Le libertà ai tempi del capitalismo imperialista

fakenewsPochi giorni fa, in vista della cerimonia d’insediamento del nuovo Presidente degli Stati Uniti, uno dei più importanti media imperialisti, Facebook, è stato incaricato di bloccare una televisione scomoda, Russia Today, in modo da evitare che coprisse l’evento sul social. L’emittente è stata bannata, questo il termine tecnico, ovvero impossibilitata ad aggiornare la propria pagina, con conseguente blocco del live streaming.

Questa decisione arriva al culmine di un’isterica campagna anti-russa intrapresa dai circoli reazionari americani ed estesasi su tutto il “mondo libero”, ossia l’asse imperialista USA /UE, da alcuni mesi a questa parte. Lanciata sulla scia delle difficoltà americane a spezzare la resistenza siriana ad Aleppo e delle relative difficoltà elettorali del clan Clinton – il più sensibile dei club politici ai desiderata del Capitale finanziario dominante -, l’effetto immediato di tale campagna si è ripercosso rapidamente sull’altro polo imperialista al di là dell’Atlantico. Quell’organo altrimenti inutile chiamato Parlamento Europeo ha proposto nel novembre 2016 una risoluzione – fondata sulla paranoia, intrisa di maccartismo e linguaggio da caccia alle streghe -, contro “le notizie false e la propaganda russa”, che manipolerebbero i risultati delle nostre elezioni facendo leva sulla credulità del popolaccio ignorante (!). Continua a leggere

1917: i bolscevichi prendono il potere

ottobre

Ci sono storici borghesi che sono stati in grado di studiare la Rivoluzione d’Ottobre senza troppi preconcetti (a parte la genuflessione acritica e di rito all’antistalinismo, liturgia praticamente obbligata per chiunque voglia contare qualcosa nel mondo accademico e ricevere finanziamenti in Occidente) e in maniera documentata e profonda.

Alexander Rabinowitch è uno di questi. Nella sua opera The Bolsheviks Come To Power: The Revolution of 1917 in Petrograd (I bolscevichi al potere: La rivoluzione del 1917 a Pietrogrado) egli descrive in dettaglio le fasi che, a partire dalla rivoluzione del febbraio 1917, portarono all’affermazione e alla vittoria dei bolscevichi nell’Ottobre dello stesso anno. E smonta completamente la diceria borghese – spacciata ancor oggi per verità storica dai rispettabili accademici e giornalisti nostrani, in particolore dalla caduta dell’URSS – della Rivoluzione come Colpo di Stato riuscito da parte di una “setta di fanatici sconosciuti alle masse”. Continua a leggere

La Liberazione di Aleppo e la sinistra occidentale

Syrian Army Liberates Handarat Heights from Ahrar Al-Sham Militants in AleppoAlla luce della Liberazione di Aleppo e dell’eroica vittoria della Resistenza sulle orde fasciste islamiste in Medio Oriente è opportuno fare alcune considerazioni, per nulla politicamente corrette, sul posizionamento di certi compagni e di certa stampa di sinistra sulla vicenda.

Supportati e confortati da un certo mondo accademico che si vuole specialista della questione siriana e in generale de Medio Oriente, nel corso della guerra alcuni settori – antagonisti, radicali e trotzkisti – hanno sposato, contro ogni evidenza, la tesi imperialista della “rivoluzione siriana”. Nonostante la palese natura reazionaria della ribellione in corso, della sua sostanziale dipendenza dalle potenze regionali ostili al governo siriano, del suo carattere settario e mercenario, questi settori continuano ancora ad augurarsi il rovesciamento del governo siriano, insistendo sul mai verificato carattere “giovane e popolare” originario della sollevazione “anti Assad”. Parallelamente, fanno del tutto per demonizzare la Resistenza messa in opera dal governo siriano, da Hezbollah e dalle milizie popolari – appoggiate dall’aviazione russa e dai consiglieri iraniani – descrivendola come un “opposto imperialismo”.

