Francia 2017: tra reazione e nuova sinistra popolare

Partito Comunista Italiano - Marche

di Alberto Ferretti, Federazione provinciale di Fermo

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Il risultato del secondo turno delle presidenziali francesi ci ha consegnato una situazione politica riassumibile così: una larga vittoria della destra borghese del mondo degli affari sulla destra piccolo-borghese identitaria e localista.

La prima è rappresentata da Emmanuel Macron, referente dei gruppi sociali dominanti legati al grande capitale bancario (in subordine alla destra tradizionale repubblicana che a causa delle disavventure del candidato Fillon s’è trovata spiazzata e di poco esclusa dalla corsa); la seconda da Marine Le Pen, ereditiera di successo alla guida dei nostalgici del regime di Vichy riconvertitisi in difensori della piccola produzione, del commercio di provincia, della Francia rurale, da sempre reazionaria e fragilizzata dalla globalizzazione finanziaria.

Marine Le Pen ha cavalcato opportunisticamente il malessere sociale, cercando di dargli un’impronta razzista in linea con le ossessioni identitarie del vecchio Front National, sperando di prevalere grazie al voto contestatario. Presentandosi come « forza…

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Il PTB: il successo dei marxisti del Belgio

ptbMentre tra i comunisti europei è ben conosciuto il radicamento e la forza di partiti come quello portoghese, greco, spagnolo, cipriota, esiste un partito finora passato in secondo piano benché sia protagonista di battaglie fondamentali per tutti gli europei, in quanto esse si svolgono al centro dell’impero: stiamo parlando del PTB (Parti du Travail de Belgique – Partito del Lavoro del Belgio).

In controtendenza rispetto al declino evidente dei partiti comunisti in alcune zone dell’UE, il PTB è ormai accreditato, in Vallonia, del 18 % delle intenzioni di voto. E al livello nazionale gli ultimi sondaggi confermano tale successo, attestando il partito intorno al 17%. Una straordinaria progressione dal, pur ottimo, 5% delle ultime elezioni. Continua a leggere

The Donald Show

clintontrumpartIl sistema elettorale americano è un circo che si svolge al di sopra e senza riguardo per una società sfinita.

E la sofferenza delle classi popolari e lavoratrici, il declassamento di parte della classe media, hanno determinato l’esito del voto odierno in favore di Donald Trump, l’outsider, palazzinaro miliardario un po’ eccentrico.

Ma riprendiamo con ordine: la disfatta della strafavorita rivale – Hillary Clinton, la rappresentante organica al Capitale finanziario USA – ha inizio con le primarie democratiche. All’epoca Bernie Sanders, vestito da nonno rivoluzionario, si lanciò, sulla cresta dell’onda, nell’arena con parole nuove, di sinistra: salario minimo, sanità universale, servizi pubblici, socialismo. Attirava così delusi e scontenti elettori del Partito Democratico, suscitando la curiosità e la benevolenza crescente dei settori sociali subalterni.  Continua a leggere

Siria: o degli errori della sinistra radicale sull’imperialismo

milizia-maristaLarga parte della sinistra radicale tende a minimizzare i crimini USA, stigmatizzando ed equiparando l’ossessione “antiamericana” (che esiste in certi settori conservatori e della destra occidentale) alla lotta anti-imperialista, che è un’altra cosa, ed è propria alle forze marxiste-leniniste. Questo accade quando non si ha la minima idea scientifica di cosa sia l’imperialismo, del suo carattere economico, in quanto fase apicale, o suprema, dello sviluppo capitalista guidato dal capitale finanziario dominante, e lo si reduce alla semplice politica estera “soggettiva” degli Stati e/o potenze, qualsiasi ne siano le ragioni. Si cade così in una contraddizione: quella cioè di ragionare in termini geopolitici, ma di imputare a chiunque si schieri, nell’ambito dei conflitti in corso in particolare in Medio Oriente, da una parte o dall’altra della barricata, di fare della “geopolitica”, abbandonando così la lotta di classe per fare il tifo per l’una o l’altra grande potenza in un’ottica “banalmente” anti-imperialista. Continua a leggere

DIVIDE ET IMPERA: la politica estera del Capitale finanziario

keep-calm-and-divide-et-impera.pngFavorire il separatismo su basi etnico-tribali permette di controllare, limitare, indirizzare, lo sviluppo e le risorse di un’area geografica data, in particolare se ricca di petrolio e gas. Stiamo parlando di Africa e Medio Oriente ovviamente, dove l’obiettivo storico dei capitalisti oggi è impedire l’emergenza di mercati nazionali di stazza tale da poter controbilanciare il monopolio imperialista, dopo aver distrutto quelli esistenti – si pensi alla Libia, all’Iraq, al Sudan – favorendo la nascita di cantoni amministrati autonomamente da potentati locali.

