I giacobini neri: Toussaint Louverture e la Rivoluzione di Santo Domingo *

Couv-Jacobins_noirs_2017-394x570 Uno degli eventi meno noti e forse volutamente ignorati della storia mondiale, in sede occidentale, è senza dubbio la grande Rivoluzione di Santo Domingo. 

Questa rivoluzione portò nel 1803 alla nascita della Repubblica indipendente di Haiti, libera dalla schiavitù e dal giogo coloniale che la borghesia francese imponeva ai neri deportati dall’Africa e utilizzati come manodopera nelle piantagioni dell’isola. Essa fu condotta a termine, tra conflitti di violenza indicibile, da un popolo nero indomito benché oppresso da secoli di barbarie padronale.

Si tratta della prima rivolta vittoriosa degli schiavi nella storia, un accadimento di portata universale per il progresso e l’emancipazione del genere umano. Essa si produsse sull’onda della Rivoluzione francese, non ne fu un’appendice, come una lettura spontaneamente eurocentrica tenderebbe a connotarla, ma crediamo il suo apogeo.
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Ricattabilità, egemonia sbirresca e potere alle questure

2018-06-15_15h35_44Sono tempi duri. E sono destinati a peggiorare: una settimana fa è stata licenziata la maestra che, durante un corteo torinese del febbraio scorso contro Casapound, insultò duramente i poliziotti. Un gesto prontamente immortalato e sbattuto in prima pagina dai media del capitale, amplificato a dismisura dalla politica in piena campagna elettorale, cui seguì una dura presa di posizione in diretta televisiva da parte del segretario del partito di governo cui prontamente la burocrazia scolastica ha prestato orecchio, fino all’odierno licenziamento.

Il messaggio immediato è chiaro: l’onorabilità, quindi il potere e la legittimità delle forze dell’ordine (borghese) è incontestabile. Le questure avranno mano libera con sempre crescente impunità, tesi confermata dalle recenti dichiarazioni del Ministro dell’Interno che si dichiara contrario al numero identificativo sui caschi dei poliziotti. Continua a leggere

La situazione della classe operaia in Italia

art.81Tre lavoratori morti ammazzati in pochi giorni: un bracciante, vittima delle condizioni schiavistiche create dalla pressione della grande distribuzione sulla produzione agricola gestita da mafie e caporali in Puglia e Calabria; un operaio delle Acciaierie venete investito da una colata di acciaio fuso e un operaio schiacciato da un muletto in Piemonte. Nel frattempo, un operaio della Fiat, licenziato insieme ad altri cinque colleghi per aver protestato contro chi ristruttura le aziende sulla pelle dei lavoratori – nel caso specifico dopo il suidicio di una cassaintegrata – si cosparge di benzina a Napoli e tenta il gesto estremo.

Queste le condizioni estreme del proletariato in Italia (punta dell’iceberg di una più generale condizione di impotenza, bassi salari, precarietà e  disoccupazione indotta) dove il numero di morti sul lavoro è tra l’altro il più alto in Europa. Dove il blocco sociale costituito dalla grande, piccola e media borghesia – benché occasionalmente in lotta come lo è oggi tra dominanti e subardinati alla ricerca di nuova alleanza – è organicamente unito nello scaricare i costi della crisi sui subalterni. Continua a leggere

Potere al popolo: avanti sul serio!

via Potere al popolo: avanti sul serio!

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Condividiamo l’appello “Potere al popolo: avanti sul serio!“, come proposta in vista dell’assemblea nazionale del 26-27 maggio che si terrà a Napoli.

“Per la prima volta da moltissimi anni, un processo politico ha saputo riaggregare migliaia di compagni e compagne, motivare i lavoratori e le lavoratrici in lotta di tutto il Paese e coniugare insieme le realtà autorganizzate di lotta, di conflitto, di mutualismo e le organizzazioni di classe attive a livello nazionale, come i partiti comunisti, i sindacati di base, i Clash City Workers, l’ex-OPG e i soggetti promotori di Eurostop. Vediamo in Potere al popolo un processo di aggregazione delle forze comuniste e anticapitaliste con l’ambizione di avere uno spirito popolare. Continua a leggere

La Nuova Via della Seta, un diverso modello dei rapporti internazionali

DENGProponiamo l’intervento di Giorgio Raccichini (Segretario PCI della Federazione di Fermo) al convegno « La nuova Cina: a 40 anni dalle riforme di Deng Xiaoping », tenutosi a Pesaro il 19 maggio.

Partito Comunista Italiano del Fermano

La “Nuova Via della Seta” proposta da Pechino non è semplicemente un progetto economico. È molto di più: è la proposta di un nuovo modello dei rapporti internazionali basato sulla cooperazione economica, tecnologica, scientifica e culturale e non più su logiche aggressive e di potenza militare.

