Fidel e noi

castroOltre 650 tentativi di assassinio da parte della CIA, il terrorismo di matrice USA responsabile di 3500 vittime innocenti sul suolo cubano dalla Rivoluzione in poi, ma il Comandante in Capo della Rivoluzione si è spento a casa sua la scorsa notte, a 90 anni, amato dal suo popolo, demonizzato solo da qualche intellettualoide a libro paga dell’imperialismo che fa la bella vita spendendosi in conferenze internazionali pagate dagli oppressori.

Si è spento Fidel, precisamente 60 anni dopo la partenza del Granma dalle coste messicane – il 25 novembre 1956 – diretto verso le coste cubane, il cui sbarco il 2 dicembre successivo diede inizio della Rivoluzione.

Si è spento l’uomo che ha liberato Cuba dalla mafia fascista filo-americana di Batista, dal razzismo e dal sottosviluppo coloniale e che, nonstante il boicottaggio economico, l’accerchiamento militare e il terrorismo interno, ha trasformato un’isola arretrata e incatenanta al latifondo in un’oasi di progresso, libertà, sicurezza e cultura in mezzo a quell’inferno narcocapitalista che è l’America centrale. Tutt’intorno prosperano sotto la protezione degli USA narcostati parafascisti le cui società sono oppresse dalla violenza e dallo strapotere degli oligarchi, dalla miseria nera, dalle disuguaglianze estreme e dall’analfabetismo.

Tra Haiti immersa in una spirale di povertà e disgrazie senza fine, e una Giamaica culla di miseria post-coloniale la cui unica funzione risiede nell’essere un villaggio turistico per le star di Hollywood che ne privatizzano gli angoli più belli per edificarvi le loro ville, Cuba, pur oppressa dall’imperialismo, nazione dissidente, eccelle nell’istruzione, nell’assistenza sanitaria e nella ricerca medica, nella democrazia popolare e nell’indipendenza, nel sostegno internazionalista ai popoli oppressi.

Non dimentichiamo mai che Mandela, appena liberato, andò a ringraziare e abbracciare Fidel Castro per l’indefettibile sostegno dei rivoluzionari cubani alla causa anti-razzista, non certo i nostri luridi dirigenti borghesi i quali, al suo recente funerale, si spellavano le mani in applausi e ipocriti elogi. Che Cuba è l’esempio venerabile e il sostegno reale materiale imprescindibile cui si rivolgono tutti i movimenti progressisti dell’America Latina. Quei movimenti che operano per la liberazione dal controllo imperialista delle risorse e degli uomini del continente, contro le multinazionali e una rapace borghesia autoctona predatrice e ladra. In Brasile, Argentina, Uruguay, Bolivia, Venezuela, El Salvador, ovunque si lotti contro l’oppressione imperialistica, Cuba è l’esempio. Cuba che è stata la casa e il riparo dei dissidenti e rivoluzionari americani in fuga dal regime USA.

Questo Pase sta entrando oggi in una nuova era. Forse, il blocco economico che fino ad ora ha impedito il pieno sviluppo delle forze produttive sta per essere levato,  e la nuova dirigenza potrà attuare quelle riforme necessarie a rivitalizzare i settori rimasti indietro, di cui l’isola ha bisogno per migliorare l’economia nazionale, seriamente colpita, 25 anni fa dal crollo dei partner socialisti dell’Europa dell’Est.

Il dovere di ogni comunista è sostenere gli sforzi di Cuba, in ogni circostanza. La Bandiera di Cuba resta per noi una delle bandiere del mondo libero, libero ma in lotta contro i nostri governi sfruttatori. E Fidel, con la sua opera, ci ha data un’idea di come sbarazzarcene. Sta alle forze operaie europee seguire il suo esempio adattandolo al contesto sociale, storico e economico del continente.


Sui complotti della CIA

http://www.lemonde.fr/ameriques/article/2016/11/26/ces-638-fois-ou-la-cia-a-voulu-se-debarrasser-fidel-castro_5038675_3222.html?utm_medium=Social&utm_campaign=Echobox&utm_source=Twitter&utm_term=Autofeed#link_time=1480161498

Terrorismo

http://ancorafischia.altervista.org/29210-2/

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