In Siria stanno riproponendo lo stesso copione fomentando da una parte la ribellione delle milizie islamiste mercenarie, dall’altra appoggiando le forze indipendentiste locali. Il tutto mentre l’imperialismo consolida i propri stati nazionali: sempre più grandi e integrati per mercati sempre più importanti. In tal modo cerca di liquidare la concorrenza sullo scacchiere globale dello sfruttamento delle risorse, in particolare quella rappresentata dagli Stati-nazione nati da rivoluzioni anti-imperialiste o socialiste del secolo scorso. Continua a leggere

USA: guerra di razze o guerra di classe?

micha cops 2Tre poliziotti sono stati freddati due giorni fa a Baton Rouge, in Luisiana, dopo i 5 abbattuti a Dallas il 7 luglio scorso e diversi attacchi più o meno riusciti registrati in tutto il Paese nelle ultime settimane. Negli USA è in corso la cosa più simile a un’insurrezione armata che si possa vedere in una Nazione a capitalismo maturo, ma i media, megafono del potere borghese, confondono le acque, impostando l’informazione intorno alla questione razziale. 

La manipolazione è subdola e viziosa: siccome tutti sanno che il razzismo è endemico negli USA – Paese fondato sullo schiavismo – quando la polizia uccide un cittadino, ci si concentrara sull’origine etnica della vittima, specialmente se “afroamericana”. Il fatto che dei neri cadano sotto i proiettili delle forze dell’ordine è visto allora come una fastidiosa distorsione di una “grande democrazia” che per altro garantisce ai cittadini benessere e sicurezza. In conseguenza delle “uccisioni degli afroamericani” però, altri “afroamericani” attaccano agenti di polizia. Di qui violenze e disordini. Continua a leggere

Nizza: il dolore e la strumentalizzazione

attentat-nice-dessin-11560362wwskb_1713Dopo due giorni di incertezze finalmente la tanto attesa “rivendicazione” è arrivata. Scarna e generica, il minimo sindacale della rivendicazione politica, ma utile a sostenenere il castello di carte indicato da politica e media. L’attentatore di Nizza è un soldato del Califfo.

Un piccolo criminale franco-tunisino residente Nizza, con precedenti per violenza, alle prese con problemi di soldi e una depressione da divorzio in corso, si lancia con un camion contro la folla riunita sul lungomare della sua città per i fuochi d’artificio del 14 luglio con l’intenzione di fare una strage. La sua follia produce 90 vittime. È solo, nessuna rivendicazione, bandiera, simbolo accompagna il suo gesto. Continua a leggere

Impressioni dalla Cina popolare

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Viaggiare nella Repubblica Popolare Cinese oggi è un’esperienza sorprendente. Al livello di sviluppo, i progressi sono a tal punto tangibili e inattesi – soprattutto agli occhi del viaggiatore occidentale, nutrito dai luoghi comuni della stampa assuefatta all’anticomunismo e al complesso di superiorità eurocentrico – da lasciare in un primo momento interdetti. La differenza tra la cupa propaganda sulla Cina immaginaria, veicolata dai media e dai governi, e la realtà sul posto colpisce in maniera flagrante.

I pregiudizi svaporano via via che si percorrono le città, dove il viaggiatore trova condizioni di vita elevate, con servizi e strutture anni luce più avanzate rispetto a quelle europee, e un livello di organizzazione indubbiamente superiore. Lo si vede dappertutto, nelle strade, nelle stazioni, nella gestione urbana, negli aeroporti. L’inesistenza di criminalità e violenza urbana – dovuta all’assenza quasi totale di mendicanti e gente lasciata per strada – è inoltre il corollario socialista di questo sviluppo ordinato. Continua a leggere

Cronache dal regime USA

US_incarceration_timeline-clean.svgIl regime USA ha arrestato ieri 400 persone, colpevoli di essersi riunite davanti al Congresso per manifestare pacificamente il loro malcontento nei confronti di un sistema politico dominato dal denaro e diretto dalle lobbies industrial-finanziarie, e contro un sistema elettorale che falsa completamente la rappresentanza democratica e le scelte degli elettori.

400 arresti, con la motivazione ufficiale di “manifestazione illegale”. Ora, nella dittatura capitalistica americana, illegale sembra essere qualunque forma di manifestazione, sciopero, assemblea che non sia stata preventivamente inquadrata dalle forze di Polizia, che non faccia rumore e non rechi disturbo al manovratore. Continua a leggere

La strategia della tensione in Turchia

l43-erdogan-merkel-151114201958_mediumDifficile dire chi metta le bombe oggi in Turchia, ma è facile vedere come questa incertezza rafforzi il regime fascista di Erdogan e della sua cricca dell’AKP. I precedenti attentati furono attribuiti all’ISIS, come la strage di Suruc o quella alla marcia per la pace di Ankara promossa dalle sinistre; l’attentato contro i militari ad Ankara del mese scorso al TAK – una frangia distaccatasi dal PKK perché ritenuto troppo moderato; oggi pare che si vada al sodo, e la responsabilità sia stata addossata direttamente al PKK.

Già associare il Partito dei lavoratori curdi a questo tipo di azioni, senza prove e sulla base di dichiarazioni delle forze di polizia, è un’operazione più che riuscita di criminalizzazione di un’organizzazione per altro attivamente impegnata nella lotta contro lo Stato islamico e le forze reazionarie in Medio Oriente; quindi oggettivamente ostacolo al lavoro di appoggio fornito dalla Turchia agli islamisti ribelli in Siria. Continua a leggere