Nizza: il dolore e la strumentalizzazione

attentat-nice-dessin-11560362wwskb_1713Dopo due giorni di incertezze finalmente la tanto attesa “rivendicazione” è arrivata. Scarna e generica, il minimo sindacale della rivendicazione politica, ma utile a sostenenere il castello di carte indicato da politica e media. L’attentatore di Nizza è un soldato del Califfo.

Un piccolo criminale franco-tunisino residente Nizza, con precedenti per violenza, alle prese con problemi di soldi e una depressione da divorzio in corso, si lancia con un camion contro la folla riunita sul lungomare della sua città per i fuochi d’artificio del 14 luglio con l’intenzione di fare una strage. La sua follia produce 90 vittime. È solo, nessuna rivendicazione, bandiera, simbolo accompagna il suo gesto. Continua a leggere

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La Repubblica, Calabresi e l’Europa unita

repubblicaAbbiamo letto con raccapriccio l’ultimo editoriale di Mario Calabresi, nuovo direttore di Repubblica, il quale afferma che, dopo i tragici fatti di Bruxelles, solo l’Europa unita potrà salvarci da tutti i mali del mondo, ovvero dal terrorismo.

Calabresi usa l’artificio retorico che consiste nel descrivere un suo viaggio in treno da Bruxelles a Parigi, spiegando a noi poveri buzzurri ancora tristemente legati alla sfera nazionale come egli abbia potuto constatare coi suoi occhi le tragiche differenze tra le misure di sicurezza adottate da Francia e Belgio, per concludere che così non si può andare avanti. Ci vuole l’unità europea, ci vuole la cessione di sovranità, strilla il Direttore, per mettere fine a differenze nazionali che costano vite umane!, oppure i terroristi continueranno a fare quel che vorranno. Continua a leggere

Terrorismo periodico e guerra permanente

thVC9N2BCGDi nuovo, ci ritroviamo a piangere vittime innocenti. A Bruxelles, nella “capitale”. Una città militarizzata, sotto controllo capillare da mesi, dove presunti terroristi sono individuati e inseguiti fin dentro casa, dove vigono misure di sicurezza e intelligence straordinarie, la città degli uffici centrali della NATO e della Commissione: ebbene i nostri dirigenti si sono fatti “sorprendere” da un attacco altamente prevedibile, in cui il cittadino/lavoratore è l’unico ad andarci di mezzo, come sempre. Episodio a tal punto prevedibile, che Erdogan – un assassino di passaggio a Bruxelles solo quattro giorni fa – ne aveva esplicitamente parlato.

Dobbiamo dunque rassegnarci ad accettare le bombe come una fatalità? 4 mesi dopo il Bataclan, 8 dopo la tentata strage sul TGV Bruxelles/Parigi, poco più di un anno dopo Charlie Hebdo, siamo ancora lì, ogni volta come se non ci fosse niente da fare. Quando la società sembra tirare un sospiro di sollievo, la cappa di piombo le ricade addosso. Solo le misure di sicurezza sempre più pesanti, lo stato d’urgenza permanente, il razzismo degli idioti, il radicalismo delle opposte religioni, alimentato da ogni nuovo attentato, sembrano fare progressi. In tutto questo, niente di rivoluzionario prende forma, nella lotta tra opposte reazioni, il sistema si stabilizza e il progresso sociale è la prima vittima, messo in sordina come un lusso di fronte al terrore.
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La strategia della tensione in Turchia

l43-erdogan-merkel-151114201958_mediumDifficile dire chi metta le bombe oggi in Turchia, ma è facile vedere come questa incertezza rafforzi il regime fascista di Erdogan e della sua cricca dell’AKP. I precedenti attentati furono attribuiti all’ISIS, come la strage di Suruc o quella alla marcia per la pace di Ankara promossa dalle sinistre; l’attentato contro i militari ad Ankara del mese scorso al TAK – una frangia distaccatasi dal PKK perché ritenuto troppo moderato; oggi pare che si vada al sodo, e la responsabilità sia stata addossata direttamente al PKK.

