanto invenzione francese del diciannovesimo secolo in opposizione alle mire egemoniche inglesi sul Mediterraneo e austriache sul Nord della penisola.

La Lega ad esempio su queste basi costruisce una retorica separatista, da operetta certo, che non mette in pericolo l’Unità d’Italia solo perché noi siamo l’imperialismo: se avesse sponsor del calibro degli USA e della NATO, state sicuri che il Belpaese volerebbe a pezzi in un attimo.

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