Francia: la via dello sciopero generale

20160519_185911Il movimento in Francia cerca di coordinarsi e fare squadra. La manifestazione dei sindacati a Parigi del 19 maggio è stata a dir poco impressionante. La testa del corteo è arrivata a Place d’Italie alle 16, mentre la coda quasi due ore dopo. Addirittura superato il record del Primo Maggio – dove da anni non si erano viste 80.000 persone in strada per la tradizionale manifestazione. Oggi si parla di almeno 100.000 manifestanti. 

In tutte le città francesi sono scesi in piazza più manifestanti rispetto a Martedi 17, segno che i lavoratori non cedono anzi rilanciano, per nulla afflitti né rassegnati dalla criminalizzazione dei media che cercano di far passare tutti per dei casseurs. Per nulla intimiditi, soprattuto, dall’arroganza, dalla violenza e dall’autoritarismo del Governo. Continua a leggere

Sciopero: a Parigi coi lavoratori

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150 manifestazioni in tutta la Francia, oltre 400 000 persone in piazza. Un successo di partecipazione la giornata indetta dai sindacati contro il Jobs Act francese. Piazze e boulevard pieni in tutte le città, trasporti pubblici e treni in sciopero. L’Ottobre era presente alla manifestazione dei lavoratori francesi a Parigi contro la legge sul lavoro detta “El Khomri”, dal nome del Ministro incaricato di portare avanti il progetto anti-operaio del governo socialista di Hollande.

A Parigi in particolare piazza della République torna a riempirsi dopo i tristi eventi del 13 Novembre, questa volta in difesa dei lavoratori e con una mobilitazione di classe promossa dalla CGT (la CGIL francese) e altre sigle sindacali, appoggiata dai comunisti e dalle forze di sinistra. Importante anche la mobilitazione degli studenti tramite il loro sindacato, molto attivo per tradizione sui temi del lavoro (ricordiamo l’enorme mobilitazione del 2006 contro la legge proposta dall’allora Primo Ministro De Villepin e ritirata sotto la pressione popolare). Continua a leggere

Hollande e Renzi: l’arte di infierire sul proletariato

imagesIl governo socialista francese ha presentato in data 18 febbraio 2016 le linee guida della tanto attesa riforma del lavoro. A grande sorpresa dei commentatori, che immaginavano a giusto titolo un testo abbastanza vicino alle richieste del mondo degli affari, la riforma va ben al di là delle più rosee aspettative del padronato stesso.

Essa è totalmente incentrata sul concetto di “più libertà per le imprese” (1). I punti cardine sono:

1) Libertà di licenziare, facilitando i licenziamenti per motivi economici. Ovvero se l’azienda è “in difficoltà”, i proprietari, azionisti, dirigenti e quadri superiori avranno tutta la discrezionalità necessaria per decidere ogni anno sulla base dell’interpretazione di bilancio quanti lavoratori licenziare per rimpinguare i profitti. Continua a leggere

Il TTIP in arrivo: un buon accordo per il Capitale

ttip-eu-komission-infografiken_englisch_722px_5_0Nel silenzio generale, e in avanzato stato di segretezza, procedono i negoziati del Partenariato Transatlantico su Commercio e Investimenti (TTIP), l’accordo che l’Unione Europea sta negoziando con gli Stati Uniti dal luglio 2013, quando Barack Obama e l’allora presidente della Commissione José Manuel Barroso, dopo più di dieci anni di preparazione, avviarono ufficialmente i negoziati, oggi portati avanti dal commissario UE per il commercio Cecila Mallström.

Nelle nobili intenzioni dei passacarte della borghesia che siedono a Bruxelles e Washington la fase negoziale doveva chiudersi a fine 2015: l’unica buona notizia è che sono un po’ in ritardo. Obiettivo: la creazione di una zona di libero scambio che includa i due continenti più sviluppati, in cui risiede il 45% del PIL mondiale. Continua a leggere

Miserie del socialismo (europeo)

Gerhard-Schroeder-und-Francois-HollandeLa sinistra socialdemocratica e socialista è da tempo ormai all’avanguardia nel formulare politiche innovative di adeguamento ai diktat del Capitale. Nel corso degli anni ’90-2000 i cosiddetti partiti riformisti di sinistra sono riusciti a imporre ai lavoratori arretramenti sociali e salariali che le destre non sarebbero mai riuscite a far passare. Nel farlo, essi hanno usato (e abusato) della propria influenza sulle classi lavoratrici al fine di sottrargli quei diritti che i capitalisti non sono più disposti a concedere.

