L’autoritarismo: la politica interna del Capitale finanziario

causas-nazismo-fascismo-semejanzas_1_1626609L’attenzione smodata che gli ambienti politici danno a presunti problemi di governabilità porta a investire immense energie e focalizzare enormi aspettative su riforme di Costituzione e leggi elettorali. Queste riforme convergono tutte verso un modello fortemente incentrato sulla stabilità e rapidità dell’esecutivo. Viste però le attuali condizioni ciò vuol dire: rendere il governo libero di applicare le contro riforme socioeconomiche anti-operaie e anti-popolari richieste dai mercati finanziari.

L’efficienza legislativa in questo contesto non c’entra nulla: 40 anni di regime parlamentare non hanno impedito infatti all’Italia di produrre un apparato legislativo formidabile (al livello quantitativo perlomeno), e governi che cadevano a ritmi trimestrali non hanno impedito l’applicazione di tali leggi, né l’industrializzazione del Paese, lo sviluppo del dopoguerra etc. In quella fase, gli equilibri e i rapporti di forza economici, e dunque sociali e politici, imponevano che si prendessero in conto le esigenze di ampi strati delle masse popolari, il Parlamento assolveva in parte a tale funzione.
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Con Spinelli e l’UE per sfruttare i lavoratori

spinelliIl vertice militarizzato di Ventotene tra tre capi di governo talmente screditati e scollegati dalla realtà da doversi rifugiare, col pretesto della sicurezza, su una portaerei militare, non è servito a niente per quanto riguarda i punti in agenda – immigrazione, terrorismo, difesa, unità bancaria e altre amenità reazionarie – ma ha fatto centro per quanto riguarda l’unico obiettivo nascosto ma prioritario: mercanteggiare le tutele dei lavoratori italiani per darle in pasto alle aziende, in cambio di una flessibilità europea sui conti.

Uno degli ultimi baluardi delle tutele sul lavoro, costituito dal contratto nazionale, è ufficialmente messa nel mirino e buttato a mare al largo di Ventotene in nome del “sogno” europeo, che per i lavoratori si rivela il peggiore degli incubi, firmato dai liberisti d’Europa. La Commissione UE concederebbe all’Italia un munifico sconto sul deficit di 10 miliardi, ma i creditori pretendono in controparte la riforma della contrattazione: occorre privilegiare quella aziendale su quella nazionale, misura che permetterà un ulteriore e definitivo abbassamento dei salari – come è successo in Grecia, in Portogallo e in Spagna. Continua a leggere

Sulla guerra imperialista

guerra imperialistaNon è raro, in questi tempi di guerra generalizzata, sentire in particolare da parte di coloro che hanno una spiccata sensibilità pacifista, frasi del tipo: “Con tutti i soldi spesi per le guerre si potrebbero costruire servizi pubblici di qualità ed eliminare la povertà, che scandalo!”. Tuttavia, nonostante i buoni propositi che animano tale affermazione, l’idealismo insito in essa non aiuta a comprendere appieno la vera natura delle guerre e – se non precisata e contestualizzata nel determinato contesto storico-sociale – tale lettura rischia di ostacolare un corretto posizionamento nei confronti dei conflitti internazionali in corso, poiché impedisce di coglierne le differenze e identificare quali siano quelli da combattere, e quelli da sostenere. 

Necessità economica della guerra imperialista

Nei Paesi capitalisti che hanno raggiunto uno stadio di maturità imperialista – ovvero in cui le imprese si sono sviluppate sino a raggiungere una stazza tale da spartirsi il mercato in maniera monopolistica, in cui si è operata la fusione tra capitale bancario e industriale, e quindi le istanze di controllo di questo Capitale finanziario dirigono la produzione e il governo, e dove in conseguenza lo Stato è al completo servizio dei mercati finanziari – le spese militari sono a tutti gli effetti insostituibili. Esse sono un investimento lucrativo effettuato dallo Stato per sostenere i profitti della borghesia che ha in mano le società di armamenti, energia, della sicurezza, le banche e i media.
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Fronte del Brexit

seven-sisters-london-uk-3rd-june-2016-posters-for-lexit-left-leave-g2wc2eDifficile dire chi sia più screditato oggi a pochi giorni dallo storico risultato del referendum britannico sull’Europa. Se Cameron, Corbyn & compagnia di governo, oppure i loro cugini ribelli “brutti sprochi e cattivi” alla Farage, Johnson e via dicendo. I primi hanno perso quando credevano di vincere, i secondi hanno vinto quando credevano di perdere bene. Non se lo aspettavano, né lo volevano, poiché ora più che uscire dall’UE sono obbligati a uscire dalla confortevole posizione di opposizione strillata, che la presenza della UE garantiva come una rendita politica, al contempo elettoralistica e mediatica. Messi di fronte alle proprie responsabilità non sanno per ora che fare, dato che il Brexit non era previsto se non come mito, arma elettorale permanente.
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Astensione di massa e batosta renziana

matteo-renzi-1I risultati del primo turno delle elezioni comunali del 5 giugno 2016 – anno secondo del regno renziano – hanno illustrato alcune tendenze importanti all’interno del mondo politico italiano. 

