USA: guerra di razze o guerra di classe?

micha cops 2Tre poliziotti sono stati freddati due giorni fa a Baton Rouge, in Luisiana, dopo i 5 abbattuti a Dallas il 7 luglio scorso e diversi attacchi più o meno riusciti registrati in tutto il Paese nelle ultime settimane. Negli USA è in corso la cosa più simile a un’insurrezione armata che si possa vedere in una Nazione a capitalismo maturo, ma i media, megafono del potere borghese, confondono le acque, impostando l’informazione intorno alla questione razziale. 

La manipolazione è subdola e viziosa: siccome tutti sanno che il razzismo è endemico negli USA – Paese fondato sullo schiavismo – quando la polizia uccide un cittadino, ci si concentrara sull’origine etnica della vittima, specialmente se “afroamericana”. Il fatto che dei neri cadano sotto i proiettili delle forze dell’ordine è visto allora come una fastidiosa distorsione di una “grande democrazia” che per altro garantisce ai cittadini benessere e sicurezza. In conseguenza delle “uccisioni degli afroamericani” però, altri “afroamericani” attaccano agenti di polizia. Di qui violenze e disordini. Continua a leggere

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Fermo: provincia che vai, fascisti che trovi

antifascismo_striscione-680x365La feccia fascista rialza la testa e uccide un immigrato nigeriano, ma la stampa nostrana evita accuratamente di chiamare le cose col loro nome: e parla di ultras. Il criminale è un fermano, proprietario di un’azienda agricola del territorio. Egli avrebbe dapprima insultato la moglie di Emmanuel – questo il nome della vittima –  chiamandola “scimmia”, poi ingaggiato una colluttazione in cui Emmanuel ha avuto la peggio.

L’accusato risulta essere un “estremista di destra” noto alle forze dell’ordine, in prima fila ai comizi di Salvini a Fermo: non facciamo fatica a immaginare come i suoi interessi economici e la sue concezioni reazionarie siano ben rappresentante dalla Lega Nord, e dalla galassia neo-fascista in piena ricostruzione in Italia: da Casa Pound, a Forza Nuova, a Fratelli d’Italia. Continua a leggere

Terrorismo periodico e guerra permanente

thVC9N2BCGDi nuovo, ci ritroviamo a piangere vittime innocenti. A Bruxelles, nella “capitale”. Una città militarizzata, sotto controllo capillare da mesi, dove presunti terroristi sono individuati e inseguiti fin dentro casa, dove vigono misure di sicurezza e intelligence straordinarie, la città degli uffici centrali della NATO e della Commissione: ebbene i nostri dirigenti si sono fatti “sorprendere” da un attacco altamente prevedibile, in cui il cittadino/lavoratore è l’unico ad andarci di mezzo, come sempre. Episodio a tal punto prevedibile, che Erdogan – un assassino di passaggio a Bruxelles solo quattro giorni fa – ne aveva esplicitamente parlato.

Dobbiamo dunque rassegnarci ad accettare le bombe come una fatalità? 4 mesi dopo il Bataclan, 8 dopo la tentata strage sul TGV Bruxelles/Parigi, poco più di un anno dopo Charlie Hebdo, siamo ancora lì, ogni volta come se non ci fosse niente da fare. Quando la società sembra tirare un sospiro di sollievo, la cappa di piombo le ricade addosso. Solo le misure di sicurezza sempre più pesanti, lo stato d’urgenza permanente, il razzismo degli idioti, il radicalismo delle opposte religioni, alimentato da ogni nuovo attentato, sembrano fare progressi. In tutto questo, niente di rivoluzionario prende forma, nella lotta tra opposte reazioni, il sistema si stabilizza e il progresso sociale è la prima vittima, messo in sordina come un lusso di fronte al terrore.
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La strategia della tensione in Turchia

l43-erdogan-merkel-151114201958_mediumDifficile dire chi metta le bombe oggi in Turchia, ma è facile vedere come questa incertezza rafforzi il regime fascista di Erdogan e della sua cricca dell’AKP. I precedenti attentati furono attribuiti all’ISIS, come la strage di Suruc o quella alla marcia per la pace di Ankara promossa dalle sinistre; l’attentato contro i militari ad Ankara del mese scorso al TAK – una frangia distaccatasi dal PKK perché ritenuto troppo moderato; oggi pare che si vada al sodo, e la responsabilità sia stata addossata direttamente al PKK.

Già associare il Partito dei lavoratori curdi a questo tipo di azioni, senza prove e sulla base di dichiarazioni delle forze di polizia, è un’operazione più che riuscita di criminalizzazione di un’organizzazione per altro attivamente impegnata nella lotta contro lo Stato islamico e le forze reazionarie in Medio Oriente; quindi oggettivamente ostacolo al lavoro di appoggio fornito dalla Turchia agli islamisti ribelli in Siria. Continua a leggere

USA: se i dissidenti non fanno un Impero del Male

arton53Una commissione ONU si è pronunciata oggi sulla vicenda che vede protagonista Julian Assange, certificando come egli sia vittima da anni di “tortura psicologica”, riferendosi al controllo e alla sorveglianza continua esercitati sulla sua persona dalle autorità britanniche. La colpa di Assange – che vive protetto dall’ambasciata dell’Ecuador a Londra – è come tutti sanno di aver diffuso documenti più o meno segreti da cui emerge nei dettagli l’ampiezza dell’illegalità e dei crimini statunitensi su scala globale.

