Referendum: lotta per il NO

Con l’avvicinarsi della scadenza referendaria del 4 dicembre, la retorica allarmista dell’apparato politico-mediatico legato ai centri economici dominanti assume toni surreali. Secondo il Financial Times, la vittoria del NO spingerebbe l’Italia automaticamente fuori dall’Euro; per il presidente di Confindustria, invece, bloccherebbe tutti gli investimenti passati, presenti e futuri e condurrebbe il Paese alla rovina; per l’agenzia di notazione S&P, l’Italia non ha bisogno di una crisi politica ora (sottinteso, in caso vincesse il NO) (1). Insomma, la convergenza tra capitalisti internazionali sull’esito sperato del referendum costituzionale italiano è significativa del contenuto di classe che sottende tale riforma.

Partito Comunista Italiano - Federazione di Fermo

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Con l’avvicinarsi della scadenza referendaria del 4 dicembre, la retorica allarmista dell’apparato politico-mediatico legato ai centri economici dominanti assume toni surreali. Secondo il Financial Times, la vittoria del NO spingerebbe l’Italia automaticamente fuori dall’Euro; per il presidente di Confindustria, invece, bloccherebbe tutti gli investimenti passati, presenti e futuri e condurrebbe il Paese alla rovina; per l’agenzia di notazione S&P, l’Italia non ha bisogno di una crisi politica ora (sottinteso, in caso vincesse il NO) (1). Insomma, la convergenza tra capitalisti internazionali sull’esito sperato del referendum costituzionale italiano è significativa del contenuto di classe che sottende tale riforma.

Perché? Ce lo spiega in poche e autorevoli parole il presidente della Bce Mario Draghi, in un intervento all’Europarlamento a Strasburgo in data 21/11: “L’attuazione delle riforme strutturali (leggi il taglio degli stipendi e delle protezioni sociali dei lavoratori) deve essere accelerata […] per migliorare l’ambiente per le imprese.” (2) Il rappresentante istituzionale…

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The Donald Show

clintontrumpartIl sistema elettorale americano è un circo che si svolge al di sopra e senza riguardo per una società sfinita.

E la sofferenza delle classi popolari e lavoratrici, il declassamento di parte della classe media, hanno determinato l’esito del voto odierno in favore di Donald Trump, l’outsider, palazzinaro miliardario un po’ eccentrico.

Ma riprendiamo con ordine: la disfatta della strafavorita rivale – Hillary Clinton, la rappresentante organica al Capitale finanziario USA – ha inizio con le primarie democratiche. All’epoca Bernie Sanders, vestito da nonno rivoluzionario, si lanciò, sulla cresta dell’onda, nell’arena con parole nuove, di sinistra: salario minimo, sanità universale, servizi pubblici, socialismo. Attirava così delusi e scontenti elettori del Partito Democratico, suscitando la curiosità e la benevolenza crescente dei settori sociali subalterni.  Continua a leggere

Il socialismo tradito: le cause della caduta dell’URSS*

socialismot-radito-3Il dibattito sulle cause della caduta dell’URSS è ampio e variegato. La corretta comprensione di un evento di tale portata aiuta senz’altro lo sviluppo del movimento operaio odierno, lasciato orfano da un riferimento ideale e materiale così importante quale fu il primo Stato operaio della storia.

Lasciando da parte il liquidazionismo di chi vede nell’URSS “l’impero del male” e “un regime totalitario” (parole senza senso, riflesso della criminalizzazione borghese dell’esperienza sovietica, che gran parte della sinistra riformista e radicale propaga a piene mani), e le analisi senza costrutto degli economisti borghesi che si limitano a ripetere la tautologia del “comunismo crollato perché l’economia comunista non può funzionare” (spacciando così i loro pregiudizi di classe per scienza) – è opportuno avanzare critiche precise sugli eventi che hanno contribuito a sconvolgere il mondo. Continua a leggere

Loi Travail: dopo le proteste, i processi politici

In totale si contano ad oggi 909 arresti, 796 azioni penali intraprese contro gli oppositori, conclusesi con 158 condanne di cui 59 a pene detentive. L’intimidazione sembra essere la regola. Così come la protezione giuridica degli interessi del padronato.