In estrema sintesi, e senza attendere i ballottaggi che in nulla possono sovvertire le linee di fondo emerse al primo turno,  questo risultato dimostra che:  Continua a leggere

Un 2016 di lotta sociale

dominio-31-10L’Europa intera è in subbuglio sociale. Le proteste dilagano e sono ormai all’ordine del giorno. In particolare la situazione francese contro la legge sul lavoro, con cortei unitari delle forze sindacali e delle sinistre comuniste e radicali, manifestazioni studentesche, scioperi e occupazioni di fabbriche ed eventi come Nuit Debout, dimostra una tendenza di avanguardia. Ma ovunque – a partire dalla Grecia bloccata per due giorni dallo sciopero generale promosso dal PAME e dal KKE, finanche nella timida Germania dove i sindacati si sono mossi per contrattare aumenti salariali con imponenti scioperi nel settore aeroportuale e metalmeccanico – la lotta di classe prende vigore. Continua a leggere

Parigi, Europa: quotidianità dello Stato di Polizia

sbirr cattiviTestimonianza diretta da Parigi. Questa mattina (10/05/2016) alle 09:30.

Una cinquantina di poliziotti in assetto antisommossa scendono dai camion giunti a sirene spiegate in rue de l’Arrivé, e corrono a perdifiato in direzione boulevard Edgar Quinet (14° municipio, nei pressi della Gare Montparnasse). Ma tutto sembra calmo in zona e non si vedono motivi di tale agitazione.

Seguiamo le forze di polizia. Esattamente all’uscita della fermata Edgar Quinet sulla linea 6 ci accorgiamo che hanno circondato e letteralmente sigillato un gruppetto di una trentina di persone. Stile studenti e militanti politici di sinistra, età compresa tra i 20 e i 40 anni, che si ritrovano all’improvviso schiacciati dal cordone della Gendarmerie (Carabinieri). (foto 1-4) Continua a leggere

Unione Europea: nascita di una Nazione

ue-684x250Presi come siamo a discettare di contingenze, come il corso quotidiano delle Borse, inflazioni e deflazioni, immigrazioni e terrorismi, rischiamo, schiacciati sul presente, di perdere di vista l’essenziale: sta nascendo una nuova Nazione, e questa Nazione si chiama Europa unita.

Come ogni Nazione, si fonda sul sacrificio di alcuni territori, di regioni meno sviluppate a favore di altre, sulla centralizzazione amministrativa, sulla guerra, economica e non. Come ogni nascita incerta, l’Europa unita incontra mille ostacoli, e in queste contraddizioni sviluppa tensioni sociali profonde e laceranti.  Continua a leggere

Sciopero: a Parigi coi lavoratori

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150 manifestazioni in tutta la Francia, oltre 400 000 persone in piazza. Un successo di partecipazione la giornata indetta dai sindacati contro il Jobs Act francese. Piazze e boulevard pieni in tutte le città, trasporti pubblici e treni in sciopero. L’Ottobre era presente alla manifestazione dei lavoratori francesi a Parigi contro la legge sul lavoro detta “El Khomri”, dal nome del Ministro incaricato di portare avanti il progetto anti-operaio del governo socialista di Hollande.

A Parigi in particolare piazza della République torna a riempirsi dopo i tristi eventi del 13 Novembre, questa volta in difesa dei lavoratori e con una mobilitazione di classe promossa dalla CGT (la CGIL francese) e altre sigle sindacali, appoggiata dai comunisti e dalle forze di sinistra. Importante anche la mobilitazione degli studenti tramite il loro sindacato, molto attivo per tradizione sui temi del lavoro (ricordiamo l’enorme mobilitazione del 2006 contro la legge proposta dall’allora Primo Ministro De Villepin e ritirata sotto la pressione popolare). Continua a leggere

L’Unione Europea e l’Internazionalismo proletario

europa socialista 1L’appartenenza all’Unione Europea è vissuta in maniera ambivalente. Da una parte siamo abituati a considerare i nostri Stati in una dimensione nazionale e in quest’ottica valutare tutti gli aspetti sociali: lo Stato-nazione è la dimensione in cui le democrazie liberali e i regimi fascisti europei si sono sviluppati sino ad oggi. Dall’altra però ci accorgiamo che in Europa il livello nazionale e sovranazionale tendono ormai a confondersi. La sfera sovranazionale tende a diventare la nuova sfera nazionale, nella misura in cui le decisioni sono prese – che lo si voglia o meno – al livello europeo.

Questa sovrapposizione è dovuta principalmente alla coesistenza di due differenti tipi di proprietà e produzione sociale: la vecchia produzione – caratterizzata della concorrenza imprenditoriale interna tra aziende nazionali ed esterna tra sistemi industriali nazionali europei – e il nuovo stadio finanziario, tendenzialmente monopolistico e accentratore, in costruzione sul continente, intrapreso con l’unificazione monetaria e accellerato dalla grande crisi del 2008, di cui l’UE è la sovrastruttura politica corrispondente. Continua a leggere