L’autoritarismo: la politica interna del Capitale finanziario

causas-nazismo-fascismo-semejanzas_1_1626609L’attenzione smodata che gli ambienti politici danno a presunti problemi di governabilità porta a investire immense energie e focalizzare enormi aspettative su riforme di Costituzione e leggi elettorali. Queste riforme convergono tutte verso un modello fortemente incentrato sulla stabilità e rapidità dell’esecutivo. Viste però le attuali condizioni ciò vuol dire: rendere il governo libero di applicare le contro riforme socioeconomiche anti-operaie e anti-popolari richieste dai mercati finanziari.

L’efficienza legislativa in questo contesto non c’entra nulla: 40 anni di regime parlamentare non hanno impedito infatti all’Italia di produrre un apparato legislativo formidabile (al livello quantitativo perlomeno), e governi che cadevano a ritmi trimestrali non hanno impedito l’applicazione di tali leggi, né l’industrializzazione del Paese, lo sviluppo del dopoguerra etc. In quella fase, gli equilibri e i rapporti di forza economici, e dunque sociali e politici, imponevano che si prendessero in conto le esigenze di ampi strati delle masse popolari, il Parlamento assolveva in parte a tale funzione.
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Un 2016 di lotta sociale

dominio-31-10L’Europa intera è in subbuglio sociale. Le proteste dilagano e sono ormai all’ordine del giorno. In particolare la situazione francese contro la legge sul lavoro, con cortei unitari delle forze sindacali e delle sinistre comuniste e radicali, manifestazioni studentesche, scioperi e occupazioni di fabbriche ed eventi come Nuit Debout, dimostra una tendenza di avanguardia. Ma ovunque – a partire dalla Grecia bloccata per due giorni dallo sciopero generale promosso dal PAME e dal KKE, finanche nella timida Germania dove i sindacati si sono mossi per contrattare aumenti salariali con imponenti scioperi nel settore aeroportuale e metalmeccanico – la lotta di classe prende vigore. Continua a leggere

Unione Europea: nascita di una Nazione

ue-684x250Presi come siamo a discettare di contingenze, come il corso quotidiano delle Borse, inflazioni e deflazioni, immigrazioni e terrorismi, rischiamo, schiacciati sul presente, di perdere di vista l’essenziale: sta nascendo una nuova Nazione, e questa Nazione si chiama Europa unita.

Come ogni Nazione, si fonda sul sacrificio di alcuni territori, di regioni meno sviluppate a favore di altre, sulla centralizzazione amministrativa, sulla guerra, economica e non. Come ogni nascita incerta, l’Europa unita incontra mille ostacoli, e in queste contraddizioni sviluppa tensioni sociali profonde e laceranti.  Continua a leggere

L’Unione Europea e l’Internazionalismo proletario

europa socialista 1L’appartenenza all’Unione Europea è vissuta in maniera ambivalente. Da una parte siamo abituati a considerare i nostri Stati in una dimensione nazionale e in quest’ottica valutare tutti gli aspetti sociali: lo Stato-nazione è la dimensione in cui le democrazie liberali e i regimi fascisti europei si sono sviluppati sino ad oggi. Dall’altra però ci accorgiamo che in Europa il livello nazionale e sovranazionale tendono ormai a confondersi. La sfera sovranazionale tende a diventare la nuova sfera nazionale, nella misura in cui le decisioni sono prese – che lo si voglia o meno – al livello europeo.

Questa sovrapposizione è dovuta principalmente alla coesistenza di due differenti tipi di proprietà e produzione sociale: la vecchia produzione – caratterizzata della concorrenza imprenditoriale interna tra aziende nazionali ed esterna tra sistemi industriali nazionali europei – e il nuovo stadio finanziario, tendenzialmente monopolistico e accentratore, in costruzione sul continente, intrapreso con l’unificazione monetaria e accellerato dalla grande crisi del 2008, di cui l’UE è la sovrastruttura politica corrispondente. Continua a leggere

Macri: la reazione in salsa argentina

vibela macri 2Da quando Mauricio Macri è diventato Presidente il 22 novembre 2015, sono scomparse dai media argentini e occidentali tutte le critiche, gli allarmismi e le isterie sulla situazione in Argentina, che avevano caratterizzato il periodo della presidenza Kirchner, accusata di tutti i mali del mondo: dalla corruzione, al populismo, al disastro economico, che in un decennio avrebbe portato il Paese sull’orlo fallimento.

