Le libertà ai tempi del capitalismo imperialista

fakenewsPochi giorni fa, in vista della cerimonia d’insediamento del nuovo Presidente degli Stati Uniti, uno dei più importanti media imperialisti, Facebook, è stato incaricato di bloccare una televisione scomoda, Russia Today, in modo da evitare che coprisse l’evento sul social. L’emittente è stata bannata, questo il termine tecnico, ovvero impossibilitata ad aggiornare la propria pagina, con conseguente blocco del live streaming.

Questa decisione arriva al culmine di un’isterica campagna anti-russa intrapresa dai circoli reazionari americani ed estesasi su tutto il “mondo libero”, ossia l’asse imperialista USA /UE, da alcuni mesi a questa parte. Lanciata sulla scia delle difficoltà americane a spezzare la resistenza siriana ad Aleppo e delle relative difficoltà elettorali del clan Clinton – il più sensibile dei club politici ai desiderata del Capitale finanziario dominante -, l’effetto immediato di tale campagna si è ripercosso rapidamente sull’altro polo imperialista al di là dell’Atlantico. Quell’organo altrimenti inutile chiamato Parlamento Europeo ha proposto nel novembre 2016 una risoluzione – fondata sulla paranoia, intrisa di maccartismo e linguaggio da caccia alle streghe -, contro “le notizie false e la propaganda russa”, che manipolerebbero i risultati delle nostre elezioni facendo leva sulla credulità del popolaccio ignorante (!). Continua a leggere

The Donald Show

clintontrumpartIl sistema elettorale americano è un circo che si svolge al di sopra e senza riguardo per una società sfinita.

E la sofferenza delle classi popolari e lavoratrici, il declassamento di parte della classe media, hanno determinato l’esito del voto odierno in favore di Donald Trump, l’outsider, palazzinaro miliardario un po’ eccentrico.

Ma riprendiamo con ordine: la disfatta della strafavorita rivale – Hillary Clinton, la rappresentante organica al Capitale finanziario USA – ha inizio con le primarie democratiche. All’epoca Bernie Sanders, vestito da nonno rivoluzionario, si lanciò, sulla cresta dell’onda, nell’arena con parole nuove, di sinistra: salario minimo, sanità universale, servizi pubblici, socialismo. Attirava così delusi e scontenti elettori del Partito Democratico, suscitando la curiosità e la benevolenza crescente dei settori sociali subalterni.  Continua a leggere

Degrado su Aleppo

courrierAlla vigilia dell’attribuzione del Premio Nobel per la Pace che rischia seriamente di andare all’organizzazione fiancheggiatrice di Al Qaeda chiamata White Helmet, traduciamo l’editoriale apparso oggi sul Courrier International – organo della sinistra radicale e intellettuale, il cui equivalente italiano è L’Internazionale –, per illustrare il degrado e l’infame servilismo raggiunto dalla sinistra imperialista occidentale.

Vi si può leggere un concentrato di menzogne, propaganda e retorica strappalacrime basata sul capovolgimento totale della realtà che non ha eguali. E che non merita neanche di essere confutato, ma solo letto con infinita pietà e incredulità, nei confronti di coloro che sotto le spoglie dell’umanitarismo e del progressismo da figli di papà si fanno interpreti dei sentimenti di rapina, del neo-razzismo e del colonialismo più barbaro delle classi dominanti capitaliste occidentali. Continua a leggere

Nizza: il dolore e la strumentalizzazione

attentat-nice-dessin-11560362wwskb_1713Dopo due giorni di incertezze finalmente la tanto attesa “rivendicazione” è arrivata. Scarna e generica, il minimo sindacale della rivendicazione politica, ma utile a sostenenere il castello di carte indicato da politica e media. L’attentatore di Nizza è un soldato del Califfo.

Un piccolo criminale franco-tunisino residente Nizza, con precedenti per violenza, alle prese con problemi di soldi e una depressione da divorzio in corso, si lancia con un camion contro la folla riunita sul lungomare della sua città per i fuochi d’artificio del 14 luglio con l’intenzione di fare una strage. La sua follia produce 90 vittime. È solo, nessuna rivendicazione, bandiera, simbolo accompagna il suo gesto. Continua a leggere

Parigi, Europa: quotidianità dello Stato di Polizia

sbirr cattiviTestimonianza diretta da Parigi. Questa mattina (10/05/2016) alle 09:30.

Una cinquantina di poliziotti in assetto antisommossa scendono dai camion giunti a sirene spiegate in rue de l’Arrivé, e corrono a perdifiato in direzione boulevard Edgar Quinet (14° municipio, nei pressi della Gare Montparnasse). Ma tutto sembra calmo in zona e non si vedono motivi di tale agitazione.

