La Liberazione di Aleppo e la sinistra occidentale

Syrian Army Liberates Handarat Heights from Ahrar Al-Sham Militants in AleppoAlla luce della Liberazione di Aleppo e dell’eroica vittoria della Resistenza sulle orde fasciste islamiste in Medio Oriente è opportuno fare alcune considerazioni, per nulla politicamente corrette, sul posizionamento di certi compagni e di certa stampa di sinistra sulla vicenda.

Supportati e confortati da un certo mondo accademico che si vuole specialista della questione siriana e in generale de Medio Oriente, nel corso della guerra alcuni settori – antagonisti, radicali e trotzkisti – hanno sposato, contro ogni evidenza, la tesi imperialista della “rivoluzione siriana”. Nonostante la palese natura reazionaria della ribellione in corso, della sua sostanziale dipendenza dalle potenze regionali ostili al governo siriano, del suo carattere settario e mercenario, questi settori continuano ancora ad augurarsi il rovesciamento del governo siriano, insistendo sul mai verificato carattere “giovane e popolare” originario della sollevazione “anti Assad”. Parallelamente, fanno del tutto per demonizzare la Resistenza messa in opera dal governo siriano, da Hezbollah e dalle milizie popolari – appoggiate dall’aviazione russa e dai consiglieri iraniani – descrivendola come un “opposto imperialismo”.

Ovviamente, non perderemo neanche tempo a confutare un’idiozia del genere, e neppure staremo qui a sottolineare il cinismo e l’autoreferenzialità degli ambienti di sinistra “puristi” occidentali che fanno gli schizzinosi poiché l’asse della Resistenza che in Siria si oppone alle manovre imperialiste e al terrorismo non è di loro gusto in quanto composto anche da elementi non socialisti, conservatori, non in linea con le fantasie ribelli degli antagonisti di casa nostra. Quel che ci preme sottolineare invece, è che questi atteggiamenti intellettualistici e distaccati – quando non palesemente avversi alla lotta che la Siria conduce per restare un Paese indipendente e sovrano, non preda dei centri finanziari e militari dominanti collocati in USA e UE – impediscono al mondo della sinistra di classe che segue questa corrente di misurare la portata storica, l’importanza epocale della sconfitta delle forze imperialiste a Aleppo.  Continua a leggere

Fidel e noi

castroOltre 650 tentativi di assassinio da parte della CIA, il terrorismo di matrice USA responsabile di 3500 vittime innocenti sul suolo cubano dalla Rivoluzione in poi, ma il Comandante in Capo della Rivoluzione si è spento a casa sua la scorsa notte, a 90 anni, amato dal suo popolo, demonizzato solo da qualche intellettualoide a libro paga dell’imperialismo che fa la bella vita spendendosi in conferenze internazionali pagate dagli oppressori.

Si è spento Fidel, precisamente 60 anni dopo la partenza del Granma dalle coste messicane – il 25 novembre 1956 – diretto verso le coste cubane, il cui sbarco il 2 dicembre successivo diede inizio della Rivoluzione. Continua a leggere

Referendum: lotta per il NO

Con l’avvicinarsi della scadenza referendaria del 4 dicembre, la retorica allarmista dell’apparato politico-mediatico legato ai centri economici dominanti assume toni surreali. Secondo il Financial Times, la vittoria del NO spingerebbe l’Italia automaticamente fuori dall’Euro; per il presidente di Confindustria, invece, bloccherebbe tutti gli investimenti passati, presenti e futuri e condurrebbe il Paese alla rovina; per l’agenzia di notazione S&P, l’Italia non ha bisogno di una crisi politica ora (sottinteso, in caso vincesse il NO) (1). Insomma, la convergenza tra capitalisti internazionali sull’esito sperato del referendum costituzionale italiano è significativa del contenuto di classe che sottende tale riforma.

Partito Comunista Italiano - Federazione di Fermo

comunisti-costituzione

Con l’avvicinarsi della scadenza referendaria del 4 dicembre, la retorica allarmista dell’apparato politico-mediatico legato ai centri economici dominanti assume toni surreali. Secondo il Financial Times, la vittoria del NO spingerebbe l’Italia automaticamente fuori dall’Euro; per il presidente di Confindustria, invece, bloccherebbe tutti gli investimenti passati, presenti e futuri e condurrebbe il Paese alla rovina; per l’agenzia di notazione S&P, l’Italia non ha bisogno di una crisi politica ora (sottinteso, in caso vincesse il NO) (1). Insomma, la convergenza tra capitalisti internazionali sull’esito sperato del referendum costituzionale italiano è significativa del contenuto di classe che sottende tale riforma.

Perché? Ce lo spiega in poche e autorevoli parole il presidente della Bce Mario Draghi, in un intervento all’Europarlamento a Strasburgo in data 21/11: “L’attuazione delle riforme strutturali (leggi il taglio degli stipendi e delle protezioni sociali dei lavoratori) deve essere accelerata […] per migliorare l’ambiente per le imprese.” (2) Il rappresentante istituzionale…

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Degrado su Aleppo

courrierAlla vigilia dell’attribuzione del Premio Nobel per la Pace che rischia seriamente di andare all’organizzazione fiancheggiatrice di Al Qaeda chiamata White Helmet, traduciamo l’editoriale apparso oggi sul Courrier International – organo della sinistra radicale e intellettuale, il cui equivalente italiano è L’Internazionale –, per illustrare il degrado e l’infame servilismo raggiunto dalla sinistra imperialista occidentale.

