USA: guerra di razze o guerra di classe?

micha cops 2Tre poliziotti sono stati freddati due giorni fa a Baton Rouge, in Luisiana, dopo i 5 abbattuti a Dallas il 7 luglio scorso e diversi attacchi più o meno riusciti registrati in tutto il Paese nelle ultime settimane. Negli USA è in corso la cosa più simile a un’insurrezione armata che si possa vedere in una Nazione a capitalismo maturo, ma i media, megafono del potere borghese, confondono le acque, impostando l’informazione intorno alla questione razziale. 

La manipolazione è subdola e viziosa: siccome tutti sanno che il razzismo è endemico negli USA – Paese fondato sullo schiavismo – quando la polizia uccide un cittadino, ci si concentrara sull’origine etnica della vittima, specialmente se “afroamericana”. Il fatto che dei neri cadano sotto i proiettili delle forze dell’ordine è visto allora come una fastidiosa distorsione di una “grande democrazia” che per altro garantisce ai cittadini benessere e sicurezza. In conseguenza delle “uccisioni degli afroamericani” però, altri “afroamericani” attaccano agenti di polizia. Di qui violenze e disordini. Continua a leggere

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Nizza: il dolore e la strumentalizzazione

attentat-nice-dessin-11560362wwskb_1713Dopo due giorni di incertezze finalmente la tanto attesa “rivendicazione” è arrivata. Scarna e generica, il minimo sindacale della rivendicazione politica, ma utile a sostenenere il castello di carte indicato da politica e media. L’attentatore di Nizza è un soldato del Califfo.

Un piccolo criminale franco-tunisino residente Nizza, con precedenti per violenza, alle prese con problemi di soldi e una depressione da divorzio in corso, si lancia con un camion contro la folla riunita sul lungomare della sua città per i fuochi d’artificio del 14 luglio con l’intenzione di fare una strage. La sua follia produce 90 vittime. È solo, nessuna rivendicazione, bandiera, simbolo accompagna il suo gesto. Continua a leggere

Impressioni dalla Cina popolare

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Viaggiare nella Repubblica Popolare Cinese oggi è un’esperienza sorprendente. Al livello di sviluppo, i progressi sono a tal punto tangibili e inattesi – soprattutto agli occhi del viaggiatore occidentale, nutrito dai luoghi comuni della stampa assuefatta all’anticomunismo e al complesso di superiorità eurocentrico – da lasciare in un primo momento interdetti. La differenza tra la cupa propaganda sulla Cina immaginaria, veicolata dai media e dai governi, e la realtà sul posto colpisce in maniera flagrante.

I pregiudizi svaporano via via che si percorrono le città, dove il viaggiatore trova condizioni di vita elevate, con servizi e strutture anni luce più avanzate rispetto a quelle europee, e un livello di organizzazione indubbiamente superiore. Lo si vede dappertutto, nelle strade, nelle stazioni, nella gestione urbana, negli aeroporti. L’inesistenza di criminalità e violenza urbana – dovuta all’assenza quasi totale di mendicanti e gente lasciata per strada – è inoltre il corollario socialista di questo sviluppo ordinato. Continua a leggere

Cronache dal regime USA

US_incarceration_timeline-clean.svgIl regime USA ha arrestato ieri 400 persone, colpevoli di essersi riunite davanti al Congresso per manifestare pacificamente il loro malcontento nei confronti di un sistema politico dominato dal denaro e diretto dalle lobbies industrial-finanziarie, e contro un sistema elettorale che falsa completamente la rappresentanza democratica e le scelte degli elettori.

400 arresti, con la motivazione ufficiale di “manifestazione illegale”. Ora, nella dittatura capitalistica americana, illegale sembra essere qualunque forma di manifestazione, sciopero, assemblea che non sia stata preventivamente inquadrata dalle forze di Polizia, che non faccia rumore e non rechi disturbo al manovratore. Continua a leggere

La strategia della tensione in Turchia

l43-erdogan-merkel-151114201958_mediumDifficile dire chi metta le bombe oggi in Turchia, ma è facile vedere come questa incertezza rafforzi il regime fascista di Erdogan e della sua cricca dell’AKP. I precedenti attentati furono attribuiti all’ISIS, come la strage di Suruc o quella alla marcia per la pace di Ankara promossa dalle sinistre; l’attentato contro i militari ad Ankara del mese scorso al TAK – una frangia distaccatasi dal PKK perché ritenuto troppo moderato; oggi pare che si vada al sodo, e la responsabilità sia stata addossata direttamente al PKK.

Già associare il Partito dei lavoratori curdi a questo tipo di azioni, senza prove e sulla base di dichiarazioni delle forze di polizia, è un’operazione più che riuscita di criminalizzazione di un’organizzazione per altro attivamente impegnata nella lotta contro lo Stato islamico e le forze reazionarie in Medio Oriente; quindi oggettivamente ostacolo al lavoro di appoggio fornito dalla Turchia agli islamisti ribelli in Siria. Continua a leggere

Macri: la reazione in salsa argentina

vibela macri 2Da quando Mauricio Macri è diventato Presidente il 22 novembre 2015, sono scomparse dai media argentini e occidentali tutte le critiche, gli allarmismi e le isterie sulla situazione in Argentina, che avevano caratterizzato il periodo della presidenza Kirchner, accusata di tutti i mali del mondo: dalla corruzione, al populismo, al disastro economico, che in un decennio avrebbe portato il Paese sull’orlo fallimento.

