Siria: o degli errori della sinistra radicale sull’imperialismo

milizia-maristaLarga parte della sinistra radicale tende a minimizzare i crimini USA, stigmatizzando ed equiparando l’ossessione “antiamericana” (che esiste in certi settori conservatori e della destra occidentale) alla lotta anti-imperialista, che è un’altra cosa, ed è propria alle forze marxiste-leniniste. Questo accade quando non si ha la minima idea di cosa sia l’imperialismo, del suo carattere economico, in quanto fase apicale, o suprema, dello sviluppo capitalista guidato dal capitale finanziario dominante, e lo si reduce alla semplice politica estera “soggettiva” degli Stati e/o potenze, qualsiasi ne siano le ragioni. Si cade così in una contraddizione: quella cioè di ragionare in termini geopolitici, ma di imputare a chiunque si schieri, nell’ambito dei conflitti in corso in particolare in Medio Oriente, da una parte o dall’altra della barricata, di fare della “geopolitica”, abbandonando così la lotta di classe per fare il tifo per l’una o l’altra grande potenza in un’ottica “banalmente” anti-imperialista. Continua a leggere

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DIVIDE ET IMPERA: la politica estera del Capitale finanziario

keep-calm-and-divide-et-impera.pngFavorire il separatismo su basi etnico-tribali permette di controllare, limitare, indirizzare, lo sviluppo e le risorse di un’area geografica data, in particolare se ricca di petrolio e gas. Stiamo parlando di Africa e Medio Oriente ovviamente, dove l’obiettivo storico dei capitalisti oggi è impedire l’emergenza di mercati nazionali di stazza tale da poter controbilanciare il monopolio imperialista, dopo aver distrutto quelli esistenti – si pensi alla Libia, all’Iraq, al Sudan – favorendo la nascita di cantoni amministrati autonomamente da potentati locali.

In Siria stanno riproponendo lo stesso copione fomentando da una parte la ribellione delle milizie islamiste mercenarie, dall’altra appoggiando le forze indipendentiste locali. Il tutto mentre l’imperialismo consolida i propri stati nazionali: sempre più grandi e integrati per mercati sempre più importanti. In tal modo cerca di liquidare la concorrenza sullo scacchiere globale dello sfruttamento delle risorse, in particolare quella rappresentata dagli Stati-nazione nati da rivoluzioni anti-imperialiste o socialiste del secolo scorso. Continua a leggere

Sulla guerra imperialista

guerra imperialistaNon è raro, in questi tempi di guerra generalizzata, sentire in particolare da parte di coloro che hanno una spiccata sensibilità pacifista, frasi del tipo: “Con tutti i soldi spesi per le guerre si potrebbero costruire servizi pubblici di qualità ed eliminare la povertà, che scandalo!”. Tuttavia, nonostante i buoni propositi che animano tale affermazione, l’idealismo insito in essa non aiuta a comprendere appieno la vera natura delle guerre e – se non precisata e contestualizzata nel determinato contesto storico-sociale – tale lettura rischia di ostacolare un corretto posizionamento nei confronti dei conflitti internazionali in corso, poiché impedisce di coglierne le differenze e identificare quali siano quelli da combattere, e quelli da sostenere. 

Necessità economica della guerra imperialista

Nei Paesi capitalisti che hanno raggiunto uno stadio di maturità imperialista – ovvero in cui le imprese si sono sviluppate sino a raggiungere una stazza tale da spartirsi il mercato in maniera monopolistica, in cui si è operata la fusione tra capitale bancario e industriale, e quindi le istanze di controllo di questo Capitale finanziario dirigono la produzione e il governo, e dove in conseguenza lo Stato è al completo servizio dei mercati finanziari – le spese militari sono a tutti gli effetti insostituibili. Esse sono un investimento lucrativo effettuato dallo Stato per sostenere i profitti della borghesia che ha in mano le società di armamenti, energia, della sicurezza, le banche e i media.
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Contro l’imperialismo: uscire dall’UE, sabotare la NATO

socialist-europeOgni Paese europeo è interrelato in maniera profonda con gli altri Stati membri dell’Unione. L’Europa non ancora completamente unita è come un gomitolo i cui fili passano da un Paese all’altro. Gli interessi si compenetrano: i capitali monopolistici dei Paesi core penetrano nei mercati dei Paesi più deboli, tenendone in pugno interi settori economici, col pieno consenso delle borghesie autoctone, che parallelamente hanno accesso a settori esteri e agganci con il Capitale monopolistico dominante, collocato per lo più nel Nord Europa.

