Le secessioni in Europa

catalognaUna inattuale, rapida ma forse necessaria precisazione sul secessionismo catalano dei ricchi, in lotta per affermare la propria indipendenza dal peso delle regioni più povere della Spagna.

Non è una novità che nell’età dell’imperialismo si scatenino forze a vario titolo propense a rimettere indietro le lancette della storia, e conseguentemente alla sua natura reazionaria, emergano processi che tendono a mettere sotto pressione, dove necessario, le conquiste della stessa rivoluzione borghese nella sua fase ascendente e progressiva. L’unità nazionale, conseguita in Europa nel corso del diciannovesimo secolo – col suo portato di liquidazione dell’ordine feudale e di centralizzazione delle classi subalterne sulla spinta della rivoluzione diretta dalla borghesia industriale – è fra esse. Continua a leggere

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Il PTB: il successo dei marxisti del Belgio

ptbMentre tra i comunisti europei è ben conosciuto il radicamento e la forza di partiti come quello portoghese, greco, spagnolo, cipriota, esiste un partito finora passato in secondo piano benché sia protagonista di battaglie fondamentali per tutti gli europei, in quanto esse si svolgono al centro dell’impero: stiamo parlando del PTB (Parti du Travail de Belgique – Partito del Lavoro del Belgio).

In controtendenza rispetto al declino evidente dei partiti comunisti in alcune zone dell’UE, il PTB è ormai accreditato, in Vallonia, del 18 % delle intenzioni di voto. E al livello nazionale gli ultimi sondaggi confermano tale successo, attestando il partito intorno al 17%. Una straordinaria progressione dal, pur ottimo, 5% delle ultime elezioni. Continua a leggere

2017: per una riscossa operaia in Italia

lavoroA due anni ormai dall’entrata in vigore del Jobs Act la situazione lavorativa non smette di degradarsi. E non è una questione che tocca i soli operai italiani. Mentre la legge ha banalizzato l’arbitrio padronale, facendo danni tra le classi popolari italiane, misure equivalenti sono state introdotte nel frattempo in Francia e in Belgio (la Loi Travail e la Loi Peters), al fine di imporre gli stessi standard al ribasso alle classi lavoratrici dei rispettivi Paesi.

In 2 anni, circa 50 milioni di lavoratori del continente sono stati così toccati da provvedimenti diretti a intaccare le più basilari condizioni di esistenza; una gigantesca escalation bellica operata dalle classi dominanti, caratterizzata da un’omogeneità che illustra come i legislatori intendano imporre un’agenda sfacciatamente anti-operaia col pretesto della crisi, e altresì indicativa del piano transnazionale su cui il Capitale europeo agisce. Continua a leggere

Francia. Riprende la lotta contro la Loi Travail

Le strade di Parigi e di altre 100 città francesi sono tornate a riempirsi, giovedì 15 settembre, per la quattordicesima giornata di mobilitazione nazionale contro la Loi Travail – il Jobs Act francese – indetta dai sindacati di lotta che da febbraio sono all’offensiva contro un governo deciso a distruggere 100 anni di Codice de Lavoro.

Partito Comunista Italiano - Federazione di Fermo

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Le strade di Parigi e di altre 100 città francesi sono tornate a riempirsi, giovedì 15 settembre, per la quattordicesima giornata di mobilitazione nazionale contro la Loi Travail – il Jobs Act francese – indetta dai sindacati di lotta che da febbraio sono all’offensiva contro un governo deciso a distruggere 100 anni di Codice de Lavoro.

I lavoratori guidati da CGT (prima confederazione sindacale, di tendenza comunista), Force Ouvrière (riformisti), FSU (funzione pubblica) e Solidaires (comitati di base), con l’apporto fondamentale degli studenti e dei movimenti sociali, hanno dato vita a un corteo molto partecipato (circa 40 000 manifestanti). Queste forze marciano unite da mesi contro una regressione che rischia di cancellare le conquiste sociali introdotte in Francia nel ’36 dal Fronte Popolare e nell’immediato dopoguerra dal governo nato dalla Resistenza antifascista.

Ovviamente il corteo è stato attaccato dalla polizia a colpi di lacrimogeni “preventivi”, sparati in mezzo alla…

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L’autoritarismo: la politica interna del Capitale finanziario

causas-nazismo-fascismo-semejanzas_1_1626609L’attenzione smodata che gli ambienti politici danno a presunti problemi di governabilità porta a investire immense energie e focalizzare enormi aspettative su riforme di Costituzione e leggi elettorali. Queste riforme convergono tutte verso un modello fortemente incentrato sulla stabilità e rapidità dell’esecutivo. Viste però le attuali condizioni ciò vuol dire: rendere il governo libero di applicare le contro riforme socioeconomiche anti-operaie e anti-popolari richieste dai mercati finanziari.