A conferma che le opinioni prevalenti sulla situazione di un Paese passano per la rappresentazione mediatica che ne fanno i media dominanti – i quali utilizzano una griglia di lettura secondo la quale un Paese che non segue le ricette neoliberiste va per forza verso il fallimento, mentre chi fa le riforme accede alla salvezza – le paure si sono trasformate in fiducia, che il nuovo Presidente ispira ai circoli d’affari che contano. Continua a leggere

Tre tesi sulla Palestina

strategy-libpal-copy I recenti crimini dell’imperialismo USA/NATO in Siria e in Ucraina – dove i nostri governi appoggiano fascisti e islamisti al fine di sottomettere nazioni indipendenti – rischiano di far passare in secondo piano, come un triste ma trascurabile rumore di fondo, la madre di tutti i crimini capitalistici contemporanei: l’oppressione del popolo palestinese da parte dello Stato israeliano.

Questa oppressione si protrae dal 1948 quando Ben Gourion fondò lo Stato ebraico in Palestina ed espulse dalle loro terre le popolazioni arabe residenti – evento qualificato come “Nakba” (catastrofe) dai Palestinesi, e come “Guerra d’Indipendenza” dagli israeliani. All’epoca, le nazioni occidentali, sentendosi a giusto titolo colpevoli per l’Olocausto, frutto dell’antisemitismo istituzionale dell’Europa borghese, si sentirono in dovere di “dare una casa agli ebrei” e lasciarono i sionisti, cioè la fazione politica liberal-nazionalista della diaspora ebraica, praticare l’occupazione selvaggia di quelle terre.

All’abominevole crimine dell’Olocausto i Paesi capitalisti tentarono di rimediare così con un altrettanto orribile crimine, e a fare le spese della follia nazifascista europea furono in ultima istanza le popolazioni del Medio Oriente che non avevano niente a che fare coi nostri misfatti antisemiti. Continua a leggere

Il Portogallo degli eredi di Salazar

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Il 4 ottobre 2015, in Portogallo, la sinistra vinse a mani basse le elezioni legislative: i Socialisti presero il 32,3 %, il Bloco de Esquerda il 10,2% e la CDU (Comunisti e verdi) il 8,2%, mentre la coalizione conservatrice si fermava a un misero 36%. La novità politica consisteva nel fatto che le forze di sinistra avevano un accordo di governo in tasca. Tutto era pronto insomma per il primo governo socialista\comunista in Europa, ma la paura fu tale che il Presidente Anibal Cavaco Silva si rifiutò, semplicemente, di affidare l’incarico di governo nonostante il risultato elettorale.

« Tale governo è un pericolo per l’interesse nazionale, i mercati finanziari e per Bruxelles. Questo è il peggior cambio radicale dalla nascita della nostra democrazia. Dopo aver portato avanti un così oneroso programma di assistenza finanziaria e fatto grossi sacrifici, è mio dovere, ne ho il potere costituzionale, fare tutto il possibile per evitare che segnali errati vengano inviati ai mercati ». Continua a leggere

USA: se i dissidenti non fanno un Impero del Male

arton53Una commissione ONU si è pronunciata oggi sulla vicenda che vede protagonista Julian Assange, certificando come egli sia vittima da anni di “tortura psicologica”, riferendosi al controllo e alla sorveglianza continua esercitati sulla sua persona dalle autorità britanniche. La colpa di Assange – che vive protetto dall’ambasciata dell’Ecuador a Londra – è come tutti sanno di aver diffuso documenti più o meno segreti da cui emerge nei dettagli l’ampiezza dell’illegalità e dei crimini statunitensi su scala globale.

Oltre ad Assange, ci sono altri dissidenti, pericolosi per l’ordine USA, che hanno in comune il destino di espatrio o prigione. Uno di essi è Edward Snowden, le cui rivelazioni hanno permesso di mettere in luce l’ampiezza dello spionaggio globale USA, in un momento in cui, 4 anni fa, gli USA accusavano furiosamente la Cina di spionaggio informatico di massa e violazione della privacy su scala globale. Continua a leggere

Corea: tre buone ragioni per una bomba

corea4I benpensanti di destra e di sinistra strepitano dalle loro gazzette e televisioni – dicendosi addirittura pronti a convocare il Consiglio di sicurezza dell’ONU – perché il cattivo di turno, la Repubblica Democratica Popolare di Corea (RDPC), volgarmente chiamata Corea del Nord, ha eseguito ieri un test nucleare, sul proprio (sotto) suolo.

Forse noi siamo troppo ingenui o qualcosa ci sfugge, ma non riusciamo proprio a condividere questa farlocca indignazione planetaria, soprattutto quando gli stessi che si stracciano le vesti non riescono a dire una parola di condanna a proposito delle bombe saudite che fanno strage in Yemen da mesi; su Israele che taglieggia, uccide e imprigiona palestinesi con ogni mezzo e a piacimento; su Kiev che bombarda il Donbass servendosi tra l’altro di milizie nazifasciste, sulla Turchia che sta giustiziando i curdi uno ad uno. Continua a leggere