Queste borghesie autoctone o nazionali sono intente nel frattempo a estorcere alle rispettive classi operaie, tramite le riforme dettate dall’austerità, le risorse necessarie a rimborsare prestiti concessi dalle banche (che gestiscono i loro patrimoni sfuggiti a ogni tassazione). I “piani di aiuto” delle istituzioni internazionali di strozzinaggio quali il FMI e la BCE servono a rimborsare gli istituti finanziari – in particolare tedeschi, francesi e olandesi – che hanno inondato i Paesi periferici di liquidità fino a farli scoppiare, al fine di valorizzare i Capitali dell’alta borghesia. Continua a leggere

Terrorismo periodico e guerra permanente

thVC9N2BCGDi nuovo, ci ritroviamo a piangere vittime innocenti. A Bruxelles, nella “capitale”. Una città militarizzata, sotto controllo capillare da mesi, dove presunti terroristi sono individuati e inseguiti fin dentro casa, dove vigono misure di sicurezza e intelligence straordinarie, la città degli uffici centrali della NATO e della Commissione: ebbene i nostri dirigenti si sono fatti “sorprendere” da un attacco altamente prevedibile, in cui il cittadino/lavoratore è l’unico ad andarci di mezzo, come sempre. Episodio a tal punto prevedibile, che Erdogan – un assassino di passaggio a Bruxelles solo quattro giorni fa – ne aveva esplicitamente parlato.

Dobbiamo dunque rassegnarci ad accettare le bombe come una fatalità? 4 mesi dopo il Bataclan, 8 dopo la tentata strage sul TGV Bruxelles/Parigi, poco più di un anno dopo Charlie Hebdo, siamo ancora lì, ogni volta come se non ci fosse niente da fare. Quando la società sembra tirare un sospiro di sollievo, la cappa di piombo le ricade addosso. Solo le misure di sicurezza sempre più pesanti, lo stato d’urgenza permanente, il razzismo degli idioti, il radicalismo delle opposte religioni, alimentato da ogni nuovo attentato, sembrano fare progressi. In tutto questo, niente di rivoluzionario prende forma, nella lotta tra opposte reazioni, il sistema si stabilizza e il progresso sociale è la prima vittima, messo in sordina come un lusso di fronte al terrore.
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Da Bologna contro la guerra imperialista

no guerraLe manifestazioni che si sono svolte sabato 12 Marzo contro la nuova invasione della Libia, programmata dalla NATO e mascherata da “lotta al terrorismo”, di cui l’Italia dovrebbe prendere il “comando”, hanno riunito nelle più importanti città italiane un generoso numero di manifestanti, compagni, rappresentanti di movimenti per la Pace, semplici cittadini. Abbiamo potuto constatare a Bologna la forze e i limiti del movimento.

La forza sta nell’aver organizzato più di 30 eventi simultanei che hanno interessato tutte le principali città italiane, e contribuito a scalfire la cappa di conformismo guerrafondaio e sicuritario che avvolge la società e l’opinione pubblica ingannata dai media borghesi e padronali. I limiti, viste le circostanze particolarmente reazionarie, sono riflessi nel carattere minoritario e non strutturato della protesta, incapace per ora di rivestire il carattere di vera e propria lotta.  Continua a leggere

La strategia della tensione in Turchia

l43-erdogan-merkel-151114201958_mediumDifficile dire chi metta le bombe oggi in Turchia, ma è facile vedere come questa incertezza rafforzi il regime fascista di Erdogan e della sua cricca dell’AKP. I precedenti attentati furono attribuiti all’ISIS, come la strage di Suruc o quella alla marcia per la pace di Ankara promossa dalle sinistre; l’attentato contro i militari ad Ankara del mese scorso al TAK – una frangia distaccatasi dal PKK perché ritenuto troppo moderato; oggi pare che si vada al sodo, e la responsabilità sia stata addossata direttamente al PKK.

