Il liberismo: dottrina fondamentale del capitalismo

liberismo.jpgCiclicamente l’agenda liberista si riprone con più o meno vigore nel discorso pubblico delle società moderne. Presente sempre sottotraccia anche nei momenti di minore fortuna della storia del capitalismo, essa è oggi senza dubbio divenuta tendenza prevalente all’interno dello spettro politico-economico borghese, in concorrenza col protezionismo pronato dagli strati piccolo-borghesi legati al capitale industrial-nazionale contro le tendenze più cosmopolite del capitale acquisite, appunto, al liberismo. Predominante, esso ha comunque definitivamente rimpiazzato l’egemonia socialdemocratica che per lungo tempo ha costituito l’alleanza politica dell’epoca imperialista.  Continua a leggere

Le libertà ai tempi del capitalismo imperialista

fakenewsPochi giorni fa, in vista della cerimonia d’insediamento del nuovo Presidente degli Stati Uniti, uno dei più importanti media imperialisti, Facebook, è stato incaricato di bloccare una televisione scomoda, Russia Today, in modo da evitare che coprisse l’evento sul social. L’emittente è stata bannata, questo il termine tecnico, ovvero impossibilitata ad aggiornare la propria pagina, con conseguente blocco del live streaming.

Questa decisione arriva al culmine di un’isterica campagna anti-russa intrapresa dai circoli reazionari americani ed estesasi su tutto il “mondo libero”, ossia l’asse imperialista USA /UE, da alcuni mesi a questa parte. Lanciata sulla scia delle difficoltà americane a spezzare la resistenza siriana ad Aleppo e delle relative difficoltà elettorali del clan Clinton – il più sensibile dei club politici ai desiderata del Capitale finanziario dominante -, l’effetto immediato di tale campagna si è ripercosso rapidamente sull’altro polo imperialista al di là dell’Atlantico. Quell’organo altrimenti inutile chiamato Parlamento Europeo ha proposto nel novembre 2016 una risoluzione – fondata sulla paranoia, intrisa di maccartismo e linguaggio da caccia alle streghe -, contro “le notizie false e la propaganda russa”, che manipolerebbero i risultati delle nostre elezioni facendo leva sulla credulità del popolaccio ignorante (!). Continua a leggere

Degrado su Aleppo

courrierAlla vigilia dell’attribuzione del Premio Nobel per la Pace che rischia seriamente di andare all’organizzazione fiancheggiatrice di Al Qaeda chiamata White Helmet, traduciamo l’editoriale apparso oggi sul Courrier International – organo della sinistra radicale e intellettuale, il cui equivalente italiano è L’Internazionale –, per illustrare il degrado e l’infame servilismo raggiunto dalla sinistra imperialista occidentale.

Vi si può leggere un concentrato di menzogne, propaganda e retorica strappalacrime basata sul capovolgimento totale della realtà che non ha eguali. E che non merita neanche di essere confutato, ma solo letto con infinita pietà e incredulità, nei confronti di coloro che sotto le spoglie dell’umanitarismo e del progressismo da figli di papà si fanno interpreti dei sentimenti di rapina, del neo-razzismo e del colonialismo più barbaro delle classi dominanti capitaliste occidentali. Continua a leggere

Siria: o degli errori della sinistra radicale sull’imperialismo

milizia-maristaLarga parte della sinistra radicale tende a minimizzare i crimini USA, stigmatizzando ed equiparando l’ossessione “antiamericana” (che esiste in certi settori conservatori e della destra occidentale) alla lotta anti-imperialista, che è un’altra cosa, ed è propria alle forze marxiste-leniniste. Questo accade quando non si ha la minima idea scientifica di cosa sia l’imperialismo, del suo carattere economico, in quanto fase apicale, o suprema, dello sviluppo capitalista guidato dal capitale finanziario dominante, e lo si reduce alla semplice politica estera “soggettiva” degli Stati e/o potenze, qualsiasi ne siano le ragioni. Si cade così in una contraddizione: quella cioè di ragionare in termini geopolitici, ma di imputare a chiunque si schieri, nell’ambito dei conflitti in corso in particolare in Medio Oriente, da una parte o dall’altra della barricata, di fare della “geopolitica”, abbandonando così la lotta di classe per fare il tifo per l’una o l’altra grande potenza in un’ottica “banalmente” anti-imperialista. Continua a leggere