Oltre ad Assange, ci sono altri dissidenti, pericolosi per l’ordine USA, che hanno in comune il destino di espatrio o prigione. Uno di essi è Edward Snowden, le cui rivelazioni hanno permesso di mettere in luce l’ampiezza dello spionaggio globale USA, in un momento in cui, 4 anni fa, gli USA accusavano furiosamente la Cina di spionaggio informatico di massa e violazione della privacy su scala globale. Continua a leggere

Germania 1919: la Rivoluzione dimenticata*

ddr71021Il 15 gennaio 1919 Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, dirigenti comunisti rivoluzionari tedeschi, furono assassinati a Berlino dalle milizie Freikorps, le bande armate al servizio degli industriali e dalla polizia, in una caserma di periferia. Giustiziati barbaramente senza processo.

Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht erano all’epoca membri del Partito socialdemocratico tedesco, ma il loro marxismo era da tempo in contrasto con quello professato dalla direzione del Partito. Essi avevano creato una corrente più conseguente – oggi diremmo marxista-leninista – chiamata Lega di Spartaco, che vedeva nella Germania devastata dalla guerra e dalla crisi economica un terreno fertile per la Rivoluzione.

Il loro assassinio fu il frutto di molteplici fattori. Tutto iniziò nell’ottobre 1918, quando le masse lavoratrici tedesche si sollevarono: la Rivoluzione, sull’esempio dell’Ottobre russo, sembrava possibile. E in una certa misura si realizzò. I consigli operai presero il potere a partire da novembre 1918 in diverse città dell’impero, l’insurrezione si generalizzò. Delegati di diversi partiti e movimenti di sinistra entrarono nei consigli; gli stessi dirigenti socialdemocratici – non certo entusiasti rispetto agli eventi rivoluziari, ma opportunisticamente obbligati a seguire le masse in rivolta, che costituivano il loro bacino elettorale – furono votati dagli operai, insieme alle forze radicali, anarchiche e comuniste, nei nuovi organi di autogoverno rivoluzionario, alla stregua dei Soviet russi. Continua a leggere

La svastica sul Medio Oriente


qatar-isis-mappaFedelissima alla sua fama di regime assolutista reazionario, l’Arabia Saudita ha decapitato ieri 47 persone, accusate genericamente di opposizione alla monarchia dei Saud.

Ma attenzione: quando si parla di “accusati”, a proposito di Arabia Saudita, è inutile pensare a un tribunale, a un codice e una procedura civile. Si tratta piuttosto della decisione insindacabile della commissione religiosa incaricata di applicare la sharia piu tribale, barbara e medioevale che esista, sulla base di precetti settari declamati da santoni salafisti. Gli stessi che predicano per l’ISIS. Continua a leggere

La guerra alle porte

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Il governo turco – folle di rabbia per successi siriano-russi contro lo Stato islamico, rappresentati in particolare dai bombardamenti sulle cisterne di petrolio circolanti tra la Turchia e la Siria – decide di passare alla guerra aperta. La sua contraerea ha abbattuto questa mattina un Sukoi russo col ridicolo pretesto di infrazione dello spazio aereo, tutta da attestare e quasi sicuramente falsa, e per la quale, anche nel caso fosse vera, esistono normali procedure diplomatiche di protesta.

La Turchia invece spara e uccide un pilota russo, consegnandone un altro ai “ribelli” in festa. Ma non lo fa perché governata da pazzi scellerati, bensì per precise ragioni e su input venuti dall’alto. In breve: è la NATO tramite la Turchia ad attaccare la Russia senza dichiarare formalmente la guerra, sperando in una reazione scomposta che dia il pretesto per la guerra globale tanto desiderata dai circoli reazionari del capitalismo occidentale. Continua a leggere

La falsa via del patriottismo economico nell’UE

epa03075665 A close-up view of the EURO lettering on a Euro coin, as seen in Cologne, Germany, 24 January 2012. Greece was not doing enough to reform its economy, several European Union finance ministers complained during their meeting in Brussels on 24 January, warning that it was putting its second international bailout at risk. Athens has been promised a second bailout worth a total of 130 billion euros (142 billion dollars), on top of its original 110-billion-euro rescue package. EPA/OLIVER BERGIn due precedenti articoli abbiamo analizzato come la crisi esplosa nel 2008 stia contribuendo ad aumentare il grado di centralizzazione capitalistica: sempre più imprese perdono la loro indipendenza operativa per essere ricondotte sotto il controllo centralizzato di istituzioni bancarie e finanziarie.

Persiste da allora una tendenza oggettiva alla costituzione di grandi gruppi industrial-finanziari e all’accentramento indotto da un sistema creditizio che attualmente favorisce la formazione di capitali di dimensioni sempre maggiori collocati prevalentemente nel Nord Europa. Continua a leggere

11/09 : Allende vive

250px-Stamp_Salvador_AllendeL’11 settembre rappresenta per tutti i comunisti, gli internazionalisti e i democratici un anniversario doloroso. Il giorno in cui, nel 1973, le forze reazionarie cilene e internazionali spinsero Salvador Allende – fondatore del Partito Socialista e Presidente eletto del Cile – al suicidio all’interno del Palazzo presidenziale, soffocando nel sangue le aspirazioni socialiste della democrazia cilena.

Quel che accadde può essere riassunto così: l’alta borghesia cilena – ovvero i ricchi commercianti e gli industriali dei quartieri bene di Santiago, in combutta con l’ambasciata USA, la CIA e gli ambienti d’affari internazionali – scontenta del risultato elettorale che aveva premiato la sinistra marxista, orchestrò il colpo di Stato che piazzò al potere la giunta militare guidata dal generale Pinochet. Continua a leggere