Già associare il Partito dei lavoratori curdi a questo tipo di azioni, senza prove e sulla base di dichiarazioni delle forze di polizia, è un’operazione più che riuscita di criminalizzazione di un’organizzazione per altro attivamente impegnata nella lotta contro lo Stato islamico e le forze reazionarie in Medio Oriente; quindi oggettivamente ostacolo al lavoro di appoggio fornito dalla Turchia agli islamisti ribelli in Siria. Continua a leggere

Al Baghdadi e Robespierre: i miracoli della disinformazione

indexNell’editoriale di questa settimana, un influente, “rispettabile” e accreditato settimanale internazionale (il Courrier International, L’Internazionale in Italia, organo sedicente progressista, aperto al mondo e sempre in prima linea quando si tratta di scialacquare la politica di sinistra nei buoni sentimenti e nelle idee superficiali che vanno di moda) osa paragonare lo Stato Islamico a niente meno che Robespierre.

Gli oscurantisti medioevali che sognano di istituire una teocrazia di stampo saudita, segregare le donne e tutti coloro che non si conformano alla loro visione religiosa, instaurare lo schiavismo, e il capo Rivoluzionario giacobino che fondò la Repubblica democratica borghese, proclamò l’uguaglianza tra cittadini, abolì lo schiavismo e i privilegi dell’aristocrazia. Ebbene queste due opposte e inconciliabili forze della storia, il progressismo e la reazione più bieca, sono associate e messe sullo stesso piano, sotto la bandiera del terrorismo, entrambe presentate al lettore come due facce di esso. Continua a leggere

La svastica sul Medio Oriente


qatar-isis-mappaFedelissima alla sua fama di regime assolutista reazionario, l’Arabia Saudita ha decapitato ieri 47 persone, accusate genericamente di opposizione alla monarchia dei Saud.

Ma attenzione: quando si parla di “accusati”, a proposito di Arabia Saudita, è inutile pensare a un tribunale, a un codice e una procedura civile. Si tratta piuttosto della decisione insindacabile della commissione religiosa incaricata di applicare la sharia piu tribale, barbara e medioevale che esista, sulla base di precetti settari declamati da santoni salafisti. Gli stessi che predicano per l’ISIS. Continua a leggere

O la guerra o il terrore

la carillon parisLa reazione è passata al contrattacco. I gruppi jihadisti e i loro sponsor del Golfo, destabilizzati dal recente intervento russo in Siria, non hanno intenzione di perdere il bottino per il quale stanno lottando da 5 anni. Dopo l’attentato all’aereo russo nel Sinai e le due autobombe di giovedì a Beirut, i circoli reazionari – cristallizzati intorno agli apparati USA, ai monarchi del Golfo e ai fascisti turchi – hanno scatenato gli squadristi islamici per mettere sotto scacco l’Europa.

Nel mirino Parigi, dove si è svolto ieri sera un attacco militare in piena regola, altamente coordinato, attuato da professionisti così ben addestrati da sembrare membri dei corpi speciali, nel miglior stile della strategia della tensione, rivestita dall’involucro islamista. Continua a leggere

Controstoria del terrorismo islamico

reaganmeetstalibanwhitehouseIl terrorismo islamista, per come lo conosciamo oggi, è senza dubbio un prodotto della politica estera delle nostre classi dirigenti: un’arma nata originariamente in funzione anti-comunista.

Tutto ebbe inizio in Afganistan nel 1978 quando le forze rivoluzionarie guidate dal Partito Democratico Popolare di ispirazione marxista-leninista presero il potere. Il nuovo governo rivoluzionario iniziò a modernizzare e liberare l’Afganistan dall’oppressione feudale promuovendo l’industria, introducendo la scuola e sanità pubblica, vietando i matrimoni forzati, mettendo un limite di età per il matrimonio, praticando campagne di vaccinazione: costruendo insomma una Repubblica laica multiconfessionale, libera dai pregiudizi secolari della più retriva tradizione tribale. Continua a leggere