Macron, la Siria, le nostre lotte sociali

marseilleL’allarme di Macron a Strasburgo: “Sta emergendo una guerra civile europea”

Questo il titolo che ha fatto il giro degli organi di disinformazione e manipolazione di massa delle coscienze, anche detti media, ieri.

In realtà, Macron ha grossi problemi in casa: un movimento dei lavoratori forte e determinato che sta bloccando il paese con scioperi veri, lotte che si uniscono e trovano rappresentanza politica di sinistra intorno alla France Insoumise, un movimento complessivo che si è anche ben posizionato per vincere la battaglia dell’opinione. Continua a leggere

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Le secessioni in Europa

catalognaUna inattuale, rapida ma forse necessaria precisazione sul secessionismo catalano dei ricchi, in lotta per affermare la propria indipendenza dal peso delle regioni più povere della Spagna.

Non è una novità che nell’età dell’imperialismo si scatenino forze a vario titolo propense a rimettere indietro le lancette della storia, e conseguentemente alla sua natura reazionaria, emergano processi che tendono a mettere sotto pressione, dove necessario, le conquiste della stessa rivoluzione borghese nella sua fase ascendente e progressiva. L’unità nazionale, conseguita in Europa nel corso del diciannovesimo secolo – col suo portato di liquidazione dell’ordine feudale e di centralizzazione delle classi subalterne sulla spinta della rivoluzione diretta dalla borghesia industriale – è fra esse. Continua a leggere

Francia 2017: tra reazione e nuova sinistra popolare

Partito Comunista Italiano Marche

di Alberto Ferretti, Federazione provinciale di Fermo

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Il risultato del secondo turno delle presidenziali francesi ci ha consegnato una situazione politica riassumibile così: una larga vittoria della destra borghese del mondo degli affari sulla destra piccolo-borghese identitaria e localista.

La prima è rappresentata da Emmanuel Macron, referente dei gruppi sociali dominanti legati al grande capitale bancario (in subordine alla destra tradizionale repubblicana che a causa delle disavventure del candidato Fillon s’è trovata spiazzata e di poco esclusa dalla corsa); la seconda da Marine Le Pen, ereditiera di successo alla guida dei nostalgici del regime di Vichy riconvertitisi in difensori della piccola produzione, del commercio di provincia, della Francia rurale, da sempre reazionaria e fragilizzata dalla globalizzazione finanziaria.

Marine Le Pen ha cavalcato opportunisticamente il malessere sociale, cercando di dargli un’impronta razzista in linea con le ossessioni identitarie del vecchio Front National, sperando di prevalere grazie al voto contestatario. Presentandosi come « forza…

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Il PTB: il successo dei marxisti del Belgio

ptbMentre tra i comunisti europei è ben conosciuto il radicamento e la forza di partiti come quello portoghese, greco, spagnolo, cipriota, esiste un partito finora passato in secondo piano benché sia protagonista di battaglie fondamentali per tutti gli europei, in quanto esse si svolgono al centro dell’impero: stiamo parlando del PTB (Parti du Travail de Belgique – Partito del Lavoro del Belgio).

In controtendenza rispetto al declino evidente dei partiti comunisti in alcune zone dell’UE, il PTB è ormai accreditato, in Vallonia, del 18 % delle intenzioni di voto. E al livello nazionale gli ultimi sondaggi confermano tale successo, attestando il partito intorno al 17%. Una straordinaria progressione dal, pur ottimo, 5% delle ultime elezioni. Continua a leggere

Francia. Riprende la lotta contro la Loi Travail

Le strade di Parigi e di altre 100 città francesi sono tornate a riempirsi, giovedì 15 settembre, per la quattordicesima giornata di mobilitazione nazionale contro la Loi Travail – il Jobs Act francese – indetta dai sindacati di lotta che da febbraio sono all’offensiva contro un governo deciso a distruggere 100 anni di Codice de Lavoro.

Partito Comunista Italiano del Fermano

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Le strade di Parigi e di altre 100 città francesi sono tornate a riempirsi, giovedì 15 settembre, per la quattordicesima giornata di mobilitazione nazionale contro la Loi Travail – il Jobs Act francese – indetta dai sindacati di lotta che da febbraio sono all’offensiva contro un governo deciso a distruggere 100 anni di Codice de Lavoro.

I lavoratori guidati da CGT (prima confederazione sindacale, di tendenza comunista), Force Ouvrière (riformisti), FSU (funzione pubblica) e Solidaires (comitati di base), con l’apporto fondamentale degli studenti e dei movimenti sociali, hanno dato vita a un corteo molto partecipato (circa 40 000 manifestanti). Queste forze marciano unite da mesi contro una regressione che rischia di cancellare le conquiste sociali introdotte in Francia nel ’36 dal Fronte Popolare e nell’immediato dopoguerra dal governo nato dalla Resistenza antifascista.