Ovviamente, non perderemo neanche tempo a confutare un’idiozia del genere, e neppure staremo qui a sottolineare il cinismo e l’autoreferenzialità degli ambienti di sinistra “puristi” occidentali che fanno gli schizzinosi poiché l’asse della Resistenza che in Siria si oppone alle manovre imperialiste e al terrorismo non è di loro gusto in quanto composto anche da elementi non socialisti, conservatori, non in linea con le fantasie ribelli degli antagonisti di casa nostra. Quel che ci preme sottolineare invece, è che questi atteggiamenti intellettualistici e distaccati – quando non palesemente avversi alla lotta che la Siria conduce per restare un Paese indipendente e sovrano, non preda dei centri finanziari e militari dominanti collocati in USA e UE – impediscono al mondo della sinistra di classe che segue questa corrente di misurare la portata storica, l’importanza epocale della sconfitta delle forze imperialiste a Aleppo.  Continua a leggere

Fidel e noi

castroOltre 650 tentativi di assassinio da parte della CIA, il terrorismo di matrice USA responsabile di 3500 vittime innocenti sul suolo cubano dalla Rivoluzione in poi, ma il Comandante in Capo della Rivoluzione si è spento a casa sua la scorsa notte, a 90 anni, amato dal suo popolo, demonizzato solo da qualche intellettualoide a libro paga dell’imperialismo che fa la bella vita spendendosi in conferenze internazionali pagate dagli oppressori.

Si è spento Fidel, precisamente 60 anni dopo la partenza del Granma dalle coste messicane – il 25 novembre 1956 – diretto verso le coste cubane, il cui sbarco il 2 dicembre successivo diede inizio della Rivoluzione. Continua a leggere

Referendum: lotta per il NO

Con l’avvicinarsi della scadenza referendaria del 4 dicembre, la retorica allarmista dell’apparato politico-mediatico legato ai centri economici dominanti assume toni surreali. Secondo il Financial Times, la vittoria del NO spingerebbe l’Italia automaticamente fuori dall’Euro; per il presidente di Confindustria, invece, bloccherebbe tutti gli investimenti passati, presenti e futuri e condurrebbe il Paese alla rovina; per l’agenzia di notazione S&P, l’Italia non ha bisogno di una crisi politica ora (sottinteso, in caso vincesse il NO) (1). Insomma, la convergenza tra capitalisti internazionali sull’esito sperato del referendum costituzionale italiano è significativa del contenuto di classe che sottende tale riforma.

Partito Comunista Italiano - Federazione di Fermo

comunisti-costituzione

Con l’avvicinarsi della scadenza referendaria del 4 dicembre, la retorica allarmista dell’apparato politico-mediatico legato ai centri economici dominanti assume toni surreali. Secondo il Financial Times, la vittoria del NO spingerebbe l’Italia automaticamente fuori dall’Euro; per il presidente di Confindustria, invece, bloccherebbe tutti gli investimenti passati, presenti e futuri e condurrebbe il Paese alla rovina; per l’agenzia di notazione S&P, l’Italia non ha bisogno di una crisi politica ora (sottinteso, in caso vincesse il NO) (1). Insomma, la convergenza tra capitalisti internazionali sull’esito sperato del referendum costituzionale italiano è significativa del contenuto di classe che sottende tale riforma.

Perché? Ce lo spiega in poche e autorevoli parole il presidente della Bce Mario Draghi, in un intervento all’Europarlamento a Strasburgo in data 21/11: “L’attuazione delle riforme strutturali (leggi il taglio degli stipendi e delle protezioni sociali dei lavoratori) deve essere accelerata […] per migliorare l’ambiente per le imprese.” (2) Il rappresentante istituzionale…

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The Donald Show

clintontrumpartIl sistema elettorale americano è un circo che si svolge al di sopra e senza riguardo per una società sfinita.

E la sofferenza delle classi popolari e lavoratrici, il declassamento di parte della classe media, hanno determinato l’esito del voto odierno in favore di Donald Trump, l’outsider, palazzinaro miliardario un po’ eccentrico.

Ma riprendiamo con ordine: la disfatta della strafavorita rivale – Hillary Clinton, la rappresentante organica al Capitale finanziario USA – ha inizio con le primarie democratiche. All’epoca Bernie Sanders, vestito da nonno rivoluzionario, si lanciò, sulla cresta dell’onda, nell’arena con parole nuove, di sinistra: salario minimo, sanità universale, servizi pubblici, socialismo. Attirava così delusi e scontenti elettori del Partito Democratico, suscitando la curiosità e la benevolenza crescente dei settori sociali subalterni.  Continua a leggere

Il socialismo tradito: le cause della caduta dell’URSS*

socialismot-radito-3Il dibattito sulle cause della caduta dell’URSS è ampio e variegato. La corretta comprensione di un evento di tale portata aiuta senz’altro lo sviluppo del movimento operaio odierno, lasciato orfano da un riferimento ideale e materiale così importante quale fu il primo Stato operaio della storia.