Vi si può leggere un concentrato di menzogne, propaganda e retorica strappalacrime basata sul capovolgimento totale della realtà che non ha eguali. E che non merita neanche di essere confutato, ma solo letto con infinita pietà e incredulità, nei confronti di coloro che sotto le spoglie dell’umanitarismo e del progressismo da figli di papà si fanno interpreti dei sentimenti di rapina, del neo-razzismo e del colonialismo più barbaro delle classi dominanti capitaliste occidentali. Continua a leggere

Rischi da Referendum costituzionale

sondaggi-politici-referendum-costituzionaleUn governo in stato confusionale si gioca le sue ultime carte con un referendum sulla riforma costituzionale, inizialmente previsto per ottobre, ma la cui data tende a slittare nella misura in cui Renzi si rende conto che il NO potrebbe prevalere.

La controriforma messa in cantiere dal duo dei figli di papà Renzi/Boschi prevede principalmente un depotenziamento del Senato che diventa una camera alta “alla francese”, con dinosauri parcheggiati su poltrone dalle vaste quanto vaghe attribuzioni legislative, provenienti dai feudi regionali e provinciali; un organo rappresentativo delle autonomie regionali composto da 100 senatori (invece dei 315 attuali) che non saranno eletti direttamente dai cittadini. Continua a leggere

Fermo: provincia che vai, fascisti che trovi

antifascismo_striscione-680x365La feccia fascista rialza la testa e uccide un immigrato nigeriano, ma la stampa nostrana evita accuratamente di chiamare le cose col loro nome: e parla di ultras. Il criminale è un fermano, proprietario di un’azienda agricola del territorio. Egli avrebbe dapprima insultato la moglie di Emmanuel – questo il nome della vittima –  chiamandola “scimmia”, poi ingaggiato una colluttazione in cui Emmanuel ha avuto la peggio.

L’accusato risulta essere un “estremista di destra” noto alle forze dell’ordine, in prima fila ai comizi di Salvini a Fermo: non facciamo fatica a immaginare come i suoi interessi economici e la sue concezioni reazionarie siano ben rappresentante dalla Lega Nord, e dalla galassia neo-fascista in piena ricostruzione in Italia: da Casa Pound, a Forza Nuova, a Fratelli d’Italia. Continua a leggere

Fronte del Brexit

seven-sisters-london-uk-3rd-june-2016-posters-for-lexit-left-leave-g2wc2eDifficile dire chi sia più screditato oggi a pochi giorni dallo storico risultato del referendum britannico sull’Europa. Se Cameron, Corbyn & compagnia di governo, oppure i loro cugini ribelli “brutti sprochi e cattivi” alla Farage, Johnson e via dicendo. I primi hanno perso quando credevano di vincere, i secondi hanno vinto quando credevano di perdere bene. Non se lo aspettavano, né lo volevano, poiché ora più che uscire dall’UE sono obbligati a uscire dalla confortevole posizione di opposizione strillata, che la presenza della UE garantiva come una rendita politica, al contempo elettoralistica e mediatica. Messi di fronte alle proprie responsabilità non sanno per ora che fare, dato che il Brexit non era previsto se non come mito, arma elettorale permanente.
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Astensione di massa e batosta renziana

matteo-renzi-1I risultati del primo turno delle elezioni comunali del 5 giugno 2016 – anno secondo del regno renziano – hanno illustrato alcune tendenze importanti all’interno del mondo politico italiano. 

In estrema sintesi, e senza attendere i ballottaggi che in nulla possono sovvertire le linee di fondo emerse al primo turno,  questo risultato dimostra che:  Continua a leggere

Contro l’imperialismo: uscire dall’UE, sabotare la NATO

socialist-europeOgni Paese europeo è interrelato in maniera profonda con gli altri Stati membri dell’Unione. L’Europa non ancora completamente unita è come un gomitolo i cui fili passano da un Paese all’altro. Gli interessi si compenetrano: i capitali monopolistici dei Paesi core penetrano nei mercati dei Paesi più deboli, tenendone in pugno interi settori economici, col pieno consenso delle borghesie autoctone, che parallelamente hanno accesso a settori esteri e agganci con il Capitale monopolistico dominante, collocato per lo più nel Nord Europa.

Queste borghesie autoctone o nazionali sono intente nel frattempo a estorcere alle rispettive classi operaie, tramite le riforme dettate dall’austerità, le risorse necessarie a rimborsare prestiti concessi dalle banche (che gestiscono i loro patrimoni sfuggiti a ogni tassazione). I “piani di aiuto” delle istituzioni internazionali di strozzinaggio quali il FMI e la BCE servono a rimborsare gli istituti finanziari – in particolare tedeschi, francesi e olandesi – che hanno inondato i Paesi periferici di liquidità fino a farli scoppiare, al fine di valorizzare i Capitali dell’alta borghesia. Continua a leggere

Gli imperialisti, i comunisti e la guerra permanente

imperialismo guerraI circoli più reazionari del capitalismo, collocati nei Paesi imperialisti – e in particolare negli Stati Uniti, agglomerati intorno ad altri centri di potere come l’Unione Europea e ad alcune élites medio-orientali – necessitano oggi più che mai della guerra, in quanto traggono profitto dalle aggressioni militari. A questo fine, essi muovono gli Stati come pedine dei propri interessi: i buoni affari chiamano gli interventi militari, essi non hanno oggettivamente interesse nella pace.

Ciò spiega lo stato di conflitto permanente che percorre larga parte del globo: gli imperialisti sono pronti a sacrificare tutto e tutti alle loro necessità economiche, le quali richiedono sforzi bellici sempre maggiori. La dinamica in moto è nella sostanza la stessa che ha condotto alla Prima e alla Seconda guerra mondiale, e alle aggressioni imperialiste (Corea, Vietnam etc.) del Dopoguerra, alla cui recrudescenza assistiamo oggi, dato che il capitalismo cerca di recuperare il terreno a suo tempo sottrattogli dal socialismo sovietico e dalla decolonizzazione. Continua a leggere