Il liberismo: dottrina fondamentale del capitalismo

liberismo.jpgCiclicamente l’agenda liberista si riprone con più o meno vigore nel discorso pubblico delle società moderne. Presente sempre sottotraccia anche nei momenti di minore fortuna della storia del capitalismo, essa è oggi senza dubbio divenuta tendenza prevalente all’interno dello spettro politico-economico borghese, in concorrenza col protezionismo pronato dagli strati piccolo-borghesi legati al capitale industrial-nazionale contro le tendenze più cosmopolite del capitale acquisite, appunto, al liberismo. Predominante, esso ha comunque definitivamente rimpiazzato l’egemonia socialdemocratica che per lungo tempo ha costituito l’alleanza politica dell’epoca imperialista.  Continua a leggere

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Il bonapartismo: la politica interna del Capitale finanziario

causas-nazismo-fascismo-semejanzas_1_1626609L’attenzione smodata che gli ambienti politici danno a presunti problemi di governabilità porta a investire immense energie e focalizzare enormi aspettative su riforme di Costituzione e leggi elettorali. Queste riforme convergono tutte verso un modello fortemente incentrato sulla stabilità e rapidità dell’esecutivo. Viste però le attuali condizioni ciò vuol dire: rendere il governo libero di applicare le contro riforme socioeconomiche anti-operaie e anti-popolari richieste dai mercati finanziari.

L’efficienza legislativa in questo contesto non c’entra nulla: 40 anni di regime parlamentare non hanno impedito infatti all’Italia di produrre un apparato legislativo formidabile (al livello quantitativo perlomeno), e governi che cadevano a ritmi trimestrali non hanno impedito l’applicazione di tali leggi, né l’industrializzazione del Paese, lo sviluppo del dopoguerra etc. In quella fase, gli equilibri e i rapporti di forza economici, e dunque sociali e politici, imponevano che si prendessero in conto le esigenze di ampi strati delle masse popolari, il Parlamento assolveva in parte a tale funzione.
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Un 2016 di lotta sociale

dominio-31-10L’Europa intera è in subbuglio sociale. Le proteste dilagano e sono ormai all’ordine del giorno. In particolare la situazione francese contro la legge sul lavoro, con cortei unitari delle forze sindacali e delle sinistre comuniste e radicali, manifestazioni studentesche, scioperi e occupazioni di fabbriche ed eventi come Nuit Debout, dimostra una tendenza di avanguardia. Ma ovunque – a partire dalla Grecia bloccata per due giorni dallo sciopero generale promosso dal PAME e dal KKE, finanche nella timida Germania dove i sindacati si sono mossi per contrattare aumenti salariali con imponenti scioperi nel settore aeroportuale e metalmeccanico – la lotta di classe prende vigore. Continua a leggere

L’Unione Europea e l’Internazionalismo proletario

europa socialista 1L’appartenenza all’Unione Europea è vissuta in maniera ambivalente. Da una parte siamo abituati a considerare i nostri Stati in una dimensione nazionale e in quest’ottica valutare tutti gli aspetti sociali: lo Stato-nazione è la dimensione in cui le democrazie moderne europee si sono sviluppate sino ad oggi. Dall’altra però ci accorgiamo che in un’Europa in piena integrazione, il livello nazionale e sovranazionale tendono ormai a confondersi. La sfera sovranazionale tende a diventare la nuova sfera nazionale, nella misura in cui importanti decisioni sono prese – che lo si voglia o meno – al livello europeo, cioè coordinato tra poteri statali.

Questa sovrapposizione riflette anche la coesistenza di due differenti tipi di proprietà e produzione: un vecchio sistema caratterizzato della concorrenza imprenditoriale delle piccole-medie imprese, competizione interna tra aziende nazionali ed esterna tra quel che resta dei sistemi industriali nazionali europei; e lo stadio finanziario-monopolistico nuovo, accentratore, dei grandi gruppi integrati su scala globale che hanno accesso al mercato internazionale sempre più vasto, di cui l’UE è sovrastruttura politica corrispondente. Continua a leggere

L’Europa regina dei dividendi

dividendiQuando si parla di crisi sarebbe sempre opportuno porsi la domanda: Crisi per chi?

Per noi, la risposta non è difficile: la crisi è innanzi tutto per la classe operaia, per i lavoratori, vi è inoltre grande sofferenza tra gli artigiani e i piccoli-medi imprenditori. Per i grandi capitalisti, l’alta borghesia degli affari e l’aristocrazia finanziaria invece i tempi non sono mai stati così floridi.

Un’ulteriore conferma viene da un rapporto HGI (1) in cui si analizzano le performance del pagamento dei dividendi, ovvero della remunerazione dei capitalisti. Secondo lo studio pubblicato lunedì 18 si conferma che: Continua a leggere

Quando l’Oxfam e Piketty scoprono la disuguaglianza

imagesL’Oxfam pubblica un rapporto sulle disuguaglianze mondiali in cui stabilisce che 62 miliardari detengono la ricchezza equivalente a quella posseduta da più di tre miliardi di persone, ed è subito confusione.