Lasciando da parte il liquidazionismo di chi vede nell’URSS “l’impero del male” e “un regime totalitario” (parole senza senso, riflesso della criminalizzazione borghese dell’esperienza sovietica, che gran parte della sinistra riformista e radicale propaga a piene mani), e le analisi senza costrutto degli economisti borghesi che si limitano a ripetere la tautologia del “comunismo crollato perché l’economia comunista non può funzionare” (spacciando così i loro pregiudizi di classe per scienza) – è opportuno avanzare critiche precise sugli eventi che hanno contribuito a sconvolgere il mondo. Continua a leggere

Loi Travail: dopo le proteste, i processi politici

In totale si contano ad oggi 909 arresti, 796 azioni penali intraprese contro gli oppositori, conclusesi con 158 condanne di cui 59 a pene detentive. L’intimidazione sembra essere la regola. Così come la protezione giuridica degli interessi del padronato.

Partito Comunista Italiano - Federazione di Fermo

Dal compagno della nostra Federazione che lavora in Francia un altro importante contributo sulla lotta di classe che infuria nel Paese transalpino.

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Chi pensi che i processi politici siano una specialità dei regimi autoritari si ricreda, oppure riveda i propri criteri di attribuzione di tale categoria. Una vera e propria caccia alle streghe si abbatte contro gli oppositori alla Loi travail in questo momento in Francia. Il risultato è una repressione senza precedenti nel generale silenzio della stampa borghese.

Sindacalisti, comunisti, organizzatori del movimento, oppositori appartenenti ai vari collettivi formatisi nel corso di questi mesi, sono presi a bersaglio dalle autorità giudiziarie, che tirano a modo loro le conclusioni della straordinaria stagione di lotta vissuta nel Paese in questo 2016. Approfittando della relativa “calma” dopo l’ultima riuscitissima giornata nazionale di mobilitazione del 15 settembre, e di un confronto che sembra essersi spostato nelle aule giudiziarie tra ricorsi legali per cercare…

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Degrado su Aleppo

courrierAlla vigilia dell’attribuzione del Premio Nobel per la Pace che rischia seriamente di andare all’organizzazione fiancheggiatrice di Al Qaeda chiamata White Helmet, traduciamo l’editoriale apparso oggi sul Courrier International – organo della sinistra radicale e intellettuale, il cui equivalente italiano è L’Internazionale –, per illustrare il degrado e l’infame servilismo raggiunto dalla sinistra imperialista occidentale.

Vi si può leggere un concentrato di menzogne, propaganda e retorica strappalacrime basata sul capovolgimento totale della realtà che non ha eguali. E che non merita neanche di essere confutato, ma solo letto con infinita pietà e incredulità, nei confronti di coloro che sotto le spoglie dell’umanitarismo e del progressismo da figli di papà si fanno interpreti dei sentimenti di rapina, del neo-razzismo e del colonialismo più barbaro delle classi dominanti capitaliste occidentali. Continua a leggere

Ape: pagare le banche per andare in pensione

30045-oligarchiaAlla faccia della presunta lentezza del nostro processo legislativo, dopo esattamente un anno e mezzo da quando si liquidava col Jobs Act ciò che rimaneva di 60 anni di Codice del lavoro in Italia, il governo mette in cantiere, come ampiamente previsto, l’intervento demolitore di uno dei più importanti pilastri dello Stato sociale: le pensioni.

L’APE  (acronimo di “Anticipo PEnsionistico”) rappresenta una tappa fondamentale del piano di  smantellamento e privatizzazione dell’infrastruttura sociale del Paese sotto l’impulso delle necessità dei mercati finanziari. Nello specifico, con l’APE si dà al lavoratore la possibilità di andare in pensione a 63 anni, ovvero quattro anni prima della pensione di vecchiaia. Bene, si dirà: questo innalzamento dell’età pensionabile 67 anni voluto dalla Legge Fornero, varata dal governo Monti a fine 2011, era già di per sé inaccettabile. Continua a leggere