Gli Stati Uniti, dopo la fine della Guerra Fredda, hanno tentato di svolgere un vero e proprio ruolo imperiale, cioè di controllo politico e militare di tutte quelle aree del pianeta che fossero ritenute economicamente e strategicamente importanti. Si sono inoltre arrogati il diritto di rovesciare tramite guerre coperte o aperte, utilizzando anche falsi pretesti, tutti quei regimi che fossero ritenuti un ostacolo al perseguimento dei loro interessi. L’ordine mondiale post-89 avrebbe dovuto essere fortemente gerarchico: al vertice gli Stati Uniti, seguiti poi dai loro alleati storici, per finire con la schiera di Stati da controllare attraverso regimi “amici”, all’occorrenza da imporre con l’utilizzo…

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Macron, la Siria, le nostre lotte sociali

marseilleL’allarme di Macron a Strasburgo: “Sta emergendo una guerra civile europea”

Questo il titolo che ha fatto il giro degli organi di disinformazione e manipolazione di massa delle coscienze, anche detti media, ieri.

In realtà, Macron ha grossi problemi in casa: un movimento dei lavoratori forte e determinato che sta bloccando il paese con scioperi veri, lotte che si uniscono e trovano rappresentanza politica di sinistra intorno alla France Insoumise, un movimento complessivo che si è anche ben posizionato per vincere la battaglia dell’opinione. Continua a leggere

Che fare (di e con Potere al popolo)

Potere-al-popoloPremessa su alcune stucchevoli polemiche in corso: voler ricostruire un blocco sociale alternativo al livello nazionale a partire dall’omogeneità purista sulle questioni internazionali è semplicemente assurdo. Sono oggettivamente le questioni più lontane e di più difficile comprensione per le masse costituite dalle classi subalterne alle prese con immediati problemi materiali. Il loro grado di coscienza e anche quello delle forze politiche che intendono rappresentarle va preso per quel che è: arretrato poiché profondamente manipolato dalla propaganda e dalla retorica diritto-umanista atlantica onnipresente in quest’epoca di restaurazione e ricolonizzazione, elaborata da una classe borghese coesa e consapevole, e veicolata dai loro media di massa in maniera pervasiva. Continua a leggere

Russiagate e guerre di fazione negli USA

download.jpgNel partito della guerra che dirige oggi gli USA è in corso una contesa furibonda. I due campi avversi all’interno di tale partito sono: quello legato al clan Clinton saldato ai neoconservatori repubblicani, maggioritario nello Stato, nell’esercito, nelle amministrazioni e nei media; e quello eterogeneo di novizi della politica cristallizzatosi intorno alla società Trump e alla sua clientela, che detiene il solo potere esecutivo. La prima – espressione della proprietà finanziaria moderna, internazionalizzata e del capitale di Wall Street – è la fazione “antirussa”, la sua economia è il credito e la guerra di rapina; la seconda è la fazione isolazionista, la sua economia è la contesa commerciale e il mercato interno, e la cui dottrina strategica, non compiuta per non dire inesistente, ricalca stancamente le direttive dell’altra compagine, o ricade nei vecchi riflessi da guerra fredda primaria: essa è espressione del capitale nazionale, della proprietà locale e domestica rimasta relativamente indietro, per limiti oggettivi, nella corsa alla globalizzazione. Continua a leggere

Marx, Lincoln e la lotta del Capitale contro il Lavoro

PCUSA rally in Chicago 1939 4.pngRipercorrendo le prese di posizione di Marx dirigente politico confrontato ai grandi eventi del proprio tempo – come già visto in un nostro precedente articolo sui giudizi di Marx rispetto alla Comune e al ruolo del partito rivoluzionario nell’Inghilterra vittoriana, ove giungevamo a risultati “soprendenti” rispetto alla lettura stereotipata del marxismo occidentale contemporaneo – vorremmo porre qui l’attenzione alla guerra di secessione statunitense, e all’importanza che Marx accordava ad essa.

Nel farlo, ci riferiremo alla celebre lettera indirizzata ad Abramo Lincoln in cui Marx a nome dell’Internazionale si schiera senza indugi dalla parte dei nordisti, vedendo nella guerra l’evento più importante del secolo in termini di lotta per l’emancipazione. Continua a leggere

1871: Marx, la Comune, l’Inghilterra

Marx.pngNel 1871, pochi mesi dopo l’insurrezione della Comune di Parigi, Karl Marx fu intervistato dal New York Herald. L’intervista fu ripresa dal quotidiano Le Galois – giornale francese conservatore e anti-repubblicano – nell’edizione del 22 agosto 1871 [fonte]. I giornalisti chiesero a Marx quali fossero i legami tra l’Associazione Internazionale dei Lavoratori (IWA), di cui è il dirigente più eminente, e il movimento rivoluzionario parigino, che lo stesso Marx aveva appena celebrato nell’opuscolo “La Guerre civile en France”, pubblicato nel maggio dello stesso anno, all’indomani della caduta della Comune.

Si tratta di una testimonianza illuminante sull’approccio di Marx, dirigente politico, di fronte alla concretezza del presente, nel vivo di grandi eventi storici che si determinano indipendentemente dalla teoria. Eccone alcuni estratti significativi: Continua a leggere