L’ambiguità e l’ipocrisia alla base dell’impostazione del documento lascia basiti, basti citare rapidamente qualche passaggio. Leggiamo all’inizio del rapporto:

“Uno dei fattori chiave che favorisce quest’enorme concentrazione di ricchezza e reddito è il crescente divario tra la remunerazione del capitale e i redditi da lavoro”

Vediamo qui sintetizzate le conclusioni delineate dall’economista francese Thomas Piketty nel suo “Capitale nel XXI secolo”, ma siamo lontani dalla realtà, poiché si invertono cause ed effetti: queste ricchezze da dove provengono? Il fattore chiave è la concentrazione della produzione in poche mani e la centralizzazione dei capitali propria alla fase monopolistica del Capitalismo, caratterizzata dallo sviluppo finanziario fuori norma. “Il crescente divario tra la remunerazione del capitale e i redditi da lavoro” è un semplice effetto di questa proprietá privata, da cui deriva l’accumulazione, sicuramente indecente, ma necessaria, di ricchezze smisurate nelle mani di pochi individui appartenenti alla stessa classe sociale. Continua a leggere

L’Europa dei capitali uniti

bank for banking unionIl 30 settembre 2015 la Commissione europea ha adottato un piano d’azione di 20 misure chiave per realizzare un autentico mercato unico dei capitali in Europa entro il 2019. I geni della Commissione europea hanno infatti identificato i problemi economici che avvinghiano l’Europa capitalista nella scarsa performance dei mercati finanziari. Hanno quindi deciso di mettersi al lavoro per riparare a questo difetto.

Intendiamoci, hanno ragione. Da un punto di vista della competizione intercapitalistica, e dello sviluppo ineguale delle varie aree che compongono il capitalismo avanzato, l’UE si pone di certo come area più arretrata al livello finanziario. Essa è tuttavia in profonda mutazione, a seguito della grande crisi, verso uno stadio puramente monopolistico: un momento caratterizzato dal gigantismo dei grandi gruppi multinazionali, dalla finanziarizzazione dell’economia, teso all’esportazione dei capitali, espansionista. Continua a leggere

L’insostenibile Unione Europea Capitalista

Carta UE dei 28 nel 2014Dai tempi della prima Rivoluzione industriale fino ad oggi, la storia dei Paesi capitalisti è fatta di periodi di accumulazione, seguiti da crisi economiche, colonizzazioni e poi guerre per risolvere le contraddizioni e le crisi.

La Grande Recessione del 2008 è l’ennesima crisi sistemica del modo di produzione capitalistico. Essa è caratterizzata in particolare da una vastissima proliferazione dei debiti, pubblici e privati, dovuta alla finanziarizzazione dell’economia, resa possibile dalle politiche economiche intraprese a partire dagli anni ’80 nelle due nazioni faro del capitalismo : USA e Gran Bretagna. Continua a leggere

Potere borghese e potere operaio

imagesLa teoria comunista dello Stato si è formata nel corso dell’esperienza storica del movimento operaio e si arricchisce mano a mano grazie alle vittorie (e alle sconfitte) rivoluzionarie. Alla luce delle opere dei fondatori del socialismo scientifico e degli Stati operai a partire dalla Rivoluzione del 1917, ci proponiamo qui di fare una sintesi sulla questione dello Stato, coscienti che la pretesa di esaurire un campo di analisi cosi vasto necessiterebbe un’esposizione ben più ampia, la quale esula dagli obiettivi di un semplice articolo divulgativo. Continua a leggere

Il capitalismo collettivo

board della BCEViviamo nell’epoca della finanziarizzazione dell’economia, dell’oligarchia finanziaria onnipotente che dirige la produzione. Una finanziarizzazione necessaria a sostenere l’economia reale in panne, ad assorbirne il surplus strutturale. Un sistema che ha formato il mercato mondiale, che impone, consiglia, accompagna le imprese alla penetrazione di questo mercato.

Che tipo di imprese? Non certo quelle relative al vecchio capitalismo individualista del privati proprietari di mezzi e capitale, ma quello più avanzato relativo al nuovo capitalismo associato e organizzato, i cui capitali sono controllati e impiegati dai quadri della finanza. Le grandi società che risultano dalle fusioni e acquisizioni in corso sono dirette da gestori di professione, i manager, burocrati privati che formano la classe piccolo borghese al servizio del capitale. Entrambi, gestori di imprese e gestori di capitali, manager e banchieri, formano la classe burocratica, i mandarini al servizio del capitale: essi sono slegati dalla proprietà privata borghese, ma hanno il controllo e centralizzano le leve del potere economico. Continua a leggere