Il reddito di cittadinanza: una falsa buona idea

iincome.pngSi sente parlare sempre più spesso, sui media e negli ambienti politici che contano, del Reddito di base, o Reddito di cittadinanza. Una nuova e avveniristica soluzione per palliare all’impoverimento di massa cui il capitalismo, oggettivamente, sta sottoponendo i lavoratori e le classi popolari, in particolare a partire dalla grande crisi sistemica del 2008.

Negli ultimi tempi la Finlandia, guidata da un esecutivo di destra liberista, ha iniziato a sperimentare il dispositivo; in Francia, il candidato socialista alla presidenziali Benoit Hamon ne ha fatto un cavallo di battaglia della campagna elettorale; in Febbraio il Parlamento Europeo ha proposto una mozione al riguardo (bocciata); e in Svizzera, la sua introduzione è stato oggetto di referendum popolare. Continua a leggere

Il PTB: il successo dei marxisti del Belgio

ptbMentre tra i comunisti europei è ben conosciuto il radicamento e la forza di partiti come quello portoghese, greco, spagnolo, cipriota, esiste un partito finora passato in secondo piano benché sia protagonista di battaglie fondamentali per tutti gli europei, in quanto esse si svolgono al centro dell’impero: stiamo parlando del PTB (Parti du Travail de Belgique – Partito del Lavoro del Belgio).

In controtendenza rispetto al declino evidente dei partiti comunisti in alcune zone dell’UE, il PTB è ormai accreditato, in Vallonia, del 18 % delle intenzioni di voto. E al livello nazionale gli ultimi sondaggi confermano tale successo, attestando il partito intorno al 17%. Una straordinaria progressione dal, pur ottimo, 5% delle ultime elezioni. Continua a leggere

2017: per una riscossa operaia in Italia

lavoroA due anni ormai dall’entrata in vigore del Jobs Act la situazione lavorativa non smette di degradarsi. E non è una questione che tocca i soli operai italiani. Mentre la legge ha banalizzato l’arbitrio padronale, facendo danni tra le classi popolari italiane, misure equivalenti sono state introdotte nel frattempo in Francia e in Belgio (la Loi Travail e la Loi Peters), al fine di imporre gli stessi standard al ribasso alle classi lavoratrici dei rispettivi Paesi.

In 2 anni, circa 50 milioni di lavoratori del continente sono stati così toccati da provvedimenti diretti a intaccare le più basilari condizioni di esistenza; una gigantesca escalation bellica operata dalle classi dominanti, caratterizzata da un’omogeneità che illustra come i legislatori intendano imporre un’agenda sfacciatamente anti-operaia col pretesto della crisi, e altresì indicativa del piano transnazionale su cui il Capitale europeo agisce. Continua a leggere

1917: i bolscevichi prendono il potere

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Ci sono storici borghesi che sono stati in grado di studiare la Rivoluzione d’Ottobre senza troppi preconcetti (a parte la genuflessione acritica e di rito all’antistalinismo, liturgia praticamente obbligata per chiunque voglia contare qualcosa nel mondo accademico e ricevere finanziamenti in Occidente) e in maniera documentata e profonda.

Alexander Rabinowitch è uno di questi. Nella sua opera The Bolsheviks Come To Power: The Revolution of 1917 in Petrograd (I bolscevichi al potere: La rivoluzione del 1917 a Pietrogrado) egli descrive in dettaglio le fasi che, a partire dalla rivoluzione del febbraio 1917, portarono all’affermazione e alla vittoria dei bolscevichi nell’Ottobre dello stesso anno. E smonta completamente la diceria borghese – spacciata ancor oggi per verità storica dai rispettabili accademici e giornalisti nostrani, in particolore dalla caduta dell’URSS – della Rivoluzione come Colpo di Stato riuscito da parte di una “setta di fanatici sconosciuti alle masse”. Continua a leggere

Francia. Riprende la lotta contro la Loi Travail

Le strade di Parigi e di altre 100 città francesi sono tornate a riempirsi, giovedì 15 settembre, per la quattordicesima giornata di mobilitazione nazionale contro la Loi Travail – il Jobs Act francese – indetta dai sindacati di lotta che da febbraio sono all’offensiva contro un governo deciso a distruggere 100 anni di Codice de Lavoro.

Partito Comunista Italiano - Federazione di Fermo

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Le strade di Parigi e di altre 100 città francesi sono tornate a riempirsi, giovedì 15 settembre, per la quattordicesima giornata di mobilitazione nazionale contro la Loi Travail – il Jobs Act francese – indetta dai sindacati di lotta che da febbraio sono all’offensiva contro un governo deciso a distruggere 100 anni di Codice de Lavoro.

I lavoratori guidati da CGT (prima confederazione sindacale, di tendenza comunista), Force Ouvrière (riformisti), FSU (funzione pubblica) e Solidaires (comitati di base), con l’apporto fondamentale degli studenti e dei movimenti sociali, hanno dato vita a un corteo molto partecipato (circa 40 000 manifestanti). Queste forze marciano unite da mesi contro una regressione che rischia di cancellare le conquiste sociali introdotte in Francia nel ’36 dal Fronte Popolare e nell’immediato dopoguerra dal governo nato dalla Resistenza antifascista.