A conferma che le opinioni prevalenti sulla situazione di un Paese passano per la rappresentazione mediatica che ne fanno i media dominanti – i quali utilizzano una griglia di lettura secondo la quale un Paese che non segue le ricette neoliberiste va per forza verso il fallimento, mentre chi fa le riforme accede alla salvezza – le paure si sono trasformate in fiducia, che il nuovo Presidente ispira ai circoli d’affari che contano. Continua a leggere

Cina Popolare/Unione Europea: l’insostenibile paragone

cinaPer valutare concretamente gli effetti devastanti del Capitalismo in Europa, in questa fase di austerità e l’oppressione anti-operaia che media e politici cercano di occultare come un assassino nasconde il cadavere, basta fare il paragone tra la depressione salariale che affligge il continente e l’espansione salariale che caratterizza la Cina socialista.

Una piccola premessa: certo, fare un paragone del genere sembra triviale, soprattutto per le nostre classi dominanti e il nostro ceto intellettuale intriso di superiorità; troppo elevato per mettersi in competizione coi paesi “in via di sviluppo”, che ancora si dibattono in volgari questioni materiali mentre noi saremmo già nella sfera raffinatissima dei diritti civili e della vertigine culturale dell’astratto.

Eppure uno sguardo attento ai dati ci rivela una realtà che fa fatica ad emergere nell’opinione pubblica: una buona parte dei lavoratori cinesi guadagna ormai in media all’incirca quanto gli operai europei di Grecia, Portogallo, Spagna e Sud Italia, e più di quelli dell’Est Europa “liberato” ormai 25 anni fa dal comunismo. Continua a leggere

L’Europa regina dei dividendi

dividendiQuando si parla di crisi sarebbe sempre opportuno porsi la domanda: Crisi per chi?

Per noi, la risposta non è difficile: la crisi è innanzi tutto per la classe operaia, per i lavoratori, vi è inoltre grande sofferenza tra gli artigiani e i piccoli-medi imprenditori. Per i grandi capitalisti, l’alta borghesia degli affari e l’aristocrazia finanziaria invece i tempi non sono mai stati così floridi.

Un’ulteriore conferma viene da un rapporto HGI (1) in cui si analizzano le performance del pagamento dei dividendi, ovvero della remunerazione dei capitalisti. Secondo lo studio pubblicato lunedì 18 si conferma che: Continua a leggere

L’Europa dei capitali uniti

bank for banking unionIl 30 settembre 2015 la Commissione europea ha adottato un piano d’azione di 20 misure chiave per realizzare un autentico mercato unico dei capitali in Europa entro il 2019. I geni della Commissione europea hanno infatti identificato i problemi economici che avvinghiano l’Europa capitalista nella scarsa performance dei mercati finanziari. Hanno quindi deciso di mettersi al lavoro per riparare a questo difetto.

Intendiamoci, hanno ragione. Da un punto di vista della competizione intercapitalistica, e dello sviluppo ineguale delle varie aree che compongono il capitalismo avanzato, l’UE si pone di certo come area più arretrata al livello finanziario. Essa è tuttavia in profonda mutazione, a seguito della grande crisi, verso uno stadio puramente monopolistico: un momento caratterizzato dal gigantismo dei grandi gruppi multinazionali, dalla finanziarizzazione dell’economia, teso all’esportazione dei capitali, espansionista. Continua a leggere

L’insostenibile Unione Europea Capitalista

Carta UE dei 28 nel 2014Dai tempi della prima Rivoluzione industriale fino ad oggi, la storia dei Paesi capitalisti è fatta di periodi di accumulazione, seguiti da crisi economiche, colonizzazioni e poi guerre per risolvere le contraddizioni e le crisi.

La Grande Recessione del 2008 è l’ennesima crisi sistemica del modo di produzione capitalistico. Essa è caratterizzata in particolare da una vastissima proliferazione dei debiti, pubblici e privati, dovuta alla finanziarizzazione dell’economia, resa possibile dalle politiche economiche intraprese a partire dagli anni ’80 nelle due nazioni faro del capitalismo : USA e Gran Bretagna. Continua a leggere

Propaganda: i comunisti oltre i media borghesi

propNella battaglia contro la disinformazione veicolata dai media di massa, i comunisti non si occupano di svelare verità che élites cospiratrici nasconderebbero al popolo, di accreditare complotti sempre e comunque antitetici alla versione ufficiale del “potere”, di svegliare le coscienze. Questi sono paroloni per demagoghi e intellettuali dall’ego smisurato.

I comunisti cercano principalmente di illustrare a che punto le idee propagate dalle televisioni pubbliche e private, dai giornali nazionali e regionali, dai siti web, appartengono a una precisa classe sociale, la borghesia, e come ciò costituisca un formidabile apparato propagandistico funzionale unicamente ai suoi interessi immediati. Continua a leggere