L’efficienza legislativa in questo contesto non c’entra nulla: 40 anni di regime parlamentare non hanno impedito infatti all’Italia di produrre un apparato legislativo formidabile (al livello quantitativo perlomeno), e governi che cadevano a ritmi trimestrali non hanno impedito l’applicazione di tali leggi, né l’industrializzazione del Paese, lo sviluppo del dopoguerra etc. In quella fase, gli equilibri e i rapporti di forza economici, e dunque sociali e politici, imponevano che si prendessero in conto le esigenze di ampi strati delle masse popolari, il Parlamento assolveva in parte a tale funzione.
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Con Spinelli e l’UE per sfruttare i lavoratori

spinelliIl vertice militarizzato di Ventotene tra tre capi di governo talmente screditati e scollegati dalla realtà da doversi rifugiare, col pretesto della sicurezza, su una portaerei militare, non è servito a niente per quanto riguarda i punti in agenda – immigrazione, terrorismo, difesa, unità bancaria e altre amenità reazionarie – ma ha fatto centro per quanto riguarda l’unico obiettivo nascosto ma prioritario: mercanteggiare le tutele dei lavoratori italiani per darle in pasto alle aziende, in cambio di una flessibilità europea sui conti.

Uno degli ultimi baluardi delle tutele sul lavoro, costituito dal contratto nazionale, è ufficialmente messa nel mirino e buttato a mare al largo di Ventotene in nome del “sogno” europeo, che per i lavoratori si rivela il peggiore degli incubi, firmato dai liberisti d’Europa. La Commissione UE concederebbe all’Italia un munifico sconto sul deficit di 10 miliardi, ma i creditori pretendono in controparte la riforma della contrattazione: occorre privilegiare quella aziendale su quella nazionale, misura che permetterà un ulteriore e definitivo abbassamento dei salari – come è successo in Grecia, in Portogallo e in Spagna. Continua a leggere

Fronte del Brexit

seven-sisters-london-uk-3rd-june-2016-posters-for-lexit-left-leave-g2wc2eDifficile dire chi sia più screditato oggi a pochi giorni dallo storico risultato del referendum britannico sull’Europa. Se Cameron, Corbyn & compagnia di governo, oppure i loro cugini ribelli “brutti sprochi e cattivi” alla Farage, Johnson e via dicendo. I primi hanno perso quando credevano di vincere, i secondi hanno vinto quando credevano di perdere bene. Non se lo aspettavano, né lo volevano, poiché ora più che uscire dall’UE sono obbligati a uscire dalla confortevole posizione di opposizione strillata, che la presenza della UE garantiva come una rendita politica, al contempo elettoralistica e mediatica. Messi di fronte alle proprie responsabilità non sanno per ora che fare, dato che il Brexit non era previsto se non come mito, arma elettorale permanente.
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Contro l’imperialismo: uscire dall’UE, sabotare la NATO

socialist-europeOgni Paese europeo è interrelato in maniera profonda con gli altri Stati membri dell’Unione. L’Europa non ancora completamente unita è come un gomitolo i cui fili passano da un Paese all’altro. Gli interessi si compenetrano: i capitali monopolistici dei Paesi core penetrano nei mercati dei Paesi più deboli, tenendone in pugno interi settori economici, col pieno consenso delle borghesie autoctone, che parallelamente hanno accesso a settori esteri e agganci con il Capitale monopolistico dominante, collocato per lo più nel Nord Europa.

Queste borghesie autoctone o nazionali sono intente nel frattempo a estorcere alle rispettive classi operaie, tramite le riforme dettate dall’austerità, le risorse necessarie a rimborsare prestiti concessi dalle banche (che gestiscono i loro patrimoni sfuggiti a ogni tassazione). I “piani di aiuto” delle istituzioni internazionali di strozzinaggio quali il FMI e la BCE servono a rimborsare gli istituti finanziari – in particolare tedeschi, francesi e olandesi – che hanno inondato i Paesi periferici di liquidità fino a farli scoppiare, al fine di valorizzare i Capitali dell’alta borghesia. Continua a leggere

Un 2016 di lotta sociale

dominio-31-10L’Europa intera è in subbuglio sociale. Le proteste dilagano e sono ormai all’ordine del giorno. In particolare la situazione francese contro la legge sul lavoro, con cortei unitari delle forze sindacali e delle sinistre comuniste e radicali, manifestazioni studentesche, scioperi e occupazioni di fabbriche ed eventi come Nuit Debout, dimostra una tendenza di avanguardia. Ma ovunque – a partire dalla Grecia bloccata per due giorni dallo sciopero generale promosso dal PAME e dal KKE, finanche nella timida Germania dove i sindacati si sono mossi per contrattare aumenti salariali con imponenti scioperi nel settore aeroportuale e metalmeccanico – la lotta di classe prende vigore. Continua a leggere

Parigi, Europa: quotidianità dello Stato di Polizia

sbirr cattiviTestimonianza diretta da Parigi. Questa mattina (10/05/2016) alle 09:30.

Una cinquantina di poliziotti in assetto antisommossa scendono dai camion giunti a sirene spiegate in rue de l’Arrivé, e corrono a perdifiato in direzione boulevard Edgar Quinet (14° municipio, nei pressi della Gare Montparnasse). Ma tutto sembra calmo in zona e non si vedono motivi di tale agitazione.

Seguiamo le forze di polizia. Esattamente all’uscita della fermata Edgar Quinet sulla linea 6 ci accorgiamo che hanno circondato e letteralmente sigillato un gruppetto di una trentina di persone. Stile studenti e militanti politici di sinistra, età compresa tra i 20 e i 40 anni, che si ritrovano all’improvviso schiacciati dal cordone della Gendarmerie (Carabinieri). (foto 1-4) Continua a leggere