Con Spinelli e l’UE per sfruttare i lavoratori

spinelliIl vertice militarizzato di Ventotene tra tre capi di governo talmente screditati e scollegati dalla realtà da doversi rifugiare, col pretesto della sicurezza, su una portaerei militare, non è servito a niente per quanto riguarda i punti in agenda – immigrazione, terrorismo, difesa, unità bancaria e altre amenità reazionarie – ma ha fatto centro per quanto riguarda l’unico obiettivo nascosto ma prioritario: mercanteggiare le tutele dei lavoratori italiani per darle in pasto alle aziende, in cambio di una flessibilità europea sui conti.

Uno degli ultimi baluardi delle tutele sul lavoro, costituito dal contratto nazionale, è ufficialmente messa nel mirino e buttato a mare al largo di Ventotene in nome del “sogno” europeo, che per i lavoratori si rivela il peggiore degli incubi, firmato dai liberisti d’Europa. La Commissione UE concederebbe all’Italia un munifico sconto sul deficit di 10 miliardi, ma i creditori pretendono in controparte la riforma della contrattazione: occorre privilegiare quella aziendale su quella nazionale, misura che permetterà un ulteriore e definitivo abbassamento dei salari – come è successo in Grecia, in Portogallo e in Spagna.

Ciò passa per la fragilizzazione estrema delle condizioni di lavoro. Orari, turni di lavoro e parte del salario legata alla produttività saranno demandati alla contrattazione di secondo livello: di fatto ogni azienda sarà libera di selezionare i rappresentanti dei lavoratori più docili rispetto ai sindacati di lotta per stabilire le proprie autonome regole contrattuali. Inevitabile sarà la messa in competizione al ribasso sui benefit sociali e le condizioni di lavoro da concedere ai salariati – visto che i grandi gruppi non saranno più obbligati a rispettare gli standard nazionali in definitiva più favorevoli ai lavoratori.

I capitalisti ci rubano il lavoro (non  certo gli immigrati come la propaganda reazionaria della borghesia più becera cerca di inculcare). Chi possiede i mezzi di produzione è responsabile della de-industrializzazione del Paese, e i governi sono solo i mandanti amministrativi di questa tendenza. In venti anni la base industriale italiana si è liquefatta, gli industriali hanno delocalizzato, gli azionisti hanno saccheggiato le imprese, chiusi gli stabilimenti dopo aver intascato sovvenzioni, venduto a capitalisti stranieri arricchendosi e facendo sparire lavoro.

Ma a Ventotene, dove va in scena la propaganda borghese e padronale più conservatrice e vuota degli ultimi anni, tutto questo è nascosto dietro la retorica militare e delle riforme. Tuttavia la sostanza non cambia: l’Unione Europea che cerca il rilancio dopo il Brexit riparte sempre dalla stessa ossessione anti-operaia che è all’origine della sua fondazione.

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