L’autoritarismo: la politica interna del Capitale finanziario

causas-nazismo-fascismo-semejanzas_1_1626609L’attenzione smodata che gli ambienti politici danno a presunti problemi di governabilità porta a investire immense energie e focalizzare enormi aspettative su riforme di Costituzione e leggi elettorali. Queste riforme convergono tutte verso un modello fortemente incentrato sulla stabilità e rapidità dell’esecutivo. Viste però le attuali condizioni ciò vuol dire: rendere il governo libero di applicare le contro riforme socioeconomiche anti-operaie e anti-popolari richieste dai mercati finanziari.

L’efficienza legislativa in questo contesto non c’entra nulla: 40 anni di regime parlamentare non hanno impedito infatti all’Italia di produrre un apparato legislativo formidabile (al livello quantitativo perlomeno), e governi che cadevano a ritmi trimestrali non hanno impedito l’applicazione di tali leggi, né l’industrializzazione del Paese, lo sviluppo del dopoguerra etc. In quella fase, gli equilibri e i rapporti di forza economici, e dunque sociali e politici, imponevano che si prendessero in conto le esigenze di ampi strati delle masse popolari, il Parlamento assolveva in parte a tale funzione.
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DIVIDE ET IMPERA: la politica estera del Capitale finanziario

keep-calm-and-divide-et-impera.pngFavorire il separatismo su basi etnico-tribali permette di controllare, limitare, indirizzare, lo sviluppo e le risorse di un’area geografica data, in particolare se ricca di petrolio e gas. Stiamo parlando di Africa e Medio Oriente ovviamente, dove l’obiettivo storico dei capitalisti oggi è impedire l’emergenza di mercati nazionali di stazza tale da poter controbilanciare il monopolio imperialista, dopo aver distrutto quelli esistenti – si pensi alla Libia, all’Iraq, al Sudan – favorendo la nascita di cantoni amministrati autonomamente da potentati locali.

In Siria stanno riproponendo lo stesso copione fomentando da una parte la ribellione delle milizie islamiste mercenarie, dall’altra appoggiando le forze indipendentiste locali. Il tutto mentre l’imperialismo consolida i propri stati nazionali: sempre più grandi e integrati per mercati sempre più importanti. In tal modo cerca di liquidare la concorrenza sullo scacchiere globale dello sfruttamento delle risorse, in particolare quella rappresentata dagli Stati-nazione nati da rivoluzioni anti-imperialiste o socialiste del secolo scorso. Continua a leggere

Sulla guerra imperialista

guerra imperialistaNon è raro, in questi tempi di guerra generalizzata, sentire in particolare da parte di coloro che hanno una spiccata sensibilità pacifista, frasi del tipo: “Con tutti i soldi spesi per le guerre si potrebbero costruire servizi pubblici di qualità ed eliminare la povertà, che scandalo!”. Tuttavia, nonostante i buoni propositi che animano tale affermazione, l’idealismo insito in essa non aiuta a comprendere appieno la vera natura delle guerre e – se non precisata e contestualizzata nel determinato contesto storico-sociale – tale lettura rischia di ostacolare un corretto posizionamento nei confronti dei conflitti internazionali in corso, poiché impedisce di coglierne le differenze e identificare quali siano quelli da combattere, e quelli da sostenere. 