Ovviamente il corteo è stato attaccato dalla polizia a colpi di lacrimogeni “preventivi”, sparati in mezzo alla…

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Siria: o degli errori della sinistra radicale sull’imperialismo

milizia-maristaLarga parte della sinistra radicale tende a minimizzare i crimini USA, stigmatizzando ed equiparando l’ossessione “antiamericana” (che esiste in certi settori conservatori e della destra occidentale) alla lotta anti-imperialista, che è un’altra cosa, ed è propria alle forze marxiste-leniniste. Questo accade quando non si ha la minima idea scientifica di cosa sia l’imperialismo, del suo carattere economico, in quanto fase apicale, o suprema, dello sviluppo capitalista guidato dal capitale finanziario dominante, e lo si reduce alla semplice politica estera “soggettiva” degli Stati e/o potenze, qualsiasi ne siano le ragioni. Si cade così in una contraddizione: quella cioè di ragionare in termini geopolitici, ma di imputare a chiunque si schieri, nell’ambito dei conflitti in corso in particolare in Medio Oriente, da una parte o dall’altra della barricata, di fare della “geopolitica”, abbandonando così la lotta di classe per fare il tifo per l’una o l’altra grande potenza in un’ottica “banalmente” anti-imperialista. Continua a leggere

Fronte del Brexit

seven-sisters-london-uk-3rd-june-2016-posters-for-lexit-left-leave-g2wc2eDifficile dire chi sia più screditato oggi a pochi giorni dallo storico risultato del referendum britannico sull’Europa. Se Cameron, Corbyn & compagnia di governo, oppure i loro cugini ribelli “brutti sprochi e cattivi” alla Farage, Johnson e via dicendo. I primi hanno perso quando credevano di vincere, i secondi hanno vinto quando credevano di perdere bene. Non se lo aspettavano, né lo volevano, poiché ora più che uscire dall’UE sono obbligati a uscire dalla confortevole posizione di opposizione strillata, che la presenza della UE garantiva come una rendita politica, al contempo elettoralistica e mediatica. Messi di fronte alle proprie responsabilità non sanno per ora che fare, dato che il Brexit non era previsto se non come mito, arma elettorale permanente.
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Parigi 14/06: sciopero generale!

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Impressionante prova di forza della classe operaia francese a Parigi. La Manifestazione nazionale del 14 giugno indetta dai sindacati dei lavoratori CGT, Force Ouvrière, SUD, e dai sindacati studenteschi ha riunito quasi un milione di manifestanti.

La testa del corteo – composta dai ferrovieri CGT e SUD, dagli studenti e da gruppi anarchici e comunisti – è partita da Place d’Italie, nel XXII arrondissement intorno alle 13; la coda del corteo – i lavoratori delle telecomunicazioni e insegnanti CGT e gli operai dell’industria di FO – era in marcia ancora alle 18h30 verso Invalides, nel VII arrondissement. Si tratta di circa 5 chilomentri di corteo, enorme serpentone in cui erano presenti tutte le federazioni sindacali delle varie branche dell’industria in sciopero ormai da settimane. Ferrovieri, portuali, operai delle raffinerie, metalmeccanici, lavoratori delle centrali elettriche e nucleari, autotrasportatori. Continua a leggere

Un fronte del Lavoro

operaio 2L’offensiva del Capitale travolge i lavoratori delle nazioni a capitalismo avanzato, e in egual misura travolge i Paesi non allineati agli interessi imperialistici espressi dai Paesi capitalisti più maturi. Ci sono popoli che si sono infatti sottratti da troppo tempo al dominio dell’imperialismo – grazie alle rivoluzioni anti-coloniali e socialiste – così come la classe operaia ha tentato di sottrarsi parzialmente al dominio dei capitalisti in Occidente, costruendo lo Stato sociale e le tutele del lavoro.

Per il Capitale è tempo di riprendersi quanto gli è stato strappato con la lotta dal secondo dopoguerra a oggi. Nella sua controffensiva, iniziata e favorita dallo smantellamento dell’URSS, il Capitale cerca di estrarre dalle masse lavoratrici plus valore per alimentare profitti instabili, di attingere dal bacino del lavoro salariato l’ossigeno per la propria sopravvivenza. Le riforme strutturali del mercato del lavoro sono l’espressione tecnica, e i governi il braccio operativo, di tale necessità economica di sfruttamento. Segue l’attacco ai servizi pubblici e delle coperture universali, derivante dalla decisione di ripagare gli interessi ai capitalisti nella loro veste di creditori e aprire nuovi spazi all’investimento privato, al Capitale liberato da ogni regola e costrizione. Continua a leggere

Francia: la via dello sciopero generale

20160519_185911Il movimento in Francia cerca di coordinarsi e fare squadra. La manifestazione dei sindacati a Parigi del 19 maggio è stata a dir poco impressionante. La testa del corteo è arrivata a Place d’Italie alle 16, mentre la coda quasi due ore dopo. Addirittura superato il record del Primo Maggio – dove da anni non si erano viste 80.000 persone in strada per la tradizionale manifestazione. Oggi si parla di almeno 100.000 manifestanti. 

In tutte le città francesi sono scesi in piazza più manifestanti rispetto a Martedi 17, segno che i lavoratori non cedono anzi rilanciano, per nulla afflitti né rassegnati dalla criminalizzazione dei media che cercano di far passare tutti per dei casseurs. Per nulla intimiditi, soprattuto, dall’arroganza, dalla violenza e dall’autoritarismo del Governo. Continua a leggere