Seguiamo le forze di polizia. Esattamente all’uscita della fermata Edgar Quinet sulla linea 6 ci accorgiamo che hanno circondato e letteralmente sigillato un gruppetto di una trentina di persone. Stile studenti e militanti politici di sinistra, età compresa tra i 20 e i 40 anni, che si ritrovano all’improvviso schiacciati dal cordone della Gendarmerie (Carabinieri). (foto 1-4) Continua a leggere

Gli imperialisti, i comunisti e la guerra permanente

imperialismo guerraI circoli più reazionari del capitalismo, collocati nei Paesi imperialisti – e in particolare negli Stati Uniti, agglomerati intorno ad altri centri di potere come l’Unione Europea e ad alcune élites medio-orientali – necessitano oggi più che mai della guerra, in quanto traggono profitto dalle aggressioni militari. A questo fine, essi muovono gli Stati come pedine dei propri interessi: i buoni affari chiamano gli interventi militari, essi non hanno oggettivamente interesse nella pace.

Ciò spiega lo stato di conflitto permanente che percorre larga parte del globo: gli imperialisti sono pronti a sacrificare tutto e tutti alle loro necessità economiche, le quali richiedono sforzi bellici sempre maggiori. La dinamica in moto è nella sostanza la stessa che ha condotto alla Prima e alla Seconda guerra mondiale, e alle aggressioni imperialiste (Corea, Vietnam etc.) del Dopoguerra, alla cui recrudescenza assistiamo oggi, dato che il capitalismo cerca di recuperare il terreno a suo tempo sottrattogli dal socialismo sovietico e dalla decolonizzazione. Continua a leggere

Cronache dal regime USA

US_incarceration_timeline-clean.svgIl regime USA ha arrestato ieri 400 persone, colpevoli di essersi riunite davanti al Congresso per manifestare pacificamente il loro malcontento nei confronti di un sistema politico dominato dal denaro e diretto dalle lobbies industrial-finanziarie, e contro un sistema elettorale che falsa completamente la rappresentanza democratica e le scelte degli elettori.

400 arresti, con la motivazione ufficiale di “manifestazione illegale”. Ora, nella dittatura capitalistica americana, illegale sembra essere qualunque forma di manifestazione, sciopero, assemblea che non sia stata preventivamente inquadrata dalle forze di Polizia, che non faccia rumore e non rechi disturbo al manovratore. Continua a leggere

La Repubblica, Calabresi e l’Europa unita

repubblicaAbbiamo letto con raccapriccio l’ultimo editoriale di Mario Calabresi, nuovo direttore di Repubblica, il quale afferma che, dopo i tragici fatti di Bruxelles, solo l’Europa unita potrà salvarci da tutti i mali del mondo, ovvero dal terrorismo.

Calabresi usa l’artificio retorico che consiste nel descrivere un suo viaggio in treno da Bruxelles a Parigi, spiegando a noi poveri buzzurri ancora tristemente legati alla sfera nazionale come egli abbia potuto constatare coi suoi occhi le tragiche differenze tra le misure di sicurezza adottate da Francia e Belgio, per concludere che così non si può andare avanti. Ci vuole l’unità europea, ci vuole la cessione di sovranità, strilla il Direttore, per mettere fine a differenze nazionali che costano vite umane!, oppure i terroristi continueranno a fare quel che vorranno. Continua a leggere

La strategia della tensione in Turchia

l43-erdogan-merkel-151114201958_mediumDifficile dire chi metta le bombe oggi in Turchia, ma è facile vedere come questa incertezza rafforzi il regime fascista di Erdogan e della sua cricca dell’AKP. I precedenti attentati furono attribuiti all’ISIS, come la strage di Suruc o quella alla marcia per la pace di Ankara promossa dalle sinistre; l’attentato contro i militari ad Ankara del mese scorso al TAK – una frangia distaccatasi dal PKK perché ritenuto troppo moderato; oggi pare che si vada al sodo, e la responsabilità sia stata addossata direttamente al PKK.

Già associare il Partito dei lavoratori curdi a questo tipo di azioni, senza prove e sulla base di dichiarazioni delle forze di polizia, è un’operazione più che riuscita di criminalizzazione di un’organizzazione per altro attivamente impegnata nella lotta contro lo Stato islamico e le forze reazionarie in Medio Oriente; quindi oggettivamente ostacolo al lavoro di appoggio fornito dalla Turchia agli islamisti ribelli in Siria. Continua a leggere

Le primarie: impostura democratica

Primarie Napoli, presentazione (1)La macchina delle primarie del Partito Democratico ha girato di nuovo a vuoto ieri, per scegliere i candidati alle amministrative di maggio, producendo il solito nulla politico, esaltato dalla stampa di regime e dai politicanti di riferimento come « democrazia ».

In realtà questa estensione diretta dell’elettoralismo, è una delle forme più deteriori della partecipazione sedicente democratica; tecnicamente non è altro che la sublimazione del potere clientelare, della capacità degli amministratori e segretari locali di ingannare e mobilitare masse destrutturate e imporre il predominio di interessi costituiti in altro luogo. Continua a leggere