Necessità economica della guerra imperialista

Nei Paesi capitalisti che hanno raggiunto uno stadio di maturità imperialista – ovvero in cui le imprese si sono sviluppate sino a raggiungere una stazza tale da spartirsi il mercato in maniera monopolistica, in cui si è operata la fusione tra capitale bancario e industriale, e quindi le istanze di controllo di questo Capitale finanziario dirigono la produzione e il governo, e dove in conseguenza lo Stato è al completo servizio dei mercati finanziari – le spese militari sono a tutti gli effetti insostituibili. Esse sono un investimento lucrativo effettuato dallo Stato per sostenere i profitti della borghesia che ha in mano le società di armamenti, energia, della sicurezza, le banche e i media.
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Un fronte del Lavoro

operaio 2L’offensiva del Capitale travolge i lavoratori delle nazioni a capitalismo avanzato, e in egual misura travolge i Paesi non allineati agli interessi imperialistici espressi dai Paesi capitalisti più maturi. Ci sono popoli che si sono infatti sottratti da troppo tempo al dominio dell’imperialismo – grazie alle rivoluzioni anti-coloniali e socialiste – così come la classe operaia ha tentato di sottrarsi parzialmente al dominio dei capitalisti in Occidente, costruendo lo Stato sociale e le tutele del lavoro.

Per il Capitale è tempo di riprendersi quanto gli è stato strappato con la lotta dal secondo dopoguerra a oggi. Nella sua controffensiva, iniziata e favorita dallo smantellamento dell’URSS, il Capitale cerca di estrarre dalle masse lavoratrici plus valore per alimentare profitti instabili, di attingere dal bacino del lavoro salariato l’ossigeno per la propria sopravvivenza. Le riforme strutturali del mercato del lavoro sono l’espressione tecnica, e i governi il braccio operativo, di tale necessità economica di sfruttamento. Segue l’attacco ai servizi pubblici e delle coperture universali, derivante dalla decisione di ripagare gli interessi ai capitalisti nella loro veste di creditori e aprire nuovi spazi all’investimento privato, al Capitale liberato da ogni regola e costrizione. Continua a leggere

Contro l’imperialismo: uscire dall’UE, sabotare la NATO

socialist-europeOgni Paese europeo è interrelato in maniera profonda con gli altri Stati membri dell’Unione. L’Europa non ancora completamente unita è come un gomitolo i cui fili passano da un Paese all’altro. Gli interessi si compenetrano: i capitali monopolistici dei Paesi core penetrano nei mercati dei Paesi più deboli, tenendone in pugno interi settori economici, col pieno consenso delle borghesie autoctone, che parallelamente hanno accesso a settori esteri e agganci con il Capitale monopolistico dominante, collocato per lo più nel Nord Europa.

Queste borghesie autoctone o nazionali sono intente nel frattempo a estorcere alle rispettive classi operaie, tramite le riforme dettate dall’austerità, le risorse necessarie a rimborsare prestiti concessi dalle banche (che gestiscono i loro patrimoni sfuggiti a ogni tassazione). I “piani di aiuto” delle istituzioni internazionali di strozzinaggio quali il FMI e la BCE servono a rimborsare gli istituti finanziari – in particolare tedeschi, francesi e olandesi – che hanno inondato i Paesi periferici di liquidità fino a farli scoppiare, al fine di valorizzare i Capitali dell’alta borghesia. Continua a leggere

Gli imperialisti, i comunisti e la guerra permanente

imperialismo guerraI circoli più reazionari del capitalismo, collocati nei Paesi imperialisti – e in particolare negli Stati Uniti, agglomerati intorno ad altri centri di potere come l’Unione Europea e ad alcune élites medio-orientali – necessitano oggi più che mai della guerra, in quanto traggono profitto dalle aggressioni militari. A questo fine, essi muovono gli Stati come pedine dei propri interessi: i buoni affari chiamano gli interventi militari, essi non hanno oggettivamente interesse nella pace.

Ciò spiega lo stato di conflitto permanente che percorre larga parte del globo: gli imperialisti sono pronti a sacrificare tutto e tutti alle loro necessità economiche, le quali richiedono sforzi bellici sempre maggiori. La dinamica in moto è nella sostanza la stessa che ha condotto alla Prima e alla Seconda guerra mondiale, e alle aggressioni imperialiste (Corea, Vietnam etc.) del Dopoguerra, alla cui recrudescenza assistiamo oggi, dato che il capitalismo cerca di recuperare il terreno a suo tempo sottrattogli dal socialismo sovietico e dalla decolonizzazione. Continua a leggere