In compenso, i dirigenti della sinistra “moderna” ricoprono posti d’onore nei ministeri nazionali ed europei, e sono riveriti in seno alla comunità finanziaria internazionale. Nell’Europa capitalista, le leggi, il dibattito pubblico, e le visioni ideologiche sono uniformi; dal Portogallo alla Lituania una cappa di recessione anti-operaia si estende sul continente. Continua a leggere

Il neo-autoritarismo renziano e l’assalto alla diligenza pubblica

renzi-padoan-ansa-258Prosegue senza tregua la devastazione dei servizi pubblici italiani, da parte di un Governo scatenato nell’applicare le misure richieste dal Capitale europeo contro lo Stato sociale. Questa volta tocca alla sanità, dopo il Jobs Act, la riforma della scuola, e mentre si lavora alacremente a eliminare il diritto alla pensione.

Tagli per 10 miliardi in 3 anni

I primo tagli da due miliardi e mezzo, su un totale di 10 da spalmare sul triennio a venire, sono stati approvati – di nascosto e all’improvviso – tramite voto di fiducia sul decreto Enti Locali del 27 luglio, senza dibattito preliminare in Parlamento e nei media. Il governo si è comportato così come un ladro di polli. Questo perché Renzi e la sua cricca hanno giustamente paura della mobilitazione che un vero dibattito su temi tanto vitali per le condizioni di esistenza delle classi popolari e dei ceti medio-bassi potrebbe innescare. Continua a leggere

Crisi greca e tragedia renziana per l’Italia

renei« La lezione che traiamo da Standard & Poor è che gli investitori apprezzano le nostre riforme, a partire da quella del lavoro, ma hanno dubbi sulla nostra capacità di farle approvare. Dunque mentre il parlamento ci chiede di rallentare, l’Europa e gli investitori ci dicono di fare presto. E noi siamo convinti che si debba accellerare »

Tali furono le dichiarazioni del Presidente del Consiglio in carica, Matteo Renzi a La Repubblica, il 7 dicembre 2014 per « reagire » al declassamento del debito sovrano operato dall’agenzia di rating Standard & Poor. In poche ma efficaci parole egli illustrava così le priorità del suo mandato, ricevuto non dal popolo, ma dai grandi gruppi che lo hanno creato e appoggiato durante le sua ascesa, attraverso la forza di fuoco dei media di massa di cui sono padroni. Imporre l’austerità – questa nuova fase del capitalismo europeo che si sviluppa sulle macerie del liberismo – a marce forzate. Continua a leggere

Jobs Act: la Repubblica contro i lavoratori      

statuto_lavoratori_300__Nei precedenti articoli sul Jobs Act eravamo giunti ad alcune conclusioni riguardo i veri obiettivi del governo. Da una parte, i contratti a tutele crescenti permetteranno alle aziende di licenziare il personale assunto coi vecchi contratti per riassumere con le nuove tipologie contrattuali, le quali non prevedono tutele, costano meno e implicano la licenziabilità facile. Dall’altra, si abbassano i salari e le prestazioni connesse (come le tredicesime, i contributi, le ferie pagate etc.), e si tenta di smantellare la contrattazione collettiva.

Con questo articolo vogliamo approfondire le cause strutturali che hanno portato all’approvazione di tali leggi, ovvero il rovesciamento dei rapporti di forza tra le classi sociali derivanti dai cambiamenti economici sopravvenuti dal dopoguerra ad oggi in Italia. Continua a leggere

Jobs Act: meno soldi per (quasi) tutti

downloadVotereste mai un candidato sulla base di un tale programma? No, o forse solo con la garanzia di far parte dei pochi fortunati non toccati da tale misura. Dipende da voi. In ogni caso, sentireste puzza di bruciato, e probabilmente diffidereste. Ebbene, il governo dei giovani figli di papà capitanato da Renzi applica concretamente tale programma ogni giorno. Tuttavia non potendolo chiamare col proprio nome, un’agenzia di comunicazione alla moda ha inventato il fighissimo e inglesissimo Jobs Act. Continua a leggere

Jobs Act: licenziare paga

renzi_leopolda_discorsoR439_thumb400x275La legge sul lavoro, chiamata Jobs Act perché fa figo, è l’unica attività concreta su cui il Governo Renzi si sia impegnato fin dall’inizio del suo mandato. E a ragione. Tutta Europa aspetta di poter approfittare della manna sottopagata del lavoro italiano usa e getta. Per le aziende si tratta di una questione di vita o di morte: rimpinguare i profitti tagliando sui costi fissi dei salari, con l’abbattimento strutturale del monte stipendi. Si chiama competitività. Nel gergo tecnocratico si dice : riforme strutturali.
I governi eseguono ognuno a suo modo. Il modo italiano si è sviluppato, con nuova e sorprendente efficacità, così:
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