Ovviamente il corteo è stato attaccato dalla polizia a colpi di lacrimogeni “preventivi”, sparati in mezzo alla…

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Con Spinelli e l’UE per sfruttare i lavoratori

spinelliIl vertice militarizzato di Ventotene tra tre capi di governo talmente screditati e scollegati dalla realtà da doversi rifugiare, col pretesto della sicurezza, su una portaerei militare, non è servito a niente per quanto riguarda i punti in agenda – immigrazione, terrorismo, difesa, unità bancaria e altre amenità reazionarie – ma ha fatto centro per quanto riguarda l’unico obiettivo nascosto ma prioritario: mercanteggiare le tutele dei lavoratori italiani per darle in pasto alle aziende, in cambio di una flessibilità europea sui conti.

Uno degli ultimi baluardi delle tutele sul lavoro, costituito dal contratto nazionale, è ufficialmente messa nel mirino e buttato a mare al largo di Ventotene in nome del “sogno” europeo, che per i lavoratori si rivela il peggiore degli incubi, firmato dai liberisti d’Europa. La Commissione UE concederebbe all’Italia un munifico sconto sul deficit di 10 miliardi, ma i creditori pretendono in controparte la riforma della contrattazione: occorre privilegiare quella aziendale su quella nazionale, misura che permetterà un ulteriore e definitivo abbassamento dei salari – come è successo in Grecia, in Portogallo e in Spagna. Continua a leggere

Fronte del Brexit

seven-sisters-london-uk-3rd-june-2016-posters-for-lexit-left-leave-g2wc2eDifficile dire chi sia più screditato oggi a pochi giorni dallo storico risultato del referendum britannico sull’Europa. Se Cameron, Corbyn & compagnia di governo, oppure i loro cugini ribelli “brutti sprochi e cattivi” alla Farage, Johnson e via dicendo. I primi hanno perso quando credevano di vincere, i secondi hanno vinto quando credevano di perdere bene. Non se lo aspettavano, né lo volevano, poiché ora più che uscire dall’UE sono obbligati a uscire dalla confortevole posizione di opposizione strillata, che la presenza della UE garantiva come una rendita politica, al contempo elettoralistica e mediatica. Messi di fronte alle proprie responsabilità non sanno per ora che fare, dato che il Brexit non era previsto se non come mito, arma elettorale permanente.
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Un 2016 di lotta sociale

dominio-31-10L’Europa intera è in subbuglio sociale. Le proteste dilagano e sono ormai all’ordine del giorno. In particolare la situazione francese contro la legge sul lavoro, con cortei unitari delle forze sindacali e delle sinistre comuniste e radicali, manifestazioni studentesche, scioperi e occupazioni di fabbriche ed eventi come Nuit Debout, dimostra una tendenza di avanguardia. Ma ovunque – a partire dalla Grecia bloccata per due giorni dallo sciopero generale promosso dal PAME e dal KKE, finanche nella timida Germania dove i sindacati si sono mossi per contrattare aumenti salariali con imponenti scioperi nel settore aeroportuale e metalmeccanico – la lotta di classe prende vigore. Continua a leggere

L’Unione Europea e l’Internazionalismo proletario

europa socialista 1L’appartenenza all’Unione Europea è vissuta in maniera ambivalente. Da una parte siamo abituati a considerare i nostri Stati in una dimensione nazionale e in quest’ottica valutare tutti gli aspetti sociali: lo Stato-nazione è la dimensione in cui le democrazie moderne europee si sono sviluppate sino ad oggi. Dall’altra però ci accorgiamo che in un’Europa in piena integrazione, il livello nazionale e sovranazionale tendono ormai a confondersi. La sfera sovranazionale tende a diventare la nuova sfera nazionale, nella misura in cui importanti decisioni sono prese – che lo si voglia o meno – al livello europeo, cioè coordinato tra poteri statali.

Questa sovrapposizione riflette anche la coesistenza di due differenti tipi di proprietà e produzione: un vecchio sistema caratterizzato della concorrenza imprenditoriale delle piccole-medie imprese, competizione interna tra aziende nazionali ed esterna tra quel che resta dei sistemi industriali nazionali europei; e lo stadio finanziario-monopolistico nuovo, accentratore, dei grandi gruppi integrati su scala globale che hanno accesso al mercato internazionale sempre più vasto, di cui l’UE è sovrastruttura politica corrispondente. Continua a leggere

Il Portogallo degli eredi di Salazar

portogallo

Il 4 ottobre 2015, in Portogallo, la sinistra vinse a mani basse le elezioni legislative: i Socialisti presero il 32,3 %, il Bloco de Esquerda il 10,2% e la CDU (Comunisti e verdi) il 8,2%, mentre la coalizione conservatrice si fermava a un misero 36%. La novità politica consisteva nel fatto che le forze di sinistra avevano un accordo di governo in tasca. Tutto era pronto insomma per il primo governo socialista\comunista in Europa, ma la paura fu tale che il Presidente Anibal Cavaco Silva si rifiutò, semplicemente, di affidare l’incarico di governo nonostante il risultato elettorale.

« Tale governo è un pericolo per l’interesse nazionale, i mercati finanziari e per Bruxelles. Questo è il peggior cambio radicale dalla nascita della nostra democrazia. Dopo aver portato avanti un così oneroso programma di assistenza finanziaria e fatto grossi sacrifici, è mio dovere, ne ho il potere costituzionale, fare tutto il possibile per evitare che segnali errati vengano inviati ai mercati ». Continua a leggere