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Il liberismo: dottrina fondamentale del capitalismo

liberismo.jpgCiclicamente l’agenda liberista si riprone con più o meno vigore nel discorso pubblico delle società moderne. Presente sempre sottotraccia anche nei momenti di minore fortuna della storia del capitalismo, essa è oggi senza dubbio divenuta tendenza prevalente all’interno dello spettro politico-economico borghese, in concorrenza col protezionismo pronato dagli strati piccolo-borghesi legati al capitale industrial-nazionale contro le tendenze più cosmopolite del capitale acquisite, appunto, al liberismo. Predominante, esso ha comunque definitivamente rimpiazzato l’egemonia socialdemocratica che per lungo tempo ha costituito l’alleanza politica dell’epoca imperialista.  Continua a leggere

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L’autoritarismo: la politica interna del Capitale finanziario

causas-nazismo-fascismo-semejanzas_1_1626609L’attenzione smodata che gli ambienti politici danno a presunti problemi di governabilità porta a investire immense energie e focalizzare enormi aspettative su riforme di Costituzione e leggi elettorali. Queste riforme convergono tutte verso un modello fortemente incentrato sulla stabilità e rapidità dell’esecutivo. Viste però le attuali condizioni ciò vuol dire: rendere il governo libero di applicare le contro riforme socioeconomiche anti-operaie e anti-popolari richieste dai mercati finanziari.

L’efficienza legislativa in questo contesto non c’entra nulla: 40 anni di regime parlamentare non hanno impedito infatti all’Italia di produrre un apparato legislativo formidabile (al livello quantitativo perlomeno), e governi che cadevano a ritmi trimestrali non hanno impedito l’applicazione di tali leggi, né l’industrializzazione del Paese, lo sviluppo del dopoguerra etc. In quella fase, gli equilibri e i rapporti di forza economici, e dunque sociali e politici, imponevano che si prendessero in conto le esigenze di ampi strati delle masse popolari, il Parlamento assolveva in parte a tale funzione.
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Un 2016 di lotta sociale

dominio-31-10L’Europa intera è in subbuglio sociale. Le proteste sono ormai all’ordine del giorno. In particolare la situazione francese contro la legge sul lavoro, con cortei unitari delle forze sindacali e delle sinistre comuniste e radicali, manifestazioni studentesche, scioperi e occupazioni di fabbriche ed eventi come Nuit Debout, dimostra una tendenza di avanguardia. Ma ovunque – a partire dalla Grecia bloccata per due giorni dallo sciopero generale promosso dal PAME e dal KKE, finanche nella timida Germania dove i sindacati si sono mossi per contrattare aumenti salariali con imponenti scioperi nel settore aeroportuale e metalmeccanico – la lotta sociale prende vigore. Continua a leggere

L’Unione Europea e l’Internazionalismo proletario

europa socialista 1L’appartenenza all’Unione Europea è vissuta in maniera ambivalente. Da una parte siamo abituati a considerare i nostri Stati in una dimensione nazionale e in quest’ottica valutare tutti gli aspetti sociali: lo Stato-nazione è la dimensione in cui le democrazie moderne europee si sono sviluppate sino ad oggi. Dall’altra però ci accorgiamo che in un’Europa in piena integrazione, il livello nazionale e sovranazionale tendono ormai a confondersi. La sfera sovranazionale tende a diventare la nuova sfera nazionale, nella misura in cui importanti decisioni sono prese – che lo si voglia o meno – al livello europeo, cioè coordinato tra poteri statali.

Questa sovrapposizione riflette anche la coesistenza di due differenti tipi di proprietà e produzione: un vecchio sistema caratterizzato della concorrenza imprenditoriale delle piccole-medie imprese, competizione interna tra aziende nazionali ed esterna tra quel che resta dei sistemi industriali nazionali europei; e lo stadio finanziario-monopolistico nuovo, accentratore, dei grandi gruppi integrati su scala globale che hanno accesso al mercato internazionale sempre più vasto, di cui l’UE è sovrastruttura politica corrispondente. Continua a leggere

L’Europa regina dei dividendi

dividendiQuando si parla di crisi sarebbe sempre opportuno porsi la domanda: Crisi per chi?

Per noi, la risposta non è difficile: la crisi è innanzi tutto per la classe operaia, per i lavoratori, vi è inoltre grande sofferenza tra gli artigiani e i piccoli-medi imprenditori. Per i grandi capitalisti, l’alta borghesia degli affari e l’aristocrazia finanziaria invece i tempi non sono mai stati così floridi.

Un’ulteriore conferma viene da un rapporto HGI (1) in cui si analizzano le performance del pagamento dei dividendi, ovvero della remunerazione dei capitalisti. Secondo lo studio pubblicato lunedì 18 si conferma che: Continua a leggere