Già associare il Partito dei lavoratori curdi a questo tipo di azioni, senza prove e sulla base di dichiarazioni delle forze di polizia, è un’operazione più che riuscita di criminalizzazione di un’organizzazione per altro attivamente impegnata nella lotta contro lo Stato islamico e le forze reazionarie in Medio Oriente; quindi oggettivamente ostacolo al lavoro di appoggio fornito dalla Turchia agli islamisti ribelli in Siria. Continua a leggere

Libia: di nuovo in guerra

libia 2Se vi domandate a cosa serva un Parlamento oggi la risposta è semplice: ad alimentare la finzione della democrazia, distribuire stipendi e nutrire le clientele politiche. Se vi chiedete a cosa serva un Governo è facile: ad applicare decisioni prese altrove, nell’interesse dei capitalisti.

In economia si decide a Bruxelles e Francoforte, in politica estera a Washington, e entrambi gli aspetti sono legati e indissolubili. La politica estera guerrafondaia che necessita la guida illuminata degli USA è la politica estera del Capitale finanziario, lo stesso che impone l’austerità in Europa come politica economica. Continua a leggere

Contro la NATO

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Tecnicamente, la NATO oggi non ha ragione di esistere. Per questo è obbligata a inventarsi un nemico al giorno, in modo da giustificare le mire egemoniche dei suoi finanziatori. L’ultima dichiarazione del Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg, social-democratico norvegese, secondo le quali la Russia sta destabilizzando l’ordine della sicurezza europea (1) va in questa direzione, applica cioè la linea precostituita dell’identificazione di un nemico a qualunque costo.

Cosa succede in realtà su questo “fronte orientale”, se non che il governo filo NATO di Kiev aggredisce da due anni le regioni del Donbass, in seguito a un Colpo di Stato che nel 2014 mise al potere l’estrema destra, e si serve di battaglioni nazisti – integrati al Ministero dell’Interno e finanziati dai magnati ucraini – per far regnare il nuovo ordine? Continua a leggere

Tre tesi sulla Palestina

strategy-libpal-copy I recenti crimini dell’imperialismo USA/NATO in Siria e in Ucraina – dove i nostri governi appoggiano fascisti e islamisti al fine di sottomettere nazioni indipendenti – rischiano di far passare in secondo piano, come un triste ma trascurabile rumore di fondo, la madre di tutti i crimini capitalistici contemporanei: l’oppressione del popolo palestinese da parte dello Stato israeliano.

Questa oppressione si protrae dal 1948 quando Ben Gourion fondò lo Stato ebraico in Palestina ed espulse dalle loro terre le popolazioni arabe residenti – evento qualificato come “Nakba” (catastrofe) dai Palestinesi, e come “Guerra d’Indipendenza” dagli israeliani. All’epoca, le nazioni occidentali, sentendosi a giusto titolo colpevoli per l’Olocausto, frutto dell’antisemitismo istituzionale dell’Europa borghese, si sentirono in dovere di “dare una casa agli ebrei” e lasciarono i sionisti, cioè la fazione politica liberal-nazionalista della diaspora ebraica, praticare l’occupazione selvaggia di quelle terre.

All’abominevole crimine dell’Olocausto i Paesi capitalisti tentarono di rimediare così con un altrettanto orribile crimine, e a fare le spese della follia nazifascista europea furono in ultima istanza le popolazioni del Medio Oriente che non avevano niente a che fare coi nostri misfatti antisemiti. Continua a leggere