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Dal compagno della nostra Federazione che lavora in Francia un altro importante contributo sulla lotta di classe che infuria nel Paese transalpino.

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Chi pensi che i processi politici siano una specialità dei regimi autoritari si ricreda, oppure riveda i propri criteri di attribuzione di tale categoria. Una vera e propria caccia alle streghe si abbatte contro gli oppositori alla Loi travail in questo momento in Francia. Il risultato è una repressione senza precedenti nel generale silenzio della stampa borghese.

Sindacalisti, comunisti, organizzatori del movimento, oppositori appartenenti ai vari collettivi formatisi nel corso di questi mesi, sono presi a bersaglio dalle autorità giudiziarie, che tirano a modo loro le conclusioni della straordinaria stagione di lotta vissuta nel Paese in questo 2016. Approfittando della relativa “calma” dopo l’ultima riuscitissima giornata nazionale di mobilitazione del 15 settembre, e di un confronto che sembra essersi spostato nelle aule giudiziarie tra ricorsi legali per cercare…

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Degrado su Aleppo

courrierAlla vigilia dell’attribuzione del Premio Nobel per la Pace che rischia seriamente di andare all’organizzazione fiancheggiatrice di Al Qaeda chiamata White Helmet, traduciamo l’editoriale apparso oggi sul Courrier International – organo della sinistra radicale e intellettuale, il cui equivalente italiano è L’Internazionale –, per illustrare il degrado e l’infame servilismo raggiunto dalla sinistra imperialista occidentale.

Vi si può leggere un concentrato di menzogne, propaganda e retorica strappalacrime basata sul capovolgimento totale della realtà che non ha eguali. E che non merita neanche di essere confutato, ma solo letto con infinita pietà e incredulità, nei confronti di coloro che sotto le spoglie dell’umanitarismo e del progressismo da figli di papà si fanno interpreti dei sentimenti di rapina, del neo-razzismo e del colonialismo più barbaro delle classi dominanti capitaliste occidentali. Continua a leggere

Ape: pagare le banche per andare in pensione

30045-oligarchiaAlla faccia della presunta lentezza del nostro processo legislativo, dopo esattamente un anno e mezzo da quando si liquidava col Jobs Act ciò che rimaneva di 60 anni di Codice del lavoro in Italia, il governo mette in cantiere, come ampiamente previsto, l’intervento demolitore di uno dei più importanti pilastri dello Stato sociale: le pensioni.

L’APE  (acronimo di “Anticipo PEnsionistico”) rappresenta una tappa fondamentale del piano di  smantellamento e privatizzazione dell’infrastruttura sociale del Paese sotto l’impulso delle necessità dei mercati finanziari. Nello specifico, con l’APE si dà al lavoratore la possibilità di andare in pensione a 63 anni, ovvero quattro anni prima della pensione di vecchiaia. Bene, si dirà: questo innalzamento dell’età pensionabile 67 anni voluto dalla Legge Fornero, varata dal governo Monti a fine 2011, era già di per sé inaccettabile. Continua a leggere

Francia. Riprende la lotta contro la Loi Travail

Le strade di Parigi e di altre 100 città francesi sono tornate a riempirsi, giovedì 15 settembre, per la quattordicesima giornata di mobilitazione nazionale contro la Loi Travail – il Jobs Act francese – indetta dai sindacati di lotta che da febbraio sono all’offensiva contro un governo deciso a distruggere 100 anni di Codice de Lavoro.

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Le strade di Parigi e di altre 100 città francesi sono tornate a riempirsi, giovedì 15 settembre, per la quattordicesima giornata di mobilitazione nazionale contro la Loi Travail – il Jobs Act francese – indetta dai sindacati di lotta che da febbraio sono all’offensiva contro un governo deciso a distruggere 100 anni di Codice de Lavoro.

I lavoratori guidati da CGT (prima confederazione sindacale, di tendenza comunista), Force Ouvrière (riformisti), FSU (funzione pubblica) e Solidaires (comitati di base), con l’apporto fondamentale degli studenti e dei movimenti sociali, hanno dato vita a un corteo molto partecipato (circa 40 000 manifestanti). Queste forze marciano unite da mesi contro una regressione che rischia di cancellare le conquiste sociali introdotte in Francia nel ’36 dal Fronte Popolare e nell’immediato dopoguerra dal governo nato dalla Resistenza antifascista.

Ovviamente il corteo è stato attaccato dalla polizia a colpi di lacrimogeni “preventivi”, sparati in mezzo alla…

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Siria: o degli errori della sinistra radicale sull’imperialismo

milizia-maristaLarga parte della sinistra radicale tende a minimizzare i crimini USA, stigmatizzando ed equiparando l’ossessione “antiamericana” (che esiste in certi settori conservatori e della destra occidentale) alla lotta anti-imperialista, che è un’altra cosa, ed è propria alle forze marxiste-leniniste. Questo accade quando non si ha la minima idea scientifica di cosa sia l’imperialismo, del suo carattere economico, in quanto fase apicale, o suprema, dello sviluppo capitalista guidato dal capitale finanziario dominante, e lo si reduce alla semplice politica estera “soggettiva” degli Stati e/o potenze, qualsiasi ne siano le ragioni. Si cade così in una contraddizione: quella cioè di ragionare in termini geopolitici, ma di imputare a chiunque si schieri, nell’ambito dei conflitti in corso in particolare in Medio Oriente, da una parte o dall’altra della barricata, di fare della “geopolitica”, abbandonando così la lotta di classe per fare il tifo per l’una o l’altra grande potenza in un’ottica “banalmente” anti-imperialista. Continua a leggere

L’autoritarismo: la politica interna del Capitale finanziario

causas-nazismo-fascismo-semejanzas_1_1626609L’attenzione smodata che gli ambienti politici danno a presunti problemi di governabilità porta a investire immense energie e focalizzare enormi aspettative su riforme di Costituzione e leggi elettorali. Queste riforme convergono tutte verso un modello fortemente incentrato sulla stabilità e rapidità dell’esecutivo. Viste però le attuali condizioni ciò vuol dire: rendere il governo libero di applicare le contro riforme socioeconomiche anti-operaie e anti-popolari richieste dai mercati finanziari.

L’efficienza legislativa in questo contesto non c’entra nulla: 40 anni di regime parlamentare non hanno impedito infatti all’Italia di produrre un apparato legislativo formidabile (al livello quantitativo perlomeno), e governi che cadevano a ritmi trimestrali non hanno impedito l’applicazione di tali leggi, né l’industrializzazione del Paese, lo sviluppo del dopoguerra etc. In quella fase, gli equilibri e i rapporti di forza economici, e dunque sociali e politici, imponevano che si prendessero in conto le esigenze di ampi strati delle masse popolari, il Parlamento assolveva in parte a tale funzione.
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Rischi da Referendum costituzionale

sondaggi-politici-referendum-costituzionaleUn governo in stato confusionale si gioca le sue ultime carte con un referendum sulla riforma costituzionale, inizialmente previsto per ottobre, ma la cui data tende a slittare nella misura in cui Renzi si rende conto che il NO potrebbe prevalere.

La controriforma messa in cantiere dal duo dei figli di papà Renzi/Boschi prevede principalmente un depotenziamento del Senato che diventa una camera alta “alla francese”, con dinosauri parcheggiati su poltrone dalle vaste quanto vaghe attribuzioni legislative, provenienti dai feudi regionali e provinciali; un organo rappresentativo delle autonomie regionali composto da 100 senatori (invece dei 315 attuali) che non saranno eletti direttamente dai cittadini. Continua a leggere